Unioni civili: Gli errori del M5S sul castello di carte del PD

0
312
matteo renzi e beppe grillo
matteo renzi e beppe grillo

Mentre il Parlamento si ferma per riprendere martedì prossimo la discussione sulle unioni civili, salvo slittamenti,  anche noi ci fermiamo un attimo a tirare le somme degli sviluppi di questi giorni. Dario Accolla ripercorre il cammino delle unioni civili dal lontano 2013, a partire dalla campagna di Matteo Renzi per vincere le primarie del PD.


Di Dario Accolla.

In un momento di proverbiale autolesionismo politico, il M5S ha deciso di opporsi al canguro al Senato, mandando giustamente su tutte le furie la gay community italiana che parla di tradimento, voltafaccia e inaffidabilità del partito di Grillo sulla questione delle unioni civili. Decisione questa che – dopo la libertà di coscienza concessa ai suoi parlamentari dal comico genovese – riesce nell’incredibile e arduo compito di dare credibilità al Pd sulle unioni civili e di compattare le destre. E ancora: scatenare gli appetiti dei cattodem a danno delle persone LGBT e delle loro famiglie e ridurre il gruppo pentastellato a pleiade di marionette in mano ai maggiorenti del MoVimento. Con buona pace del mantra “una testa, un voto” e dei vari richiami alla democrazia.

Ciò che mette ancor più tristezza, a parer mio, è l’incapacità di essere obiettivi sulla vicenda. Occorre infatti ricordare che la responsabilità sullo stato delle cose va ripartita tra tutti i protagonisti della vicenda. Andando per ordine e ricostruendo i fatti viene fuori quanto segue.

Renzi vince le primarie dicendo no al matrimonio egualitario. Lui non è convinto e l’Italia non capirebbe. Sì alle unioni civili, però. Con gli stessi diritti del matrimonio e con la stepchild adoption. In cento giorni, per di più. Era il 2013. I cattolici del partito, intanto, si schierano contro qualsiasi tentativo di miglioramento delle condizioni di vita di gay e lesbiche. Contrariamente ad altre minoranze interne, puntualmente ignorate o umiliate su questioni quali la “buona” scuola, il jobs act e la riforma costituzionale, il premier non riduce al silenzio questa fazione che conta anche suoi fedelissimi (come la senatrice Di Giorgi). Non mi risulta che tra le file dei sostenitori del premier ci sia stato uno sdegno analogo a quello mostrato (giustamente) contro i pentastellati.

La stessa corrente cattodem, poi, diventa sempre più aggressiva fino a chiedere e ottenere l’abolizione dei riferimenti al matrimonio nel ddl, la definizione “formazioni sociali specifiche” pur di non farci paragonare alle famiglie tradizionali e, quindi, la libertà di voto secondo coscienza. Ed io cerco ancora esempi di analogo sdegno a quello mostrato (sempre giustamente) contro i politici di cui sopra.

Tra una mediazione al ribasso e un’altra, mentre si snaturava l’impianto della legge e dopo ben otto rinvii, il disegno arriva al Senato dove viene ancora una volta rimandato. Si decide di spostare il voto sull’incostituzionalità del provvedimento a dopo il Family Day, che ottiene anche il riconoscimento politico dello stesso Renzi. Tutte le piazze, per l’ex sindaco, sono legittime. E se lo dice lui… Nel frattempo si fa un patto “tra gentiluomini” con Lega. Gli accordi presi: dei cinquemila emendamenti ne verranno presentati cinquecento, si garantisce il dibattito in aula e il voto segreto. Esattamente il risultato ottenuto ieri col no dei grillini. Centinaio, della Lega, lo dice chiaramente: il Pd gli permette di «difendere la famiglia tradizionale, fatta da mamma papà e figli e contraria alle adozioni alle coppie omosessuali». Tra gli emendamenti presentati, anche quelli targati Pd uno dei quali arriva a prevedere la galera per i genitori arcobaleno. Mi chiedo dov’erano i militanti dem (e non solo) a sdegno parziale, mentre tutto questo accadeva settimane or sono. Misteri del relativismo.

Adesso, al netto di equivoci e prima che qualche mente binaria mi accusi di sostenere Grillo, io penso quanto segue: il M5S doveva votare il canguro, punto. E lo ringraziamo per questo secondo sgambetto che lo fa diventare sempre più uguale al Pd. E per la cronaca: io ho votato Sel. Ma a chi si indigna per questo secondo voltafaccia chiedo: cosa dite dei cattodem che non lo hanno voluto allo stesso modo? Avete qualche giusta parolina anche contro di loro o ve li fate piacere, solo perché Renzi gli ha dato la libertà di fare quello che vogliono contro di noi? Pensate sia davvero serio dare ai propri senatori libertà di coscienza e poi pretendere la “disciplina di partito” da una formazione che descrivete da sempre come inaffidabile e che è avversaria del partito di maggioranza? Per sapere, mica per altro.

Al di là di tutto, il dato politico è il seguente:

1) nonostante i vari proclami, a cominciare da “senza il Pd non si fanno le unioni civili”, è sempre più chiaro che il partito di Renzi non è in grado di portare avanti questa battaglia. Per cui, se mai si farà questa legge sarà “nonostante il Pd”;

2) il M5S, dal canto suo, non ha fatto mancare il suo appoggio al ddl Cirinnà. Certo, reputarlo credibile è impresa ardua. Lo vedremo, a questo punto, alla prova dei fatti e senza sconto alcuno;

3) proporre una legge ultra-moderata (invece di una legge giusta) non ci ha messo al riparo da tutto il delirio a cui stiamo assistendo. E anche questa, a ben vedere, è stata un’idea di Renzi e del partito che gli ha dato fiducia a piene mani.

Poi è vero: su tutto questo il M5S ha messo una ciliegina dal sapore amarissimo. Ma la torta, occorre ricordarlo, l’ha preparata il Pd.

Facebook Commenti

commenti

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

19 + undici =