Unioni civili: se dev’essere un voto di coscienza sia palese

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famiglia gay con figli
famiglia gay con figli

Unioni civili: “è sacrosanto che i parlamentari si appellino al voto di coscienza, ma lo facciano in maniera palese, rinuncino al voto segreto e ci mettano la faccia. Date a quei bambini il diritto di essere figli di chi li cresce con amore. Pari dignità alle famiglie arcobaleno”


di Giordano Greco.

Anziché assistere ad un chiacchiericcio provinciale sulle Unioni civili sarebbe stato “sano” assistere ad un dibattito pacato, pieno di spunti certo, ma che non superasse mai il varco che dà accesso alla denigrazione a tutti i costi. Così non è stato, siamo in Italia, un Paese dove lo schierarsi riduce il tutto ad una mera questione di tifo. Né vincitori, né vinti purché se ne parli.

Tutta Italia non parla d’altro che di matrimoni gay e adozioni senza conoscere veramente di cosa stia parlando. Nel dubbio si dà per buona quella che sembra la soluzione più semplice, negare.

Perché di negare un diritto si tratta. La semantica è la peggiore consigliera di chiunque si appresti a discutere di stepchild adoption in modo negativo. Parliamo di bambini che esistono, e se è proprio ai bambini che volete dare le tutele di cui vi riempite la bocca nei talk show, allora date a quei bambini il diritto di essere figli di chi li cresce con amore.

Se proprio non riuscite a fare a meno di metter il naso tra le lenzuola di milioni di cittadini LGBT, accomodatevi pure, ma non giocate con gli affetti familiari.

Tutto il dibattito non può ridursi ad una banale conta dei voti al Senato come fosse il bottino della tombolata di Natale, siate migliori o almeno sforzatevi di essere politici all’altezza della situazione.

È sacrosanto che i parlamentari si appellino al voto di coscienza, ma lo facciano in maniera palese, rifiutino il voto segreto e ci mettano la faccia. Questo è essere Statisti anche al costo di essere criticati in questo preciso momento storico.

Con il voto di coscienza la classe politica attuale si assume, da sola, la responsabilità di rendere l’Italia un Paese civile o rimanere ancorata ad un triste retaggio di poca lode, la politica, tutta, sa che non può chiedere ribassi alla comunità LGBT italiana. L’ultimo “compromesso” possibile e plausibile, tenuto conto che si partiva dal matrimonio egualitario, era di approvare almeno le unioni civili che contenessero la regolamentazione della stepchild adoption.

Se è la famiglia che deve essere tutelata, allora il Parlamento ha il sacrosanto dovere di dare pari dignità alle famiglie arcobaleno le quali sono composte da cittadini italiani che non possono essere ignorati o messi alla mercé dei giochetti  di palazzo che poco scaldano la pancia degli italiani.

Mancano pochi giorni al già rimandato 28 gennaio e fino ad allora ci sarà tempo per riflettere e fare i conti con la propria coscienza, evitando  almeno di accatastare comunicati stampa per annunciare o smentire partecipazioni ad eventi, adesioni , firme su emendamenti di cattivo gusto oltre che incostituzionali.

Non mi stupirei se qualcuno tirasse fuori dal cilindro qualche emendamento per regolamentare le posizioni del kamasutra da assumere a letto con il proprio partner.

È abitudine pessima fomentare lo scontro tra poveri, le unioni civili non rappresenteranno mai un ostacolo per le famiglie eterosessuali, non permette che i vostri affetti siano motivo di rivalsa verso gli altri, non fatevi scudo di religioni e mistificazioni scientifiche, non guardate all’elettorato una buona volta e date le risposte, come politici, all’Europa e soprattutto ai cittadini.

Occorre, alla fine del dibattito sulle unioni civili e sul ddl Cirinnà, avere almeno il quadro completo di chi è accanto alla comunità LGBT, di chi ne prende le distanze e di chi, peggio, rimane all’angolo sperando di essere salvato da un voto segreto, non essendo riuscito, o riuscita, fino all’ultimo momento, a schierarsi con l’uguaglianza.

Bisogna sempre apprezzare chi ci mette la faccia, sia pro che contro, d’altronde la comunità LGBT italiana si ritroverà il 23 gennaio in oltre cento piazze italiane mettendoci la faccia, a testa alta, per chiedere ancora un diritto, uno stramaledetto diritto per troppi anni negato.

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