Omicidio Roma, per Adinolfi è eterofobia. Per altri Varani faceva l’escort per gay

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luca varani
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Anche Mario Adinolfi e Carlo Taormina dicono la loro sul caso del giovane torturato e massacrato a Roma da Marc Prato e Manuel Foffo. Secondo i due, non è un caso che il ragazzo ucciso fosse “omofobo” e che gli assassini fossero, almeno uno, gay. Eppure, nelle ultime ore, prende piede l’ipotesi del movente a sfondo economico. Luca Varani avrebbe chiesto più di 120 euro per far sesso coi due assassini. Ciò avrebbe provocato il raptus omicida, smentendo le teorie del complotto anti-omfobo.


Di Andrea Miluzzo

Il caso dell’omicidio di Roma sta per perdere i connotati della tragedia per trasformarsi in gossip. Tanto è stato detto su una notizia che avrebbe a malapena dovuto sfiorare gli organi d’informazione lgbt e invece è entrata a gamba tesa nelle nostre teste. La spietata caccia al clic non riesce ad arrestarsi nemmeno di fronte al dolore e allo sgomento per una tragedia efferatissima. Per questo LGBT News Italia ha deciso finora di non parlare dell’argomento. Fino al momento in cui allo sciacallaggio inconsapevole di alcuni organi d’informazione lgbt non ha fatto eco lo sciacallaggio consapevole di Mario Adinolfi.

Ma partiamo dagli antefatti.

Il festino a base di alcol, droga, sesso e atrocità.

È giovedì quando i due amici Marc Prato e Manuel Foffo si trovano insieme per l’ennesima notte a base di alcol, droga e sesso. Il primo è notoriamente gay e organizza serate gay, il secondo dice di essere etero, ma non disdegna i rapporti sessuali con gli uomini. Eppure, lo sballo non è abbastanza, o è talmente tanto da far perdere completamente la testa ai due amici di letto. Hanno bisogno di una ebrezza in più. Ad esempio, ammazzare qualcuno. Così chiamano un altro amico, conosciuto da poco, Luca Varani, che non uscirà più da quella casa se non quasi quarantotto ore dopo, morto.

Il corpo di Varani trovato nudo a letto.

I tre, forse cinque, cominciano a bere e a drogarsi. Poi la tragedia. Un accordo tacito per fare fuori Luca Varani. Forse premeditato, forse un raptus di follia. Foffo e Prato torturano Varani a colpi di martello, gli tagliano le corde vocali perché non possa urlare e, dopo un lungo martirio, lo finisco con una coltellata al cuore. Poi dormono col cadavere in casa. Sabato mattina, Prato prende una stanza in un hotel vicino piazza Bologna e tenta per la terza volta, invano, di farla finita, ingerendo una dose massiccia di barbiturici. Nel frattempo, Foffo racconta tutto al padre che chiama il 112. Foffo accompagna gli inquirenti sul luogo del delitto. É ormai la sera di sabato 5 marzo. Lì, sul letto, viene ritrovato il corpo senza vita di Luca Varani con un coltello ancora piantato al cuore. Prato viene portato in ospedale e salvato con una lavanda gastrica. Ora i due, rei confessi, si trovano al carcere di Regina Coeli.

“Abbiamo ucciso perché volevamo vedere che effetto fa” avrebbe dichiarato uno dei due assassini interrogato dal pm Francesco Scavo.

Gay.it ha offerto il fianco agli omofobi.

Il sito Gay.it è stato accusato sui social di avere, magari inconsapevolmente, prestato il fianco agli omofobi. I primi titoli, poi modificati e poi rivendicati, riportavano un po’ ai tempi del caso Marrazzo, quando ancora erano pochissimi i giornalisti che avevano cognizione del mondo lgbt, di linguaggi rispettosi dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale e azzardavano parallelismi improbabili e pieni di pregiudizi.

Lo sciacallaggio di Mario Adinolfi e Carlo Taormina.

Non sono mancati i commenti del fronte anti-gay. “Il sesso a due non basta più e si va a cercare il terzo. Guarda caso il terzo è quello del post ‘omofobo'” aveva tuonato il neo-candidato sindaco di Roma Mario Adinolfi. “Queste sono le conseguenze del permissivismo e dell’omologazione dell’omosessualità” gli faceva eco l’avvocato Carlo Taormina, noto per le sue posizioni per cui spesso ha dovuto difendersi dall’accusa di omofobia. Adinolfi e Taormina avanzano l’ipotesi del “movente eterofobo”.

Queste sono le conseguenze del permissivismo e dell’omologazione dell’omosessualità

Pubblicato da Carlo Taormina su Lunedì 7 marzo 2016

Impazzano le ricostruzioni dei giornali e Adinolfi finisce colpito dal solito boomerang.

I verbali dei primi interrogatori, però fanno emergere nuovi particolari. In queste ore stanno prendendo sempre più piede le ricostruzioni che presentano Luca Varani come un giovane attento a mostrarsi omofobo in pubblico che però arrotondava facendo sesso a pagamento con uomini. Come prova della presunta omofobia l’ultimo post condiviso su Facebook con gli hastag #noaimatrimonigayinitalia e #vivalafamiglia

Nel corso dell’interrogatorio, però, i due arrestati hanno ammesso di aver attirato in trappola Varani con un sms: “Abbiamo 120 euro per te” e ancora “Vieni c’è anche un trans”. Ciò proverebbe il fatto che il giovane ucciso avesse accettato di concedere prestazioni sessuali a pagamento. E quella frase che gli viene detta prima dell’inizio delle torture «Ti vogliamo pulito, fatti una doccia», la quale secondo i giornalisti del Corriere costituirebbe “una conferma della premeditazione”, potrebbe non essere altro che l’invito a lavarsi prima di far sesso. Non si comprende altrimenti perché il Varani avesse accettato di venire in casa di due noti omosessuali per 120 euro, di lavarsi a comando e di uscire nudo dal bagno. Pulito per cosa? Per far sesso o per farsi uccidere? Sembra chiaro che il giovane abbia inteso per il sesso. E se pure fra i due sodali premeditazione di uccidere ci fosse, agli occhi di Luca l’unica cosa premeditata era il sesso per 120 euro.

Secondo Dagospia Varani voleva più di 120 euro. Questo il movente del delitto.

È proprio un articolo comparso ieri su Dagospia ad avanzare l’ipotesi del movente economico: “In queste ultimissime ore – scrive il giornalista Alberto Dandolo – persone molto vicine a Prato avanzano un’altra ipotesi. Pare che il delitto possa avere un movente. Stupido. Ma un movente. I due ragazzi non volevano “giocare ad uccidere” – per vedere l’effetto che fa – il povero Luca Varani. No. La vittima avrebbe rifiutato di praticare sesso a tre per 120 euro, la cifra pattuita, chiedendone molti di più. A questo punto avrebbe avuto inizio un gioco punitivo sfociato in un omicidio agghiacciante”.

Se così fosse, lo sciacallaggio di Adinolfi e l’accusa di eterofobia si dissolverebbero, anzi, si trasformerebbero in un boomerang contro i familisti, dando credito alla famosa teoria secondo cui dietro un’ostentata omofobia ci sarebbe una latente omosessualità.

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