#Svegliatitalia, la lettera di una madre lesbica al figlio commuove Caltanissetta

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lettera di una madre lesbica al figlio svegliatitalia
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Anche Caltanissetta è scesa in piazza per Svegliatitalia, la manifestazione per i diritti civili che ha coinvolto quasi 100 piazze. Vi proponiamo la lettera di una madre lesbica al figlio che ha commosso i presenti: “Figlio mio, sono io a chiederti scusa, perché nessuno di loro lo farà mai”


di Andrea Miluzzo.

Ha 21 anni, frequenta il secondo anno di Scienze motorie. Così si presenta Marta Molé raggiunta da LGBT News. Una ragazza semplice e ansiosa di raccontarsi che il 23 gennaio ha preso parte a Svegliatitalia dalla città in cui vive, Caltanissetta, cuore dell’entroterra siculo.

«Alla manifestazione eravamo 60-70 persone circa – ci racconta – dai bambini agli anziani, famiglie eterosessuali, ragazzi e adulti omosessuali ed eterosessuali e infine nonni e genitori che sostenevano i propri figli e nipoti».

La sua lettera a un bambino mai nato, che però Marta desidera con tutto il cuore, in uno strano cortocircuito di certezze e paure, letta con timidezza dalla piazza, ha commosso i presenti.

«Il mio sogno è quello di avere un figlio e la lettera sprigiona tutto quello provo: rabbia, disgusto, amore, ma soprattutto paura. Paura di non poter dare a mio figlio una casa sicura e una famiglia sicura! Ma la certezza di potergli dare amore! Con quelle parole, spero, di far capire che l’unica cosa che manca per rendere me, la mia compagna e mio figlio una vera famiglia è una legge. Nient’altro».
Ecco la lettera di Marta:

«Caro figlio mio, ti scrivo per chiederti scusa.
Scusa se quando starai male, o vorrai evitarti un’interrogazione, non potrò venire a prenderti.
Scusa se non potrò venire con te quando la mamma starà male.
Scusa se non potrò firmarti l’autorizzazione per andare alla gita che tanto aspettavi.
Scusa se non potrò farti iscrivere in quella squadra in cui sognavi tanto di andare.
Scusa se quando starai male non potrò essere là a tenerti la mano.
Scusami per tutto.

Però devi sapere, amore mio, che viviamo in un Paese dove il politico ladro che si diverte con le bambine per la legge può essere padre; un genitore che violenta il proprio figlio, o lo maltratta, per la legge può essere un genitore; un alcolizzato che torna a casa e si chiude in stanza, senza neanche salutare i propri figli, eh sì, anche quello può essere un genitore.
Ed io, invece, una donna che ha solo seguito il suo cuore, amando un’altra donna, per te sono e continuerò ad essere la tua mamma, ma per la legge non sono nessuno.

Io chiedo solo che mi sia dato il dono più grande che secondo me la vita possa darci: la possibilità di scegliere. È inumano che non sia data la possibilità ad una persona di farsi una famiglia; inumano strappare via il figlio ad una persona dopo la morte di uno dei due genitori. È inumano il Paese in cui viviamo. Ma figlio mio, sono io a chiederti scusa, perché nessuno di loro lo farà mai. Resto sempre nella speranza di non doverti mai leggere questa lettera un giorno e di poterti dire, semplicemente, ti voglio bene figlio mio».

«Ho notato molti visi commossi – conclude Marta parlando con noi – ma soprattutto ho visto molta speranza di poter cambiare questo paese!».

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