Ungheria blocca accordo europeo sui diritti LGBT

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commissione europea
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Malgrado le riserve iniziali, poi risoltesi, da parte di Lituania, Lettonia e Polonia è stata infine l’Ungheria a bloccare l’accordo europeo che preveniva la discriminazione nei confronti delle persone LGBT. La destra ungherese: “L’Ungheria non è nella posizione di essere d’accordo con la lista di azioni per far avanzare l’uguaglianza LGBT”.


Di Flavia Viglione.

Il Governo olandese, che attualmente detiene la Presidenza dell’UE, ha discusso questa settimana al Consiglio dell’Unione Europea una proposta di accordo che esorta la Commissione Europea a far fronte alla discriminazione omofobica e transfobica, promuovendo misure che favoriscano l’uguaglianza LGBT e intensificando gli sforzi di raccogliere dati sul trattamento dei cittadini LGBT.
Malgrado le riserve iniziali, poi risoltesi, da parte di Lituania, Lettonia e Polonia, l’accordo è stato accolto dalla maggioranza dei paesi.
Tuttavia, i rappresentanti dell’Ungheria hanno posto un veto che ha bloccato l’accordo, nello stesso giorno in cui hanno fermato anche un compromesso con la Turchia sulla crisi dell’immigrazione.

Dall’ala destra del Governo del Paese è stato dichiarato: “L’Ungheria non è nella posizione di essere d’accordo con la lista di azioni per far avanzare l’uguaglianza LGBT” .

L’Unione Europea – dichiara al giornale inglese “PinkNews” Catherine Bearder, unica deputata liberal-democratica della Gran Bretagna – ha giocato un ruolo vitale per favorire i diritti LGBT nel continente negli anni recenti, incluso rendere illegale negare un lavoro a qualcuno in base al proprio orientamento sessuale.

Ma la realtà – continua la deputata – è che in alcuni paesi europei le persone LGBT ancora affrontano persecuzioni e discriminazioni”.

Catherine Bearder ha proposto che la Gran Bretagna usi la propria influenza nell’UE per assicurare il rispetto dei diritti LGBT nei paesi vicini.
L’accordo bloccato chiedeva inoltre l’impegno dell’UE ad adottare delle decise misure per contrastare la “discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” e per “condurre azioni di sensibilizzazione al fine di promuovere l’uguaglianza LGBT”.

Un’altra parte della proposta aggiungeva però che fosse importante “rispettare pienamente le identità nazionali degli Stati Membri e le loro tradizioni costituzionali, nonché la competenza degli Stati Membri nel campo delle leggi sulla famiglia […] prestando comunque attenzione ai diritti fondamentali delle persone LGBT”.

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