Ferrara. Rossi (UDC): “Speriamo che l’Isis cominci dal museo LGBT di Berlino”. Facebook lo banna e Adinolfi fa la vittima

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Andrea Rossi esponente UDC di Ferrara
Andrea Rossi esponente UDC di Ferrara

di Andrea Miluzzo.


“Speriamo che l’Isis cominci dal museo LGBT di Berlino” è il post infelice di Andrea Rossi esponente dell’UDC di Ferrara che gli è costato la censura del profilo Facebook per una settimana. Mentre Rossi si difende parlando di disdicevole censura all’espressione delle idee, Adinolfi critica l’eccessiva attenzione da parte di Facebook e fa la vittima. Ecco la creazione di due martiri delle temibili “lobby gay”.


Certo che alcuni hanno un’idea alquanto confusa delle differenze fra l’espressione di opinioni e punti di vista da tutelare e formule che invece uno Stato democratico moderno dovrebbe riconoscere come istigazioni all’odio e punire ai sensi di una legge seria sull’istigazione a commettere crimini d’odio.

È per questo che, nel ridente teatrino delle marionette italiano, che prende vita ogni giorno nel Paese dei Balocchi, allegramente infelice, può accadere che Facebook si ritrovi a dover supplire, con provvedimenti punitivi, il vuoto di uno Stato latitante e incapace di legiferare, e quindi di intervenire adeguatamente, sulla tutela delle minoranze, come quella LGBT, sfacciatamente e quotidianamente diffamata e umiliata da balordi, talvolta impuniti, talvolta impunibili.

Andrea Rossi esponente UDC di Ferrara
Andrea Rossi esponente UDC di Ferrara

È per questo che l’unica azione di condanna e l’unico provvedimento nei confronti di Andrea Rossi – sedicente esponente del mondo cattolico ferrarese (come se ricorrere alla violenza per distruggere una certa cultura nel sangue sia prescrizione divina) ed esponente, stavolta di fatto, dell’UDC locale – per aver scritto: “Speriamo che l’Isis cominci dal museo LGBT di Berlino”, arrivi esclusivamente dal Social network Facebook che gli banna il profilo per una settimana e che nessun’altra azione disciplinare venga intrapresa nei sui confronti da altri, non violando alcun codice etico, né quello del partito di cui fa parte, che anzi è fiero di crogiolarsi nell’omofobia, né quello del mondo cattolico di cui dice di far parte, che poi invece sfoggia dure quanto inverosimili condanne della violenza, né quello delle istituzioni pubbliche, né quello dello Stato, né quello del buonsenso, né quello della Costituzione, né polizia e magistratura sono in condizione di poter intervenire d’ufficio.

Sarebbe il caso, forse, di chiedere a Rete Lenford di denunciare Rossi per istigazione all’odio ai sensi di una lettura interpretativa più ampia della legge Mancino-Reale per dimostrare coi fatti se è vero – come sbandierano Adinolfi e gli altri omofobi di mestiere – che una legge a tutela della comunità LGBT italiana esista già e non ci sia necessità di norme specifiche contro l’omotransfobia, o se è piuttosto vero che esiste un vuoto legislativo che lascia certi crimini d’odio impuniti con la connivenza di Stato e Governo.

In seguito all’episodio Rossi, riporta il giornale “Estense.com”, si è presentato agli amici come martire di lobby omosessuali inviandogli un santino con la sua effige con su scritto: “Ciao, mi hanno bloccato il profilo per una settimana per aver fatto un commento di solidarietà a Massimo Introvigne. Dire ‘speriamo che l’Isis cominci dal museo della cultura lgbt di Berlino’ è suscettibile di bannamento. Come era quella cosa che non esistono le lobby?

«Ho avuto – dichiara lo stesso Rossi a Estense.com – attestazioni di solidarietà da molte persone (diverse delle quali su posizioni totalmente diverse dalle mie), le quali hanno trovato disdicevole la censura all’espressione delle idee».

Ci vien da dire “Che idee!”. Sarebbe bello se lui e coloro che gli hanno attestato solidarietà ci dicessero se reputano idee degne di rispetto anche quelle che esprimono la necessità che l’Isis cominci dalla distruzione dei musei di cultura ebraica italiani, o degno di rispetto dichiarare che l’Isis dovrebbe cominciare dai centri di cultura afroamericana, o dalla distruzione di neri, ebrei, donne, disabili, anziani, malati, o dalla profanazione dell’ostia consacrata nella Basilica vaticana, dalla distruzione dei Musei vaticani, dal saccheggio degli ori e dei gioielli delle stanze vaticane, finendo con lo sgozzamento pubblico del papa nella Cappella Sistina.

E mentre l’omofobo di mestiere Mario Adinolfi, presentandosi al solito come vittima, non comprende i motivi dell’attenzione di Facebook e dichiara: “sarei felice che Facebook riservasse altrettanta attenzione a chi, nei mesi scorsi, mi ha augurato di finire come Mussolini a piazzale Loreto”; non possiamo non sollevarci dallo schermo indignati, riponendo questa pagina, per l’ennesima volta, nell’archivio della vergogna.

 

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