Un milione in piazza per Svegliatitalia: il racconto di chi c’era

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Le piazze di Svegliatitalia
Le piazze di Svegliatitalia

Svegliatitalia. E l’Italia s’è svegliata. Un milione di persone è sceso in piazza. La manifestazione del 23 gennaio ha lasciato un segno indelebile nella storia della solidarietà civile. Ecco storie e testimoniane di chi c’è stato


di Flavia Viglione.

Dopo la grande “sveglia” che sabato scorso ha scosso tutta l’Italia, è evidente ovunque che sia successo qualcosa di grande con questa manifestazione che non a caso si è chiamata Svegliatitalia. L’importanza della partecipazione di un milione di persone, è la cosa che più ha colpito non solo chi non ha direttamente partecipato, ma anche chi ha preso fisicamente parte a questa giornata. Abbiamo infatti raccolto alcune testimonianze sulla manifestazione del 23 gennaio.
“Quello che mi ha colpito di più” ci confessa Marco, 23 anni, omosessuale, “è stata la presenza di molte persone che non rientrano nella comunità lgbt: in particolar modo studenti e famiglie con bambini!”. La presenza di questi bambini gli ha trasmesso un senso di umanità e “la speranza che la scuola del futuro come i nostri giovani e le generazioni future possano portare avanti la cultura dell’uguaglianza nella diversità e della pari dignità di esistere!”.

Per Anna, studentessa eterosessuale di 26 anni, il dato rilevante è che “si è parlato di amore, quello sano e giusto”. Poi con entusiasmo aggiunge “quello sì che è stato un vero Family Day! Una bella giornata tra tantissime famiglie diverse, con la comune richiesta di non essere discriminati davanti la legge. Perché non bisogna di certo vivere le stesse vite, per avere gli stessi diritti”.

Una seconda testimonianza eterosessuale, ci arriva da Rosalba Sgroia, divorziata, con due figlie, che fa parte dell’associazione UAAR e che sostiene “con il cuore e con la mente i diritti di tutti coloro che vogliono formare una famiglia, a prescindere dal genere”. Ci dice che Svegliatitalia “è stata grandiosa e ha messo in evidenza che l’Italia è ancora molto indietro rispetto a queste problematiche. Purtroppo abbiamo molti politici o sedicenti tali che seguono il diktat delle gerarchie ecclesiastiche, principale ostacolo alle innovazioni e all’abbattimento dei privilegi, al cambiamento di una mentalità che cerca di escludere altri cittadini dall’usufruire di quelle possibilità che sono invece permesse ad altri. Le coppie omosessuali sono quindi discriminate e ciò non è accettabile in un paese che voglia definirsi civile”.

La partecipazione solidale di persone eterosessuali è stata sottolineata anche da Andrea Di Meo, omosessuale di quasi 43 anni, cresciuto da genitori aperti e progressisti, che ci informa: “Ho scritto un post per ringraziare tutte le persone eterosessuali solidali con la causa dei diritti civili per le persone lgbtq; raramente lo si fa, forse perché, presi dalle battaglie, ci si dimentica di un elemento fondamentale: le grandi conquiste sono sempre state il frutto dell’alleanza socio-culturale fra cittadini anche di diversa estrazione, condizione e convinzioni”. Andrea evidenzia inoltre come, nonostante lui personalmente non ambisca ad avere un figlio, pensi che “laicamente, non ritengo giusto arrogarsi il diritto di impedire la genitorialità alle persone omosessuali, nonché le tutele giuridiche ai loro figli”.

Alessandra Giancarlo è, invece, innamoratissima della sua compagna e le ha chiesto di sposarla con tanto di anello. Con lei andrà a convivere entro l’anno. Dopo un precedente matrimonio con un’altra donna, ora terminato, celebrato con un rito civile solamente simbolico che non ammetteva nessun riconoscimento ufficiale, ci rivela di essere davvero innamorata della sua Arianna con cui spera di poter avere una famiglia “riconosciuta a tutti gli effetti”. “Per quanto riguarda la manifestazione – ci racconta orgogliosamente – ho partecipato (doverosamente aggiungerei) assieme a lei e a mia mamma, Fabiola, che mi ha sempre sostenuta e incoraggiata ad essere me stessa, che mi ha trasmesso valori importanti e che stimo nel profondo. Eravamo davvero tanti e credo che eventi simili vadano organizzati con molta più frequenza, per dar voce appunto a tutte quelle persone che vivono ogni giorno nell’ombra senza certezze né diritti”.

Anna, poi, è una ragazza bisessuale ed ha partecipato alla manifestazione col ragazzo eterosessuale che sta frequentando, ma non meno di lei interessato alla causa dei diritti civili. Ci dice: “Mi ha fatto molto piacere vedere tutte quelle persone di ogni orientamento in piazza. Le sveglie hanno suonato e ho provato un’emozione fortissima, mi sono sentita parte di qualcosa di molto grande”.

L’ultima testimonianza che abbiamo raccolto (ma ce ne sarebbero davvero tante altre da raccontare) è di Antonio, blogger che ha documentato con foto e video l’intera manifestazione. “In tanti anni di attivismo – ci confessa – ho imparato che non sono le leggi o i vuoti legislativi a cambiare le cose, ma le persone. E noi le abbiamo già cambiate. Chi ci combatte lo sa e ha paura di noi. Prima o poi si stuferanno. Anche se questo ddl sulle unioni civili salta un’altra volta, non ci fermeremo di certo”. Antonio è convinto che sia stata “vincente la tattica delle 100 piazze. Non per fare numero ma per farci vedere di più ed interagire di più con le città e la gente. Giusto manifestare sul territorio, dove la gente può conoscerci e vedere chi siamo. Le Sentinelle non parlano. Noi invece dobbiamo aprirci alla comunicazione. Ed è per questo che perderanno”.

Queste alcuni voci dalla piazza. Questa la gente che ci ha messo la faccia. E questa bell’occasione ha mostrato a tutti, direttamente coinvolti e non, che il progresso della civiltà passa attraverso la battaglia per diritti che riguarda non solo una porzione di società, ma la sua totalità.

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