Cinema gay – Freeheld – Amore, giustizia, uguaglianza: una narrazione matura della sfera omosessuale

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Immagine tratta dal film Freeheld
Immagine tratta dal film Freeheld

di Flavia Viglione.


È uscito nelle sale cinematografiche Freeheld – Amore, Giustizia, Uguaglianza: finalmente in Italia una narrazione più matura della sfera omosessuale


Una storia vera, umana, d’amore, di diritti. Due donne innamorate che si trovano a fare i conti con un ostacolo posto dalla vita, che ha chiamato in causa la coscienza di un Paese. Atteso da tempo, è in sala da ieri 5 novembre il film Freeheld – Amore, Giustizia, Uguaglianza, di Peter Sollett, tratto dall’omonimo cortometraggio documentario premio Oscar del 2007 di Cynthia Wade, che vede come protagoniste due donne in apparenza diverse, l’una di 18 anni più grande dell’altra, ma alle quali apparterrà un vero amore.

Laurel Hester, poliziotta da 23 anni dello stato del New Jersey, è una donna forte che a causa del suo orientamento sessuale, deve vivere la sua vita amorosa sotto un basso profilo e lontano dal luogo di lavoro per evitare che gli stereotipi del diffuso sessismo e della crudele omofobia possano interferire con la sua carriera. Stacie Andree, giovane ragazza che conduce una vita semplice, sarà colei che riuscirà a sciogliere la corazza che Laurel si era costruita fino ad allora, permettendo la nascita di una relazione d’amore straordinariamente normale e profonda.

Ad interpretare i ruoli delle due donne sono Julianne Moore e Ellen Page, l’una alle prese con la sua ennesima interpretazione in un film a tema omosessuale, e l’altra, che, un anno dopo il suo pubblico coming out, interpreta per la prima volta un personaggio omosessuale.

Una scena del film Freeheld
Una scena del film

Dal momento in cui Laurel viene a trovarsi di fronte ad un cancro allo stadio terminale, la sua prima preoccupazione, sarà quella di indirizzare i suoi proventi pensionistici post mortem, compresa la casa in cui le donne convivono,  a Stacie, che, per la politica di quegli anni, non ne aveva diritto. Inizia allora una serie di richieste ufficiali da parte della donna in fin di vita, sottoposte al giudizio  dei funzionari della Contea di Ocean County, i “freeholders”, che avevano il potere di concedere gli stessi diritti civili ai cittadini della Contea, modificando il decreto delle coppie di fatto. Richieste più volte negate, ma che iniziano a vedere la luce solo quando, grazie all’aiuto di un attivista gay (interpretato da Steve Carell, che dona un tono di umorismo alla pellicola) che riesce ad alzare un polverone mediatico, il caso guadagna un forte appoggio civile. Sarà proprio negli ultimi giorni di vita di Laurel che questo suo diritto le verrà finalmente concesso, dimostrando a tutti che vale la pena di lottare semplicemente per “chiedere uguali diritti”, come non si stanca mai di ripetere la donna.

Da  accogliere come un efficace e originale cambio di stile, è la struttura della narrazione. La storia d’amore si interseca allo sviluppo politico della questione, che rappresenta il tema portante del film. Molta attenzione è data ai dettagli legali che aiutano a far capire quale sia stata la reale situazione di chi si trova senza diritti solamente perché ha un partner dello stesso sesso e di come i pregiudizi delle persone che detengono il potere siano tristemente decisivi.

È d’obbligo una piccola annotazione sul termine “freeholder”: si inquadrano infatti spesso nel film le targhe con la denominazione dei funzionari della Contea all’inizio di ogni assemblea, appunto, i “freeholders”, termine legale che in una traduzione letterale significa “proprietario”, proprietario quindi della Contea di cui Laurel fa parte, e che fa dunque di lei “oggetto di proprietà”, appunto, freeheld.

La vicenda, che ha avuto luogo tra il 2005 e il 2006, si colloca infatti nell’analisi di un percorso di privazioni e di diritti, che ha ricevuto una decisiva svolta recentemente, con l’approvazione dei matrimoni gay negli USA, il 26 giugno 2015. Importante è anche il fatto che la coppia protagonista sia formata da due donne che sono entrambe già coscienti della propria omosessualità, e che la vivono, anche se in maniere diverse, con una semplice normalità. Non si parla dunque delle coppie in cui una persona fa scoprire all’altra le proprie tendenze omosessuali, su cui non si era interrogata abbastanza. È forse anche questo un passo in avanti verso una narrazione più matura della sfera omosessuale che, è bene ribadirlo, nel cinema italiano fa fatica ad uscir fuori e si scorge solo molto timidamente in quei pochissimi film che trattano il tema, come “Io e Lei” di Maria Sole Tognazzi.

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