Matrimoni gay – Il giudice Deodato è schierato con gli omofobi. Rivedere la sentenza: #DeodatoDimettiti

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Il tweet del giudice Deodato che sta con le Sentinelle
Il tweet del giudice Deodato che sta con le Sentinelle

di Redazione.


Depositate le motivazioni della sentenza con cui il Consiglio di Stato ribalta la sentenza del TAR del Lazio autorizzando i prefetti ad annullare le trascrizioni in Italia dei matrimoni celebrati all’estero. Ma il giudice relatore ed estensore Carlo Deodato non è imparziale è pubblicamente schierato dalla parte delle associazioni e delle testate antigay. A nostro avviso avrebbe dovuto rinunciare all’incarico per conflitto ideologico. Per questo LGBT News Italia ne chiede le dimissioni: #DeodatoDimettiti



Il matrimonio contratto all’estero tra due persone dello stesso sesso «risulta sprovvisto di un elemento essenziale (nella specie la diversità di sesso dei nubendi) ai fini della sua idoneità a produrre effetti giuridici nel nostro ordinamento».

A stabilirlo è il Consiglio di Stato che ribalta la sentenza del TAR del Lazio che, accoglieva il ricorso del Codacons e bocciava la circolare dal Ministro Alfano contro la trascrizione delle nozze gay contratte all’estero.

Sono state depositate oggi le motivazioni della Sentenza.

Il pronunciamento è arrivato in seguito alla decisione del Governo, del Ministero dell’Interno e dei prefetti delle province di Roma, Napoli, Milano, Udine, Urbino, Pesaro, di presentare richiesta di appello al Consiglio di Stato, tramite l’Avvocatura di Stato, contro la decisione del TAR.

Ma, sulla base di quanto emerge nelle ultime ore, il giudice relatore ed estensore Carlo Deodato potrebbe non essere stato imparziale. È, infatti, pubblicamente schierato dalla parte delle associazioni, delle testate e dei maggiori gruppi di pressione antigay del Paese.

A nostro avviso, quindi, avrebbe potuto rinunciare all’incarico ai sensi dell’articolo 51 del Codice di Procedura Civile, o comunque per conflitto ideologico. Per questo LGBT News Italia chiede al giudice un passo indietro con #DeodatoDimettiti.

Il giudice Deodato è schierato con le Sentinelle in piedi

Sono passate appena poche ore dalla pubblicazione della sentenza del Consiglio di Stato sull’invalidità delle trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero, che scoppia una grossa polemica ed un sospetto di parzialità nel giudizio.

E così navigando sul profilo twitter di uno dei giudici e relatore della sentenza, Carlo Deodato, si trovano tanti interessanti retweet di organizzazioni (Sentinelle in Piedi) e giornali (“Tempi”, “La bussola Quotidiana”) che hanno posizioni nettamente contrarie al riconoscimento dei diritti per le persone LGBT.

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A leggere tutti questi tweet di note associazioni antigay, contrarie alle nuove realtà familiari emergenti, viene spontaneo dubitare della terzietà di giudizio.

Stamani era stato il senatore del PD Sergio Lo Giudice a mettere l’accento sulla parzialità dell’estensore della sentenza, che su  Twitter lo ha definito “Fan delle Sentinelle in Piedi”

Il contenuto della sentenza

In Particolare la sentenza indica “la diversità di sesso dei nubendi quale prima condizione di validità e di efficacia del matrimonio”, “in coerenza con la concezione del matrimonio afferente alla millenaria tradizione giuridica e culturale dell’istituto, oltre che all’ordine naturale costantemente inteso e tradotto nel diritto positivo come legittimante la sola unione coniugale tra un uomo e una donna”. Quindi  “il matrimonio omosessuale deve intendersi incapace, nel vigente sistema di regole, di costituire tra le parti lo status giuridico proprio delle persone coniugate proprio in quanto privo dell’indefettibile condizione della diversità di sesso dei nubendi, che il nostro ordinamento configura quale connotazione ontologica essenziale dell’atto di matrimonio”.

E la stessa sentenza motiva l’intrascrivibilità perchè “l’art.115 del codice civile assoggetta, inoltre, espressamente i cittadini italiani all’applicazione delle disposizioni codicistiche che stabiliscono le condizioni necessarie per contrarre matrimonio […], anche quando l’atto viene celebrato in un paese straniero.”

Rete Lenford: “Ricorreremo alla Corte Europea dei Diritti Umani”

E proprio sull’interpretazione data dalla sentenza all’art. 115 cc, che Rete Lenford – Avvocatura per i Diritti LGBT, intende dar battaglia e contestare la decisione del Consiglio di Stato:

«Il verdetto si regge su una interpretazione errata del diritto civile e costituzionale. L’articolo 115 del codice civile – sostengono gli avvocati – ha un contenuto differente da quello che sostiene il Consiglio di Stato. Esso fa espressamente riferimento solo e soltanto agli articoli del codice sulla maggiore età, sulla libertà di stato e sui gradi di parentela e affinità per poter contrarre matrimonio. Se sono soddisfatti i predetti requisiti, il cittadino italiano può contrarre matrimonio all’estero».

Pertanto, annunciano di voler portare la questione di fronte alla Corte Europea dei Diritti Umani:

«Non condividiamo la decisione, né per i profili di diritto civile né per quelli di diritto amministrativo – continua la nota – e riteniamo ci siano gli estremi per continuare a sostenere le ragioni del diritto e portare la questione anche davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani».

Già a luglio il Codacons contro Matteo Renzi: “Governo schizofrenico”

La decisione dei giudici era attesa per il 16 luglio. A proposito il Codacons, che aveva vinto il ricorso presentato al Tar, aveva tuonato contro il Governo, che, a loro dire, mentre a parole sostiene la causa delle unioni civili, nei fatti ricorre in appello al Consiglio di Stato perché vieti le trascrizioni dei matrimoni gay celebrati all’estero:

«Mentre il premier Matteo Renzi – si legge in una nota – accelera nelle ultime ore sulle unioni civili, l’Avvocatura di Stato, per conto del governo e del ministero dell’Interno, si muove in direzione del tutto opposta, depositando appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Lazio che, accogliendo il ricorso del Codacons, bocciava la circolare dal ministro Alfano contro la trascrizione delle nozze gay contratte all’estero»

Alla nota facevano eco le parole di Carlo Rienzi, presidente dell’associazione di tutela dei consumatori che rincarava la dose parlando di governo schizofrenico:

«Sulle unioni civili il governo è schizofrenico – affermava Rienzi – Fa dichiarazioni in cui annuncia la ferrea volontà di giungere a breve ad una legge, ma poi coi fatti si smentisce, intervenendo in giudizio contro la sentenza del Tar che ha stabilito che la cancellazione dei matrimoni gay trascritti nel Registro degli atti di matrimonio è prerogativa esclusiva dell’autorità giudiziaria».

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