Unioni civili: via dal PD chi parla di “lobby gay”. Intervista a Cristiana Alicata

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cristiana alicata pd e lobby gay
cristiana alicata pd e lobby gay

di Andrea Miluzzo.

Si fa sempre più teso il dibattito sui diritti LGBT in vista dell’inizio della discussione in senato del ddl unioni civili prevista, salvo ulteriori slittamenti, per il 28 gennaio.

Mentre piovono insulti dal mondo dell’associazionismo antigay, le unioni civili sono poste sotto assedio dall’estremismo cattolico. In questi giorni, diverse prese di posizione tra favorevoli e contrari hanno animato il dibattito:dall’appello dei 30 teodem contro la stepchild adoption a quello di segno opposto dei 535 giuristi, dalla mobilitazione nazionale indetta per il 23 gennaio dalle associazioni LGBT al Family day dei fondamentalisti ultracattolici.

In mezzo a questo fluttuare di opinioni anche una dichiarazione del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che, riferiscono fonti a lui vicine, avrebbe dichiarato: “La stepchild adoption non si stralcia”.

Nei scorsi giorni, intanto, l’europarlamentare Silvia Costa del PD, già in diverse occasioni finita nel mirino di associazioni e attivisti LGBT, era entrata a gamba tesa nel dibattito in corso parlando di “lobby gay”, confondendo stepchild adoption e GPA e sollevando così un vespaio di polemiche:

Silvia Costa omofoba PD

Ma l’intervento della Costa non è passato inosservato e ha fatto andare su tutte le furie l’esponente dem Cristiana Alicata che si è detta offesa per l’uso dispregiativo della parola “lobby” e ha così deciso di chiedere l’espulsione dal partito di Silvia Costa, così di quanti come lei avrebbero usato quella parola in senso discriminatorio.

Cristiana Alicata è un’attivista LGBT impegnata in politica, ha partecipato alla fondazione del Partito Democratico e si è dimessa dalla Direzione Nazionale del partito a maggio del 2015 a fronte della nomina nel CDA Anas.

LGBT News ha deciso di incontrarla e di farle alcune domande:

Lei ha chiesto che vengano espulsi dal PD coloro che parlano di “lobby gay”, in primis l’europarlamentare Silvia Costa. Perché?

Per il modo e il contesto in cui è stata usata la parola lobby. Nessuno si sognerebbe mai di parlare di lobby ebraica, per esempio, in termine dispregiativo. Finirebbe su tutte le prime pagine dei giornali, giustamente.

Silvia Costa le ha risposto auspicando che «il Pd […] non consenta di fatto l’accesso alle maternità surrogate e agli uteri in affitto […] attraverso la cosiddetta stepchild adoption». Come può un’europarlamentare del PD – che si presume preparata dal punto di vista culturale – mischiare ancora stepchild adoption e maternità surrogata?

Purtroppo alcuni, per fortuna pochissimi, parlamentari del PD hanno generato questa confusione. Intanto tirando fuori un argomento che è prettamente relativo a coppie eterosessuali sterili e di cui nessuno prima d’ora si era preoccupato, agitandolo per impedire l’approvazione della legge. Oltre tutto nessuno di loro fa distinzione tra gestazione per altri e utero in affitto, pratica alla quale io sono contraria e che comunque al di là di tutto non c’entra nulla con la legge e continuerà ad essere illegale in Italia.

Come può il PD tollerare la convivenza di posizioni così inconciliabili in uno stesso partito, che dovrebbe essere il luogo d’aggregazione di gente che ha visioni del mondo e soluzioni pressoché simili?

Il PD è un partito che sta ancora definendo la sua identità, lo sta facendo sui temi del lavoro come su quelli che riguardano i diritti civili. Molti se ne sono andati e forse molti ancora se ne andranno, come molti invece hanno trovato casa per la prima volta in un partito che si candida a sintetizzare le migliori tradizioni dei partiti popolari italiani del secolo scorso coniugate ad una spinta progressista, democratica e che guarda all’Europa.

Matteo Renzi da Fabio Fazio aveva spiegato la stepchild adoption come adozione del figlio del partner nel caso di decesso del padre biologico. Ritiene che questo lapsus renda manifesto un accordo di mediazione già in tasca con NCD?

Assolutamente no, Matteo Renzi cercava di spiegare a chi ascolta il senso profondo della stepchild, facendo un esempio. Sa benissimo di che si tratta e sa benissimo che è uno strumento che dà dignità alle famiglie omosessuali anche quando tutti sono in vita. Avrebbe potuto fare il caso della continuità affettiva in caso di separazione. La morte colpisce di più.

Ritiene che questo parlamento abbia le carte in regola per votare il ddl unioni civili senza modifiche al ribasso?

Assolutamente sì e so che tutti i deputati del PD (con esclusione dei pochi contrari, quelli di SeL, parte di Forza Italia e M5S voteranno senza pensare alle conseguenze su Renzi o sul governo, ma lo faranno pensando al futuro e definiranno gli ambiti di dignità e responsabilità che stiamo chiedendo per le nostre famiglie.

A chi gioverà realmente il voto segreto?

Ai contrari alla legge, ma non possiamo impedirlo, è il regolamento parlamentare. Certo i senatori possono comunque dichiarare pubblicamente il loro voto.

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