Omofobia al luna park: “Chi non urla è gay”. Ma una madre non ci sta

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Giostraio di un luna park a Lavis: “Chi non urla è gay”. La bambina riporta la frase omofoba a casa e la madre torna dal giostraio a fargli una bella lezione di vita. Storia di ordinaria omofobia a lieto fine.


Di Emanuele Longobardi.

“Chi non urla è gay”. Questo è stato l’incitamento di un giostraio del luna park allestito in piazza Anita Garibaldi, a Lavis, Trentino Alto Adige. L’installazione ludica, che tradizionalmente precede l’inizio della fiera della Lazzera, è frequentata da numerose famiglie che portano i propri figli a svagarsi e a socializzare per qualche ora.

C’è chi dice no.

Ad alzare la voce è proprio un genitore, che vuol rimanere anonimo. L’uomo ha raccontato a Trentino Corriere Alpi che venerdì sera la figlia di 12 anni, tornando a casa, aveva esordito con: “Sai papà che l’uomo degli autoscontri continua a dire: chi non urla è gay?”. Turbato da questa testimonianza, l’indomani ad accompagnare alle giostre la piccola è la madre, che sente con le sue orecchie la medesima frase.

La perplessità del giostraio.

Senza pensarci su due volte, la mamma si avvicina al giostraio in questione e gli fa notare che la sua frase è omofoba. Al dire della donna, l’uomo del luna park si dimostra incredulo e perplesso e infine, provvede a modificare la frase incriminata: “Chi non urla è sfigato”.

Questa è una storia di omofobia radicata, che passa attraverso il gioco e la quotidianità, ma anche di educazione civica e senso di responsabilità. Adesso, grazie ad un piccolo gesto, i bambini di Lavis non saranno più obbligati a interiorizzare l’omofobia.

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