Unioni Civili: Illustri Senatori alzate il livello del dibattito in Aula

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diritti lgbt e coming out
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Da Gasparri, Scilipoti e Giovanardi alle citazioni del papa. Dibattito in Senato sulle unioni civili non è degno della rivoluzione culturale che introdurrà


di Giordano Greco.

La prima settimana di discussione del DDL Cirinnà in Senato volge al termine con molti spunti di riflessione sugli interventi che si sono susseguiti nella semideserta aula di Palazzo Madama.

Se è vero, e converremo tutti, che l’Italia debba dotarsi di una legge che tuteli le coppie omosessuali, ascoltando gli interventi degli illustri senatori sembra di assistere ad una puntata speciale della Corrida. Fra i contrari alla legge, il gioco è a chi la spara più grossa, non importa come, l’importante è segnare un punto a favore della propria  tesi.

Alla vigilia del dibattito il Senatore e vice presidente del Senato Maurizio Gasparri, intervistato al family day, avendo terminato tutte le offese possibili verso gli omosessuali, ha tirato fuori un’offesa madornale contro i disabili. “Non siamo all’handicappato day” ha risposto all’intervistatore delle Iene Lucci. Così il buon Gasparri ha subito anticipato il livello culturale della fronda del no.

Gli interventi di alcuni senatori sono ridondanti, spesso infondati e imbarazzanti.

Il livello degli interventi è mediamente basso. Fa capitolo a parte il buon discorso introduttivo della madrina della legge Monica Cirinnà che racconta la straordinaria avventura come promotrice della legge, tralasciando forse le troppe volte in cui ha dovuto ricorrere al tweet per mettere una toppa sui tanti ritardi con i quali è giunto in aula il ddl. Cirinnà cita La Pira, Moro e le donne della politica sana, quelle che hanno fatto la storia Merlin, Iotti e Noce e prova anche lei timidamente a volersi ritagliare un ruolo storico sui diritti e sulla lungimiranza familiare. Avremo tutti il piacere di riconoscerglielo quando entrerà in vigore la legge.

Dall’intervento della senatrice Cirinnà in poi, il dibattito si è diviso in due netti blocchi contrapposti dalle strategie comunicative discutibili. L’area contraria al ddl capitanata dal sempre Omofobo Carlo Giovanardi non si è risparmiata davvero nulla. Interventi da far accapponare la pelle. C’è chi, come i senatori Scilipoti, Torrisi, Palma, Aracri, Caliendo, Arrigoni, dimostra di ignorare il contenuto del ddl e dei termini in esso contenuti. Così, la STEPCHILD adoption diventa uno scioglilingua: “step ciald association”, “steppodoccio”, “stepsciald adòtt” degno di una puntata del bagaglino. Eppure, gli illustri senatori  dovrebbe sapere quello che dicono, conoscerlo, studiarlo, perché pagati per questo.

Emerge dagli interventi al Senato che i bisessuali sono diventati BIOSESSUALI, magari a chilometro zero. Neppure chi è a favore di questa legge porta il dibattito a un alto livello culturale e legislativo, rifilando quasi sempre richiami contemplativi di frasi, dubbie, espresse dal PAPA ed i senatori dovrebbero saperlo che egli è capo della Chiesa e di uno stato estero. Non è cercando sponda e provando a stuzzicare la parte sana del credo di alcuni senatori che si determinerà una buona legge. Apprezziamo l’impegno e la dedizione, ma ora occorre elevare il dibattito, in modo che possa essere degnamente riportato nella storia e nei resoconti parlamentari.

Erano annunciati 110 interventi al Senato e la speranza di assegnare una lode a fine dibattito resta accesa. Per ora mi piace seguire il filone della Senatrice Paola Nugnes del M5S che ha smascherato il problema principale della discussione: patriarcalismo e omofobia, profondamente radicati nel tessuto culturale del Paese.

«L’Omofobia è la verità nascosta nei vostri discorsi – ha affermato la senatrice Nugnes – è una forma intrinseca di maschilismo, serve solo a difendere un modello patriarcale di maschio dominante. È per questo che vi fa paura questa legge: ed è per questo che a me, invece, piace molto».

Un passaggio storico come questo meriterebbe un linguaggio alto. Il mondo, l’Europa, ci osservano, cari  senatori. Invece, la prima settimana sembra essere servita in buona parte a riempire le puntate di BLOB piuttosto che i libri di storia.

Avanti con i Diritti.

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