Unioni civili, spunta l’emendamento per chiamarle “aggregati civili”

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matteo renzi
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Fra i più di 800 emendamenti al ddl unioni civili presentati da centro sinistra e centro destra, svettano quelli su cambio nome e obiezione di coscienza. Ma il Governo sembra intenzionato a porre nuovamente la fiducia per aggirare l’ostacolo ostruzionismo. Ecco alcune anticipazioni sugli emendamenti presentati.


Di Emanuele Longobardi.

Mentre l’iter del ddl 3934, quello sulle unioni civili, sembra rallentarsi alla Camera, arrivano le prime indiscrezioni sugli emendamenti presentati dai vari gruppi parlamentari. A riportare la notizia è il settimanale L’Espresso.

Emendamenti da tutti gli schieramenti.

Ma chi ha presentato i famosi 800 e più emendamenti, che se votati e approvati rispedirebbero il disegno di legge sulle unioni civili al Senato? Il Partito Democratico, come avevamo già annunciato, ne ha presentati 7, firmati da Michaela Marzano, mentre Sinistra, ecologia e libertà  ha proposto una modifica a tutto tondo, che sostituirebbe l’istituto delle unioni civili con quello del matrimonio. Il Movimento 5 Stelle ha invece proposto di reintrodurre la stepchild adoption, stralciata al Senato dal maxi emendamento Boschi-Alfano.

Non più unioni civili ma “aggregati civili”.

Se gli emendamenti proposti da sinistra e dal Movimento 5 Stelle sono migliorativi, non si può dire lo stesso di quelli proposti dall’ala opposta. Se la Lega Nord ha già promesso battaglia, c’è chi ha proposto di eliminare le unioni civili e chi, invece, ha posto l’attenzione sulla lotta alla teoria gender nelle scuole.

Ancora, un altro tema che spicca in questo pacchetto di emendamenti è la lotta alla GPA: c’è chi ha proposto il divieto di viaggi all’estero per tale scopo e una reclusione fino a 12 anni per chi ricorre a tale pratica. Ma i gruppi che si oppongono al riconoscimento dei diritti per le coppie omoaffettive non si sono fermati qui: molti sono gli emendamenti in cui si chiede di sostituire il nome “unione civile” con altre definizioni quali “patto di comunione civile”, “associazione affettiva”, “contratto civile” e “aggregato civile”.

L’obiezione di coscienza.

Tra i tanti emendamenti discriminatori svettano quelli a firma di alcuni leghisti e centristi. Queste proposte di modifica, se approvate, introdurrebbero l’obiezione di coscienza non solo per il sindaco, celebrante dell’unione, bensì a tutto il suo staff, fino ai piani più bassi. Non solo, l’obiezione di coscienza riguarderebbe anche notai, imprenditori, negozianti e funzionari di pubblica amministrazione. In pratica, se il ristorante che avete scelto per il rinfresco non approvasse la vostra unione, sarebbe liberissimo di rifiutarvi.

Il ritorno della fedeltà.

Fa una certa impressione invece constatare che da destra a sinistra, alcuni parlamentari hanno presentato degli emendamenti per il reintegro della fedeltà. Tuttavia, se gli intenti della sinistra potrebbero vantare una certa buona fede, quelli del centro destra sembrerebbero dettati dalla foga ostruzionistica.

La fiducia.

Sembra ormai certo che il Governo porrà la fiducia anche questa volta, per scavalcare l’incredibile mole di emendamenti proposti. In tal caso, tutte le proposte sino ad ora illustrate sarebbero stralciate e rese innocue. Il premier Matteo Renzi ha dichiarato che vuole la legge sulle unioni civili entro maggio e queste parole potrebbero avvallare l’ipotesi della fiducia. Intanto, voci di corridoio parlano dell’inizio della discussione per il 9 maggio.

In definitiva, la strada è ancora in salita per questo ddl in bilico fra forze e interessi opposti.

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