Nudo in piazza a Diritti alla meta. Intervista ad Andrea Maccarrone

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andrea maccarrone mario mieli
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Intervista ad Andrea Maccarrone, l’ex presidente del Mario Mieli che ha posato nudo alla manifestazione del 5 marzo a Roma.


Di Emanuele Longobardi.

La tanto attesa manifestazione del 5 marzo si è conclusa e i partecipanti hanno fatto ritorno a casa esultando per l’ottimo risultato ottenuto. Piazza del Popolo si è colorata di arcobaleno per un intero pomeriggio e c’è chi si è commosso, chi ha incontrato vecchi amici e chi ne ha trovati di nuovi. Tutto sembra essere andato liscio e le temute provocazioni da parte di chi non accetta l’attuale DDL sulle unioni civili non si sono verificate. Eccetto per un singolo caso.

Nudo alla manifestazione: è subito polemica.

Andrea Maccarone, ex presidente del circolo di cultura omosessuale romano Mario Mieli, ha sfidato il clima rigido di sabato nonché l’intera piazza sfoggiando una mise che a molti non è piaciuta. Fisico sinuoso e pelle candida, l’attivista LGBT per l’occasione ha indossato solamente una foglia di fico, per nascondere le sue grazie e una bandiera arcobaleno come mantello. Le polemiche sono subito scoppiate, sia sui social network che sui siti di informazione. A detta di alcuni, il suo è stato un gesto troppo estremo, che potrebbe porre in cattiva luce la causa gay. Noi di LGBT News Italia lo abbiamo contattato, per permettere al diretto interessato di spiegare le sue motivazioni.

L’intervista.

La manifestazione di oggi, nonostante i comunicati ufficiali, comprendeva differenti rivendicazioni. Perché ha deciso di parteciparvi?

“Più che diverse rivendicazione mi sembra che fosse una piazza che esprimeva diversi sentimenti e giudizi sulla realtà. In parte contraddittori e in parte conviventi persino dentro ciascuno di noi. La rivendicazione unica, nel complesso era quella della piena e completa uguaglianza dei diritti, della laicità (che va sottolineata) e del riconoscimento della genitorialità anche per le persone lgbti, tutte cose che la legge delle unioni civili e il complesso legislativo e istituzionale nel nostro Paese non garantiscono. Però in piazza ci stava chi era tutto sommato soddisfatto della legge approvata al Senato, vedendolo come un utile primo passo e chi invece si sentiva più arrabbiato e deluso per i compromessi al ribasso e l’abbandono della stepchild adoption all’ultimo minuto, chi immagina di poter da subito rilanciare la battaglia e chi per evitare pericolosi contraccolpi vorrebbe prima incassare questa legge. Secondo me la legge sulle unioni civili è una legge con un impostazione già vecchia, rifacendosi a un modello segregazionista (unioni civili solo per le coppie omosessuali e matrimonio riservato a quelle etero) che in Germania risale al 2001 e che “concede” dei diritti ma finisce per togliere dignità stabilendo una cittadinanza di serie b. Ovviamente ho partecipato per contribuire a rilanciare la lotta dicendo la mia”.

La comunità LGBT in queste ora sta discutendo sul suo modo di porsi alla manifestazione, scegliendo di indossare solo una foglia di fico come slip e una bandiera come mantello. Perché questo gesto?

“In questo modo volevo proprio esprimere il mio pensiero. Sulla foglia di fico ci stava scritto unioni civili perché questa legge mi sembra una foglia di fico che continua a lasciarci nudi della dignità e della piena uguaglianza dei diritti e che che quindi viene calata dalla politica sui nostri corpi e sulle nostre vite. Inoltre ritengo che dignità e diritti sono di tutte e tutti e non vanno “meritati” in base alla nostra normalizzazione e presunta “rispettabilità”, insomma non al prezzo dell’omologazione a un modello unico dominante. Le diversità, i nostri corpi, sono una ricchezza e la nostra battaglia deve rimanere una lotta di liberazione contro il conformismo, il sessismo, la sessuofobia. Senza paura di spiazzare e dissacrare. La maggior parte di quei commenti mi sembrano espressione dello stesso odio e della stessa omofobia che ci colpisce da secoli e che dall’esterno cerca di fissare il limite della rispettabilità. Qualche anno fa era sconveniente baciarci in pubblico o tenersi mano nella mano, ci si diceva fate le vostre cose ma nascosti non pretendete diritti, o che dire delle donne, di chi per prima ha deciso di indossare una minigonna senza per ciò essere considerata un semplice oggetto del desiderio maschile? E gli esempi potrebbero essere tanti!”

Era proprio necessario adottare un simile costume per una manifestazione per i diritti civili?

“Nulla è necessario e tutto è indispensabile. Se se n’è parlato tanto vuol dire che era necessario e che una semplice foglia di fico ha aperto un dibattito importante anche all’interno della nostra comunità. Crediamo di doverci meritare i diritti per quanto siamo carucci e omologati o che questi ci spettano in quanto persone? Parliamo di libertà e poi non ci sta bene la libertà di qualcuno che manifesta un’idea e vuole dare un messaggio politico col suo corpo? Forse ci siamo dimenticati che la battaglia per i diritti civili (delle donne, dei neri, dei gay, delle trans) si è combattuta sui i corpi e sulla pelle delle persone, che il moderno movimento lgbt, quello che ha portato ai diritti in quasi tutto il mondo occidentale, è nato per il tacco a spillo di una trans nera newyorchese, arrestata dalla polizia per come era vestita, e non stando in giacca e cravatta a casa a sparar sentenze…”

Prima il bacio in Senato e poi in foglia di fico in piazza. C’è chi insinua che cerca solo notorietà. Come risponde a queste accuse?

“In Senato ho assistito a tutte le sedute della discussione per oltre tre settimane assieme ad alcune attiviste e attivisti che sono venuti con me per testimoniare attenzione pressione sui senatori che stavano parlando e decidendo sulle nostre vite. Sulle tribune del pubblico non è possibile neppure tenere un cellulare acceso, vice uno strettissimo controllo e si è praticamente tagliati fuori dal mondo. Come ho già detto non c’è stato nessun bacio – e vi assicuro che non avrei problemi a dire il contrario se ci fosse stato – ma semplicemente uno sguardo di sfida a Giovanardi di cui nessuno poteva prevedere la reazione. Se questo episodio mi ha consentito di dire delle cose ne sono contento. Io cerco di lanciare i miei messaggi come lo ritengo utile e efficace, evidentemente se arrivano sui giornali hanno anche il loro effetto, magari fossimo in più a lanciare certi messaggi, io sarei più contento e meno al centro dell’attenzione!”

Lei è l’ex presidente del Mario Mieli. Come l’hanno accolta in piazza e in rete i suoi compagni?

“I miei compagni del movimento, del Mieli e di molte altre associazioni, mi hanno accolto benissimo, preoccupati un po’ per il freddo che potevo prendere più che altro. Visto che cita il Mieli, mi fa piacere ricordare il Mario Mieli persona intellettuale e attivista di cui il 12 marzo ricorrerà l’anniversario della scomparsa. Era un’attivista straordinario capace di partecipare a un dibattito televisivo in RAI in completo tailleur da donna e poi, con alcuni compagni di mostrare il culo dal palco di una manifestazione di sinistra per attaccare l’indifferenza di quel contesto che voleva impedire loro di prendere la parola. Chi sta oggi al Mieli quella storia la conosce (o dovrebbe conoscerla) molto bene!”

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