La giudice a una vittima di stupro: “Hai chiuso le gambe?”. Sessismo sui generis

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L'eretico Blog di don Mario Bonfanti
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La giudice Carmen Molina, Carlo Taormina, la CEI e il “peccato originale” dell’Italia, ovvero il sessismo imperante.


Di Mario Bonfanti.

Abbiamo da poco festeggiato la Festa delle donne ed ecco che la giudice Carmen Molina interrogando la vittima di uno stupro le chiede: “Hai provato a chiudere le gambe in maniera corretta?”

A parte il fatto che non sapevo esistesse una “maniera corretta” di chiudere le gambe; ma una simile domanda, fatta proprio in quel luogo (un’Aula di Tribunale) e a quella donna (vittima di stupro) e, per giunta, da una donna (la Giudice) la trovo allarmante.

Non mi sembra molto differente neppure l’affermazione dell’avvocato Carlo Taormina: «L’omicidio del Varani è conseguenza dell’omologazione dell’omosessualità»

E – dulcis in fundo (beh Lei non poteva certo mancare!) – la CEI sentenzia dal suo pulpito supponente a proposito del film Weekend: pellicola «sconsigliata, inutilizzabile e scabrosa».

Taormina era già stato condannato a un risarcimento lo scorso anno per aver dichiarato che non avrebbe mai assunto un gay nel suo studio legale; ora anche la giudice Molina rischia la sospensione; la Chiesa Cattolica – come sempre –  ne esce (non) sana e salva.

Resta il fatto che quelle frasi sono state dette da persone che hanno un ruolo pubblico e mi sembrano tutte molto gravi; le interpreto come il sintomo di una atavica malattia di cui soffre la società italiana: il sessismo.

Il sessismo nell’interpretazione della Bibbia.

Ma andiamo un attimo ab origine. Nella Bibbia si legge che “Dio  creò  l’uomo  a  sua  immagine;  a  immagine  di  Dio  lo  creò;  maschio  e  femmina  li  creò”; e diversi omofobi prendono proprio questo versetto per sostenere la tesi che l’omosessualità sarebbe contro natura. Trovo intanto curioso (e paradossale) che questi personaggi parlino di un ambito che pertiene alle scienze (la natura) applicandovi criteri ideologici non scientifici (le parole della Bibbia).

Inoltre, vorrei sottolineare che nel testo vi è un’incongruenza indice di una probabile manipolazione: la frase inizia con “Dio creò l’uomo” dove si capisce benissimo che uomo è un sostantivo collettivo (sta per umanità) e singolare (infatti subito dopo troviamo nella seconda parte della frase il pronome lo); alla fine della citazione biblica, invece, misteriosamente compare un pronome plurale (li). Forse qualche amanuense, per evitare confusioni e rettificare la Bibbia stessa, ha voluto specificare che Dio ha creato i maschi da una parte e le femmine dall’altra… anche se il testo all’inizio andava in tutt’altra direzione e non voleva affatto affermare questo.

Infatti si legge “a sua immagine lo creò: maschio e femmina” il che fa supporre che qui stiamo andando oltre il binarismo di genere (a meno che si voglia pensare a Dio come un’accozzaglia di pezzi maschili e femminili messi insieme in “stile mito delle due metà” presente nel Simposio di Platone).

Cultura sessista e binarismo di genere.

E qui si infrange fragorosamente il fondamento di carta di una cultura sessista che distingue nettamente (e contro natura – come la biologia continuamente evidenzia) i maschi (con il pene) da una parte e le donne (con la vagina) dall’altra.

E per la quale è, quindi, ovvio che se tieni le gambe aperte ti si può infilare dentro qualcosa! In fondo – dice addirittura qualcuno – se la sono cercata: si accusano le vittime di essere causa dell’ingiustizia subita.

Se sei donna stuprata è perché avrai provocato tenendo le gambe sconvenientemente aperte; se sei gay sarai andato in giro ondeggiando e vestito in modo stravagante con le sopracciglia rifatte.

Credo sia arrivato il tempo di smascherare (e con urgenza!) tutti questi luoghi comuni sessisti, anche religiosi (per questo cito la Bibbia) che celano italiche arretratezze. Non possiamo starcene zitti e subire gli insulti o le sentenze di certi beceri pulpiti.

È giunta l’ora di superare definitivamente il binarismo di genere, vero “peccato originale” italiano (nel senso di origine ed errore da cui provengono sessismo, violenza sulle donne, omo-bi-transfobia, ecc).

Come sapientemente suggerisce il mitico racconto biblico, tutte e tutti siamo (contemporaneamente e nello stesso tempo) sia maschio sia femmina… con buona pace di chicchessia.

E, in questa direzione, mi auguro che la Festa delle donne venga presto abolita, per essere trasformata nella Festa della Femminilità di tutte noi.

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Don Mario Bonfanti
Mario Bonfanti, prete queer, uscito dalla chiesa cattolica l'11 ottobre 2012 (Giornata internazionale del coming out) per essere liberamente e autenticamente se stesso come persona profondamente spirituale e intensamente sessuale insieme. Ora appartiene alla MCC (Metropolitan Community Church) un movimento cristiano mondiale inclusivo verso tutti (etero e LGBTIQA persons, cristiani e appartenenti ad altre religioni, credenti, agnostici, atei) che si batte per i diritti di tutte e tutti. Guida "Il Cerchio", una comunità di ricerca spirituale libera e liberante, che s'impegna a diffondere il messaggio di giustizia, amore universale e rispetto. Libero professionista in ambito di crescita personale è life coach, mediatore familiare, Master Practitioner in PNL, leader di Yoga della Risata e formatore indipendente di Comunicazione Nonviolenta. Da anni si impegna per i diritti umani nel mondo e sul territorio per una cultura che superi sessuofobia, omobitransfobia, misoginia. Attualmente ha una relazione BDSM e si batte per sdoganare i tabù della nostra cultura e per cogliere la spiritualità insita nella sessualità umana.

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