Latorre a LGBT News: “Nessuna retromarcia su coming out”

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diritti lgbt e coming out
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Il coming out di Giulia Latorre diventa un caso. Il Fatto Quotidiano pubblica l’estratto di una conversazione telefonica in cui la ragazza sembrerebbe smentirlo, ma Giulia al telefono con noi chiarisce tutto e lancia un appello al Parlamento italiano


di Andrea Miluzzo.

Stamani Giulia Latorre, figlia del marò Massimiliano, ha fatto parlare di sé per la decisione di pubblicare una lettera in cui si diceva contraria al Family Day e favorevole al riconoscimento dei diritti per le persone omosessuali comprese unioni civili e adozioni.

Nel post aveva scritto:

«Cosa avremmo di diverso noi omosessuali? Siamo tutti esseri umani, abbiamo sentimenti, abbiamo un cuore, abbiamo la voglia e il diritto di essere felici! È chi ci giudica ad avere qualche problema»

Più tardi, invece, il Fatto Quotidiano pubblica l’estratto di una conversazione telefonica con Giulia in cui la ragazza sembrerebbe far retromarcia sul coming out:

«C’è stato un errore. Il mio era un messaggio in generale. Non è niente di particolare, eh? Infatti sto chiedendo di rimuovere la foto».

Così abbiamo deciso di raggiungerla telefonicamente per consentirle di spiegare come stanno davvero le cose.

«Era un momento di confusione. Quando il Fatto Quotidiano mi ha chiamata – dice Giulia – era appena stato investito il mio cane. Non ho fatto nessuna retromarcia. Avevo chiesto ai giornalisti di risentirci in un momento di maggiore tranquillità, ma nessuno si è più fatto risentire. Hanno pubblicato un estratto che non corrisponde alla realtà dei fatti. Ho anche fatto un comunicato stampa».

Ci confessa di essere molto dispiaciuta per i numerosi insulti che sta ricevendo in queste ore da parte di persone omofobe.

«La scelta di fare coming out è una scelta sofferta. Non è una passeggiata. Io ho deciso di rendere pubblico il mio perché ritengo possa dare un contributo alla lotta per l’uguaglianza e che possa aiutare tutti coloro che ancora si nascondono per la paura».

E a quanti l’accusano di aver cercato un modo per farsi pubblicità risponde:

«Il coming out è una scelta di coraggio che può esporti agli insulti, altro che pubblicità».

Anche nel comunicato che Giulia ha inviato alla stampa e pubblicato su Facebook chiarisce definitivamente la vicenda:

«Il post su “Stop omofobia” è molto chiaro, il mio è un sostegno forte e chiaro alla battaglia per i diritti LGBT. Nessuna smentita. La mia famiglia i miei amici sono consapevoli e pronti a fare questa battaglia con me».

Poi un appello ai parlamentari che a breve si confronteranno col ddl unioni civili giunto ormai alle soglie dell’aula del Senato per l’inizio della discussione previsto, salvo ulteriori slittamenti, per giovedì 28 gennaio:

«Questo Stato, che sembra debole nell’imporre il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani all’India, è ora che si dimostri forte nel ribadire il concetto di laicità dello stato, approvando subito e senza indugi il ddl Cirinnà.

Mi appello ai parlamentari che andranno a votare la legge: vengano riconosciuti i miei diritti che ai diritti degli altri non tolgono nulla. Uno stato che alla mia famiglia per la sua debole politica estera, dovuta anche da una divisione parlamentare troppo accesa (anche quando dovrebbe esserci unità come in temi così delicati) ha già negato diritti. Siamo stanchi di soffrire per le divisioni interne all’arco parlamentare, sui diritti LGBT e sui diritti umani, come per il caso di mio padre, chiedo al Parlamento unità. Dia dimostrazione di essere un paese maturo».

 

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