Quel messaggio alla Cirinnà senza risposta che sa di dietrofront

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monica cirinnà
monica cirinnà

Di Andrea Miluzzo.

“Se la legge sulle unioni civili diventerà una schifezza pronta a togliere la firma dal ddl e a lasciare la politica”. Così aveva scritto Monica Cirinnà, l’agguerrita senatrice PD che in questi mesi ha difeso in ogni occasione la legge a cui ha dato il nome. Fin’ora aveva sempre dichiarato che non avrebbe accettato compromessi al ribasso. Che non avrebbe accettato modifiche. Che non sarebbe stata disponibile a mediazioni che avrebbero compromesso l’impianto della legge.

Dichiarazioni a caldo, quelle affidate a Twitter, arrivate dopo un susseguirsi di vicendevoli slealtà politiche, fra PD e M5S, innescate al solo scopo di logorare gli avversari. Un triste epilogo che ha infranto i già precari equilibri fra le due principali forze parlamentari che sostengono il ddl unioni civili.

Sulle rispettive responsabilità di PD e M5S ho già parlato. Sempre nella stessa occasione, ho riconosciuto alla senatrice Cirinnà il merito di essere sempre stata riconoscente nei confronti di tutte le forze parlamentari d’opposizione che avevano lavorato con lei per garantire al Paese una legge storica.

Il dietrofront del PD.

Eppure oggi il suo partito sta facendo marcia indietro. Infischiandosene dei numeri, che in Parlamento ci sono, per ottenere una buona legge. Prima ha proposto di evitare l’ostruzionismo con un canguro. Allora la Lega ha ritirato 4500 emendamenti. Ne rimanevano un migliaio. Dopo il vaglio del presidente del Senato Pietro Grasso, che dichiarava inammissibili tutti i canguri presentati, rimanevano circa 500 emendamenti. E votando gli emendamenti, i numeri, per lasciare intatto l’impianto della legge, ci sarebbero stati. Eppure, il premier Matteo Renzi ha deciso di tagliare la testa a quella legge. E senza testa, questo ddl, non solo rischia di servire a poco, ma per alcuni offende la nostra dignità. Sancisce per legge una discriminazione. Sancisce la nostra disuguaglianza. Sancisce, in barba a qualsiasi ricerca scientifica, l’incapacità di essere buoni genitori. Sancisce, tra l’altro, la nostra presunta promiscuità o infedeltà, trasformando in legge un pregiudizio.

Quel messaggio a Monica Cirinnà senza risposta.

Ieri, alle 11:45 abbiamo inviato un messaggio alla madrina dei diritti LGBT. La domanda era semplice. Toglierà davvero la firma dal ddl, come precedentemente annunciato? Domanda lecita. Sarebbe un segnale forte, utile. Abbiamo atteso 24 ore, senza ottenere risposta. Nessuna risposta a noi, che siamo i destinatari di questa legge.

sms a monica cirinna
Ecco il testo dell’sms inviato ieri a Monica Cirinnà

Eppure, considerando che lei si è spesa così tanto per i diritti che riguardano la mia vita, credo che lei a noi, più che a chiunque altro, debba rendere conto dei motivi e della coerenza del suo impegno. Soprattutto nel momento in cui parlamentari del calibro di Michela Marzano, che hanno condotto degnamente questa battaglia, al nostro fianco, lasciano il PD per mantenere la parola data.

Un anno al fianco di Monica Cirinnà.

Eppure noi, ci volevamo credere.

Abbiamo pubblicato il suo appello utilizzando parole forti:

“Non possiamo tornare in silenzio – scrivevo – in attesa della prossima stagione dei Pride. Occorre tenere vivo il dibattito. Occorre far pressione alle istituzioni perché non abbassino mai la testa di fronte all’intolleranza e alla violenza omofobica. Se rimarremo in silenzio, fino alla prossima estate, rischiamo che i cori dell’odio urlino ancora più forte. Spaventando quella politica che già teme civiltà e progresso. E immagina che il Paese non sia pronto per un passo democratico così importante”.

E siamo scesi di nuovo in piazza, anzi in 100 piazze, a urlare il nostro amore, prima della stagione dei Pride. E il Pantheon le ha tributato un’ovazione.

Da parte nostra, abbiamo risposto al suo appello lanciando la campagna #CalendarizziAmo che ha ottenuto tante adesioni sui social.

Abbiamo detto in mille modi che non saremmo stati disponibili a rinunciare ad altro. A mediare ancora. Ve lo ha detto Giuseppina La Delfa, allora presidentessa di Famiglie Arcobaleno, rispondendo a Mancuso, ve lo ha detto l’avvocato Antonio Rotelli, che ha addirittura parlato, dal punto di vista giurisprudenziale, di “rischio di un arretramento anche giuridico delle persone LGBT” per le modifiche già recepite a ottobre nel ddl 2081.

L’intervista.

Quando intervistai Monica Cirinnà, il 25 maggio 2015, le feci questa domanda.

“Perché quello che può concedere la politica non è quello di cui ha bisogno la gente? È possibile fare compromessi sui diritti? C’è una minoranza PD ostile a questa legge?”

La sua risposta fu degna di lode: “Non si tratta sui diritti fondamentali, previsti dagli articoli 2 e 3 della Costituzione. Per quanto riguarda il mio partito: il PD è un grande movimento che accoglie più punti di vista. Il confronto interno è una ricchezza e un elemento imprescindibile per tagliare insieme un traguardo importante nella storia del nostro Diritto di Famiglia”.

Dov’è finito oggi questo traguardo? Titolammo quell’intervista con una sua citazione “No a mediazioni al ribasso, Sì a maggioranze diverse”. Volevamo crederci.

Domande senza risposte.

Eppure oggi, che quella legge è diventata, cito, “una schifezza” la senatrice dem sembra allineata alla posizione del segretario del suo partito.

Allora, a questo punto, dovrebbe spiegarci se oggi sta facendo gli interessi dei destinatari di questa legge o gli interessi del suo partito.

E non le dovrebbe importare del giudizio dei membri del suo partito. Nemmeno del giudizio dei gay renziani che sempre, a prescindere da tutto, troveranno l’escamotage per difendere e salvare il loro leader.

È proprio ai diretti interessati che dovrebbe rispondere. Di noi dovrebbe tener conto. Di coloro che hanno bisogno di questa legge per sentirsi un po’ più uguali agli altri. Un po’ più tutelati dallo Stato. Noi che vorremmo avere meno paura del futuro che ci attende.

Concludo con una frase che mi hanno scritto in questi giorni: “Non si fanno compromessi sui diritti umani, per tutelare i pregiudizi di alcuni”.

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