Si dette fuoco in Piazza S. Pietro contro l’omofobia della Chiesa. Il ricordo di Alfredo Ormando 18 anni dopo

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alfredo ormando piazza s pietro
alfredo ormando piazza s pietro

Il 13 gennaio 1998 il poeta gay siciliano Alfredo Ormando si dette fuoco in piazza S. Pietro contro l’omofobia della chiesa cattolica e morì. Si è immolato per noi, per il nostro futuro


di Mauro Muscio.

Ricordo di aver letto il nome di Alfredo Ormando per la prima volta molti anni fa in un testo di Massimo Consoli, Indipendece gay,  anche se il vero incontro con questo scrittore siciliano l’ho avuto con la visione del cortometraggio di Andy Abrahams Wilson, Alfredo’s Fire (guarda il video sotto).

Una foto di Alfredo Ormando
Una foto di Alfredo Ormando

Scrittura, Sicilia e fuoco, sono i tre vocaboli che descrivono al meglio la vita di Alfredo Ormando, nato il 15 dicembre del 1958 in un piccolo paese della provincia di Caltanisetta e divenuto celebre per il suo gesto suicida in Piazza San Pietro a Roma. Sono le lettere che ha lasciato che aiutano a ricostruire la vita  di Alfredo e l’evoluzione del suo stato depressivo che lo portò a organizzare nei minimi dettagli il suo ultimo gesto. Lettere molto forti e parole teneramente sincere:

«Chiedo scusa per essere venuto al mondo, per aver appestato l’aria che voi respirate con il mio venefico respiro, per aver osato di pensare e di agire da uomo, per non aver accettato una diversità che non sentivo, per aver considerato l’omosessualità una sessualità naturale, per essermi sentito uguale agli eterosessuali e secondo a nessuno, per aver ambito a diventare uno scrittore, per aver sognato, per aver riso»

e ancora:

«Il mostro se ne va per non recarvi offesa, per non farvi più vergognare con la sua ignobile presenza, per non farvi schifare e voltare le spalle quando lo incontrate per strada».

I suoi romanzi (che compongono la Trilogia autobiografica Il Dubbio, L´Escluso, e Sotto il cielo d´Urano) sviluppano al meglio il tema dell’emarginazione e dell’omosessualità, motivi questi che determinarono l’ostinazione delle case editrici a rifiutare la pubblicazione. Le difficoltà economiche, l’isolamento sociale e le difficoltà a pubblicare i propri romanzi e racconti portarono Alfredo sempre più in uno stato di forte depressione e solitudine.

Ecco il cortometraggio di Andy Abrahams Wilson, Alfredo’s Fire:

https://www.youtube.com/watch?v=ENYNRS5XMPQ

A trentanove anni Alfredo decise di compiere il suicidio, unico gesto che sentiva ormai di poter fare, atto che compie in piena coscienza e cura dei singoli dettagli. Con gli ultimi soldi che aveva si recò a Roma, comprò la benzina e lì, in mezzo al colonnato del Bernini, si diede fuoco. Soccorso da due poliziotti e trasferito d’urgenza al pronto soccorso, morì dopo dieci giorni di ricovero all’ospedale Sant’Eugenio.
Un primo comunicato del Vaticano dichiarò che  il gesto di Alfredo era legato a problemi di carattere familiare e non aveva a che fare con la Chiesa, ma le lettere di Alfredo, immediatamente recapitate agli uffici dell’ANSA, fecero luce sull’accaduto.

«Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e ciò non mi fa orrore, anzi!, non vedo l’ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perché ho deciso piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo.

Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perchè l’omosessualità è sua figlia».

Alfredo decise di puntare il dito contro la Chiesa Cattolica dell’allora Papa Wojtyla – che ricordiamo fu uno dei papi che più si accanì durante il suo pontificato contro l’omosessualità e contro le campagne per il riconoscimento dei diritti all’autodeterminazione dei corpi – e lo fece in nome della difesa della natura e della vita.
Decise di liberarsi di quel fuoco che aveva arso sempre dentro di lui, di liberarsi di un’esistenza che ormai avrebbe potuto dargli poco e di morire di fronte ai colpevoli di quella cultura omofoba e violenta che sempre lo aveva schiacciato e messo da parte.

Noi ricordiamo Alfredo oggi, così come attiviste e attivisti lo ricordano ogni 13 gennaio in Piazza San Pietro, lo facciamo per lui e per tutte le persone che nelle lettere e nell’esistenza di Alfredo ritrovano parte delle proprie vite, perché più nessuna/o debba rinunciare alla bellezza della vita per colpa di quella sporca cultura che discrimina, marginalizza e uccide.

“Il mio futuro non sarà altro che il proseguimento del mio presente”

Alfredo Ormando

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