Unioni civili, il 5 marzo a Roma andremo a dire che non siamo soddisfatti

3
1023
associazioni lgbt in piazza
gay pride con associazioni lgbt in piazza

Giuseppina La Delfa interviene su LGBT News per spiegare alla comunità lgbt a cosa serve la manifestazione del 5 marzo a Roma sulle unioni civili.


Di Giuseppina La Delfa, ex presidentessa Famiglie Arcobaleno.

A cosa serve la manifestazione del 5 marzo a Roma?

Sento e leggo, in giro, di gente terrorizzata per la manifestazione del 5 marzo a Roma. Gente così felice di questa legge che ha paura che gliela tolgano. Vorrebbero fare festa: “Vi rendete conto, finalmente, dopo 30 anni, ci danno dei diritti! E voi, andate a protestare, non siete mai soddisfatti, siete ingrati!!!” Io leggo, e non ci posso credere, che siamo ancora a questo punto. Non posso credere che tanti e tante non capiscano cosa sia successo.

Ricominciamo da capo.

La legge approvata tramite il maxi emendamento non è mai stata la legge che il movimento chiedeva alla politica. Questa non è la nostra legge, non lo è mai stata. Sono anni, ormai, che chiediamo l’uguaglianza. Ora temo che qualcuno fra noi non sappia cosa sia l’uguaglianza.

Uguaglianza vuole dire che, per prima cosa, siamo tutti interlocutori validi, vuole dire che la nostra parola conta, vuole dire che siamo partecipi nella costruzione dell’obiettivo.

Ora, a noi, non hanno mai chiesto un parere. O se l’hanno chiesto era a titolo del tutto informativo. Qualcuno si è premurato di informarci di come andavano avanti le trattative. Trattative tra di loro. Mai trattative tra noi, diretti interessati, e la politica. Noi non abbiamo mai contato nulla in questa storia.

Sì, abbiamo raccontato le nostre vite, abbiamo aiutato loro a capire, qualcuno è diventato molto meno omofobo di quanto lo era all’inizio, qualcuno è cambiato radicalmente in meglio. Certo è stato utile il confronto. A livello umano. Ma a livello politico noi abbiamo sempre contato come l’asso di picche. Nulla.

Perciò, ci hanno detto, questo è quello che faremo per voi: le unioni civili alla tedesca, compresa l’adozione del figlio del partner. Non avrete nulla di più. Noi abbiamo preso atto, ribadendo, sempre e in ogni dove, che era insufficiente e abbiamo argomentato citando l’avanzamento della società, della magistratura, del resto del mondo.

Nulla. Avrete questo e basta. Perché il parlamento non è pronto. In altre parole, perché la parte più avanzata del parlamento è omofoba. Perché il PD e M5S sono omofobi.

Lascio stare le pagliacciate M5S-PD – PD-NCD, le conosciamo tutti e tutte.

Lascio stare i discorsi sentiti in commissione, in parlamento, sui media. Discorsi profondamente omofobi tranne rarissime eccezioni che ci hanno resi davvero felici.

Anche chi ha votato la fiducia al maxi emendamento è per l’essenziale omofobo. Tranne rarissime eccezioni. Solo una maggioranza omofoba poteva votare questo testo in cui si sono premurati (rendetevi conto!) di togliere la fedeltà obbligatoria e dove hanno introdotto la separazione rapida (ma perché, dai !?).

Soprattutto hanno votato un testo monco dell’articolo 5, l’articolo essenziale che non solo diceva: “potete tutelare i vostri figli”, ma diceva qualcosa di molto molto più importante : “Lo stato italiano riconosce  la genitorialità omosessuale. Riconosce che potete essere buoni genitori come chiunque altro e che il vostro orientamento sessuale non è rilevante nel determinare la vostra capacità genitoriale. Diceva che il mondo poteva legittimamente cambiare, che le nostre famiglie, tutte, erano degne, con e senza figli, diceva che essere gay o lesbica non ti toglieva nulla, diceva che facevi parte totalmente di questa società e che la tua realtà familiare poteva essere ovunque mostrata, disegnata, illustrata, spiegata anche a scuola e su RAI1 alle 21.

Invece, la legge dice oggi tutto il contrario. Dice: “Siete promiscui e potete scopare come vi pare, tanto non avete relazioni serie. Potete separarvi in tre mesi, tanto, figuriamoci se riuscite a costruire qualcosa di serio e, soprattutto, i figli ve li potete scordare. Non ne siete degni. E guai a parlarne. Se otterrete i doveri verso i vostri figli, lo farete in sordina coi tribunali, sperando che non capitiate su un giudice omofobo”.

Questa è la legge che è passata e sono sicura che passerà alla camera senza modifiche.

Così, chi si accontenta gode e chi non si accontenta andrà il 5 marzo a protestare perché questa legge, che c’è e che ci dobbiamo tenere così com’è, rimane una legge umiliante e discriminatoria.

Qualcuno è felice. Auguri e divertitevi al vostro matrimonio che matrimonio non è. Qualcuno è felice e io non capisco come possa esserlo visto che a essere sacrificati sono i bambini, ma anche la loro dignità di cittadini.

Qualcuno non è soddisfatto e andrà a dirlo con forza il 5 marzo a Roma.

La manifestazione non serve a dire: “Non vogliamo questa legge”. Tanto non ci possiamo fare nulla. I padroni hanno deciso ciò che meritiamo.

Andiamo per dire: “La vostra legge non ci soddisfa. Siamo stanchi di questa politica omofoba. Ce lo ricorderemo nelle urne e non avete finito di sentirci”.

Andiamo a dire: “Se almeno fosse stato approvato il ddl Cirinnà, comprensivo di ogni sua parte, come ci era stato promesso, allora, forse, avremmo anche festeggiato un po’, prima di ripartire alla carica”.

Ma così no. Non possiamo festeggiare. Solo ingoiare il rospo: questo ci tocca. E, semmai, celebrare noi stessi e la grande spranza di essere trattati dal nostro Paese tutti allo stesso modo davanti alla legge, sulla base del principio d’uguaglianza.

Ps: Monica Cirinnà sta preparando una legge sulle adozioni. Sinceramente mi viene da ridere. Per favore non toccate più nulla e lasciamo fare alle leggi europee e ai tribunali.

Facebook Commenti

commenti

3 COMMENTI

LASCIA UN COMMENTO

dieci − 4 =