Ddl unioni civili nel pantano. Ecco le colpe di PD e M5S

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senato unioni civili
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Dopo la triste giornata di ieri oggi, intorno alle 13:00, dopo la capigruppo, il Parlamento ha votato per il rinvio della discussione sul ddl unioni civili a martedì prossimo. Intanto approfondiamo i fatti, le slealtà, le colpe, che hanno portato al blocco di ieri.


Di Andrea Miluzzo

La triste sceneggiata che si è consumata ieri nell’aula di palazzo Madama è una delle pagine più deprimenti da annoverare nella cronistoria di questa legislatura, perché in quella giornata erano risposte speranze e vite di milioni d’Italiani.

Ciò che è accaduto è l’esito di una serie di vicendevoli slealtà politiche, fra PD e M5S, innescate al solo scopo di logorare gli avversari politici, che hanno finito per fare infrangere i già precari equilibri fra le due principali forze parlamentari che sostengono il ddl unioni civili.

Ciò che è accaduto ieri è riassumibile in un’unica parola: politica. Un gioco politico, fatto di ripicche e calcoli di partito, giocato sulla pelle della gente.

Le slealtà del PD nei confronti del M5S.

Da parte del PD, eccezion fatta per Monica Cirinnà che ha sempre riconosciuto il sostegno dei colleghi del M5S in Commissione, la prima slealtà nei confronti del M5S è stata quella dell’irriconoscenza. Ragioni politiche.

Essere irriconoscenti nei confronti di chi avrebbe potuto consentir loro di portare a casa la legge ha comportato mentire fino al punto di dichiarare che se la legge fosse stata approvata sarebbe stato merito esclusivo del PD, se non fosse stata approvata sarebbe stata colpa di Grillo e dei “grillini”. Ragioni politiche. Falso, perché il PD da solo non ha i numeri. Vedi cattodem e alleati di governo sul piede di guerra.

Menzogna e irriconoscenza quando il PD ha attribuito a Matteo Renzi il merito di aver avuto il coraggio di portare per la prima volta il Parlamento a un passo dall’approvazione di una legge sulle unioni civili. Falso, se ci siamo trovati a un passo dalla civiltà è stato perché grazie al M5S, per la prima volta, il Parlamento ha i numeri per votare questa legge.

Il PD dimentica che il M5S è la principale forza di opposizione al PD e ha continuato a giocar sporco, tirando troppo la corda.

Il PD ha orchestrato lo sciacallaggio politico di #dietrofrontM5S sulla decisione di Grillo di lasciare libertà di coscienza ai suoi sulla stepchild adoption, come se Renzi non avesse fatto lo stesso coi cattodem, pessima mossa che ha inasprito il clima.

Il PD mente se non riconosce, con onestà, che il solo contrario alla stepchild adoption fra le schiere del M5S è Sergio Puglia, a fronte della decina di cattodem che faranno di tutto per affossare la legge. Poco vale se, nell’oblio delle segrete stanze, Ivan Scalfarotto sussurra all’orecchio di Alberto Airola “Siete la nostra unica speranza”, quando in pubblico non perde occasione per infangare il M5S.

Queste le responsabilità del PD. Passiamo adesso a quelle del M5S.

Gli errori del M5S.

Per quanto riguarda il Movimento 5 stelle bisogna riconoscere che fuori dalla Commissione la questione è stata gestita malissimo. Il senatore Alberto Airola era stato quello che più ci aveva messo la faccia, ma dopo aver garantito per mesi l’univocità del gruppo del M5S al Senato ha ricevuto due schiaffi. Il primo da Grillo che improvvisamente ha lasciato libertà di coscienza, senza rispetto per il lavoro di compattamento del gruppo avviato con sudore e impegno dai gruppi di attivisti per i diritti civili e dallo stesso Airola. Il secondo da alcuni suoi colleghi senatori che, sguinzagliati dalla disciplina di partito, o di “movimento”, gli hanno inizialmente voltato le spalle per poi ricompattarsi isolando, come già detto, Sergio Puglia.

Mossa destabilizzante di Grillo. Ragioni politiche. Ma chi gliel’ha consigliata? Da una parte le pressioni pubbliche sul blog, provenienti a maggioranza da elettori incolti del M5S i quali, scambiando stepchild adoption per adozioni e qualche congiuntivo per condizionale, hanno manifestato la loro contrarietà; dall’altra parte, quelle confidenziali. Avvistamenti del terzo tipo con porporati residenti in uno Stato estero e messaggi subliminali in vista della sfida di Roma capitale? Solo ipotesi. Non sarà sfuggito però a tanti lo sforzo di Luigi Di Maio di mostrarsi in pubblico moderatamente favorevole a questa legge pur essendo in cuor suo moderatamente contrario, almeno sulla stepchild adoption, esattamente come Matteo Renzi. Entrambi subiscono le unioni civili, senza reale convinzione, solo perché la maggioranza del loro elettorato è favorevole.

È così che dopo l’imbarazzo creato dall’improvvisata di Grillo il gruppo del Senato si è trovato allo sbando. E mentre prima era stato garantito che l’unico interesse in gioco fosse l’approvazione di una buona legge a beneficio dei cittadini, quella fiducia è stata tradita per interessi politici. Cambi di rotta dunque; troppi: siamo compatti, voteremo la legge se non ci saranno compromessi al ribasso, libertà di coscienza, non siamo compatti, votiamo il canguro, non votiamo il canguro, votiamo gli emendamenti solo a scrutinio palese.

Uno degli errori politici del M5S è stato non accorgersi prima di essere ideologicamente contrari al canguro, tradendo improvvisamente le aspettative create.

Il dramma che si è consumato ieri in Senato, credo di non sbagliarmi se penso che sia partito dal dramma di un uomo, Airola, che ci ha messo la faccia perché ci credeva e che infine è stato abbandonato dai vertici del Movimento a caricarsi da solo la responsabilità di spingere il gruppo a fare da stampella al PD, nell’irriconoscenza totale del PD stesso. Fardello che non ha voluto caricarsi sulle spalle. Un errore di valutazione politica però c’è stato. Il ddl unioni civili è legge d’iniziativa parlamentare, non governativa: in alcun modo votarla avrebbe potuto essere interpretato come sostegno al PD. Il Movimento avrebbe, invece, dimostrato affidabilità sul mantenimento dei punti in programma e smentito le accuse sull’incapacità di fare. Altro errore, di strategia politica, è stata l’eccessiva coerenza ideologica sullo strumento del canguro. Ma è vero: il troppo storpia e dirsi ideologicamente contrari al canguro, senza la capacità di valutare i singoli casi e puntare a un obiettivo, tradisce incapacità governativa.

I fatti di ieri.

Ieri la Lega Nord ha ritirato il 90% degli emendamenti lasciandone 580. Questo è stato il motivo che ha scatenato il no dei 5 stelle al canguro. Il senatore Airola ha chiesto al PD di votare gli emendamenti rimanenti rinunciando ai voti segreti. Obiettivo, fare uscire allo scoperto le divergenze interne al PD. Il PD, da parte sua, non vuole rinunciare al voto segreto per non rendere palesi i voti contrari dei cattodem. Col voto palese emergerebbe chiaramente che i voti dei 5 stelle sarebbero determinanti per l’approvazione della legge. A questo punto i 5 stelle potrebbero rivendicare la vittoria politica delle unioni civili, il PD no. È dunque un problema di merito. Il PD vuole il merito senza essere disposto a spartirlo riconoscendo l’azione dei 5 stelle. Il M5S volendo il merito si sta prendendo la colpa di affossare la legge. E ciò peserà come un macigno sul consenso elettorale del Movimento e spegnerà definitivamente la loro speranza di conquistare il Campidoglio.

Ma senza canguro rimarrebbero un migliaio di emendamenti da votare ed è da pazzi pensare di votarli tutti senza ricorrere ad altri strumenti per contingentare i tempi, ugualmente condannati dai 5 stelle, come tagliola o ghigliottina. Per questo, la marcia indietro del M5S non può che essere interpretata come un tradimento delle speranze della comunità LGBT, che aveva appena cominciato a fidarsi di loro. Un tradimento giocato per spietato calcolo politico.

Il futuro dell’Italia.

Rimane poco da dire. L’Italia è una Repubblica costituita a maggioranza da analfabeti politici con la memoria da pesce rosso, assuefatti al raggiro, appecorati al potente di turno che regala alle masse il sogno più seducente. E fra pochi giorni, ogni colpa del PD, come ogni colpa del M5S sarà dimenticata e abbonata. Alle prossime elezioni torneremo tutti a votare a caso, dove ci porta il cuore, dove ci porta il momento, dove ci porta il sogno, con una sola unica certezza: eleggeremo, o eleggerete, una nuova classe dirigente di incapaci, di Razzi, di Scilipoti, di Gasparri, di Giovanardi, di “steptaciccia adopticon” e ve li terrete stretti e cari per altri cinque anni e ancora, poi, per tutti i secoli dei secoli.

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5 COMMENTI

  1. NON SE A QUALCUNO INTERESSA COME SONO ANDATE LE COSE

    Il Pd di Renzi presenta la legge Cirinnà sulle unioni civili, contro cui manifestano al Family Day vari esponenti del Pd di Renzi, della maggioranza di Renzi e del governo Renzi. Da Lepri in giù, i “catto-dem” sono quasi tutti renziani della prima ora, che infatti nel 2007 marciavano all’altro Family Day a braccetto con Renzi, il quale ora ha cambiato idea mentre gli altri no. Però Renzi lascia al Pd libertà di coscienza sulla legge del Pd di Renzi. A quel punto la lasciano anche i 5Stelle: ma solo su una parte della legge Cirinnà (la stepchild adoption), e anche se, diversamente dal Pd di Renzi, sono quasi tutti favorevoli alla legge del Pd di Renzi (stepchild adoption compresa). Il Pd di Renzi e tutta la stampa strillano contro il presunto “voltafaccia” dei 5Stelle, che in realtà non hanno affatto cambiato idea e si dicono pronti a votare tutta la Cirinnà. Lo conferma quel che accade appena la legge arriva in aula: M5Scompatto sul Sì e Pd spaccato con i catto-dem sul No, ben protetti da Mattarella sul Colle e da Napolitano nei paraggi. Per occultare lo sfacelo Pd, che diverrebbe evidente votando gli emendamenti, il renziano Marcucci vuole incenerirli tutti con un supercanguro ultimo modello: un trucco antidemocratico, incostituzionale e vietato dai regolamenti parlamentari, che impedirebbe la discussione in aula.

    I 5Stelle, come ogni opposizione che si rispetti, l’hanno combattuto quando fu usato contro di loro e contro la Costituzione per far passare l’Italicum e il nuovo Senato. Dunque restano fedeli a se stessi: annunciano il No al canguro e ribadiscono il Sì alla legge. Che va approvata rispettando le regole, esaminando e – si spera – bocciando gli emendamenti che la snaturano: ci vorrà una settimana in più, ma si arriverà in porto comunque. Già, ma così si spappolerebbe definitivamente il Pd. Che infatti s’inventa un inesistente No dei 5Stelle alla Cirinnà, conferma il canguro e rinvia il voto di una settimana anziché usarla per discutere gli emendamenti e approvare la legge. Se esistesse una stampa libera, smaschererebbe l’impostura. Ma siamo in Italia. Corriere: “Unioni civili, stop dei 5Stelle”. Repubblica: “Unioni, dietrofront di M5S”. Stampa: “Unioni civili, lo sgambetto di Grillo”. Messaggero: “No M5S, unioni civili a rischio”.

    Nessuno, dicesi nessuno, racconta la verità: i No alle unioni civili sono nel Pd e nella maggioranza (sennò M5S sarebbe ininfluente), i soli compatti sul Sì sono Sel e 5Stelle.

    Marco Travaglio.

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