“Isis distrugga museo LGBT Berlino”. Lettera aperta al Rettore di UniFe su dichiarazioni Rossi

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Isis getta gay da palazzo lettera aperta a rettore ferrara
Isis getta gay da palazzo lettera aperta a rettore ferrara

Pubblichiamo la lettera aperta inviata oggi dalla redazione di LGBT News Italia al rettore dell’Università degli Studi di Ferrara, prof. Pasquale Nappi e per conoscenza al Rettore incaricato, prof. Giorgio Zauli, circa le dichiarazioni diffuse via social network dal prof. dell’Ateneo ferrarese Andrea Rossi. In fondo troverete la sua risposta.


Al chiarissimo rettore

dell’Università degli Studi di Ferrara

Prof. Pasquale Nappi

Chiarissimo rettore,

recentemente il dott. Andrea Rossi, è stato censurato da Facebook per aver pubblicato un post con su scritto: “Speriamo che l’Isis cominci dal museo della cultura lgbt di Berlino”.

Il sito l’Estense.com riferisce che il dott. Rossi sarebbe dottore di ricerca in storia militare e cultore della materia presso la cattedra di storia contemporanea dell’Università di Ferrara.

Consideriamo alquanto deplorevole che chi occupi incarichi pubblici, soprattutto nel settore dell’alta formazione, possa istigare pubblicamente a una ideologia di barbara violenza, inconsapevole che le sue esternazioni sono oggi qualificate dalla Comunità internazionale come crimini d’odio, i cosiddetti hate crimes, in questo caso discorsi d’odio: “hate speeches”, nella cui definizione rientra a pieno titolo la matrice omotransfobica legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

Può uno storico universitario invitare degli assassini islamici a distruggere un museo sulla persecuzione delle persone omosessuali?

Era il 6 maggio 1933, quando, a Berlino, la Gioventù Nazista prima ancora di accendere i tristemente noti roghi di libri (Bücherverbrennungen), assaltava e incendiava il primo centro scientifico del Movimento LGBT della storia: l’Istituto di Studi Sessuali. Fu quello il primo vero atto dell’Olocausto: l’assalto di assassini al luogo della memoria della violenza antigay.

È singolare e grave come proprio un profondo conoscitore di storia contemporanea possa incappare in un attacco così vile. Tanto più pubblicamente, consapevolmente, sprezzante del ruolo istituzionale che ricopre in un’Univerità pubblica.

Come è vile invocare l’ISIS, una banda di assassini che punisce l’omosessualità lanciando esseri umani dai tetti, per la distruzione del simbolo della memoria dell’Omocausto, per il massacro di perone gay, lesbiche, trans.

Quando la ricerca storica non è capace di avere la funzione etica di impedire il ripetersi di errori e violenze, si può parlare di fallimento etico della funzione storica? Quando la ricerca storica sottovaluta lo sterminio nazista si può parlare di negazionismo? E quando si spinge fino a incitare all’odio nei confronti di una categoria di persone già vessate dall’odio nazista, si può parlare di neonazismo?

Ho avuto – dichiara in seguito Rossi a Estense.com, difendendosi – attestazioni di solidarietà da molte persone (diverse delle quali su posizioni totalmente diverse dalle mie), le quali hanno trovato disdicevole la censura all’espressione delle idee.

Come è possibile parlare di “disdicevole censura all’espressione di idee”? Come è possibile ostinarsi a qualificarle come “idee”, senza mostrare il minimo segno di pentimento? Sarebbero considerate “idee degne di rispetto” follie dello stesso tenore, come l’incitamento a che l’Isis distrugga i musei di cultura ebraica di Berlino, i centri di cultura afroamericana, e poi neri, ebrei, donne, disabili, anziani, malati. Sarebbe lecito e degno di rispetto osannare l’ISIS perché profani l’ostia dalla Basilica vaticana, distrugga i Musei vaticani e magari finisca con lo sgozzamento pubblico del papa nella Cappella Sistina.

Sarebbe forse tutto questo meno grave rispetto a ciò che effettivamente è stato detto dal professor Rossi?

Riteniamo queste parole  gravi, offensive, istigatrici di violenza e irricevibili.

Crediamo, dunque, che l’Università pubblica, quale sede inclusiva del sapere scientifico e custode dei principi della Costituzione italiana, abbia il dovere di prendere le distanze, con una posizione decisa di condanna e di censura, dinnanzi a uno scempio della dignità umana così grave e irresponsabile da parte di un suo dipendente.

Per questo ci rivolgiamo alla S.V. per chiederLe un chiarimento.

La redazione di LGBT News Italia


AGGIORNAMENTO, 18 OTTOBRE 2015. Ecco la risposta del rettore Pasquale Nappi:

«Egregia redazione, In riferimento all’articolo apparso su estense.com, relativo alle dichiarazioni omofobe rese dal Dottor Andrea ROSSI, desidero precisare che quest’ultimo è stato nominato cultore della materia parecchi anni fa.
Il cultore della materia non è una figura istituzionale dell’Ateneo e nemmeno lo rappresenta. Non ha incarichi negli Organi Accademici e, comunque, le esternazioni fatte dal Dott. Andrea Rossi sono di tipo personale, dalle quali io mi dissocio.
IL RETTORE
(Pasquale Nappi)

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