Perugia, “Kung Fu Panda è gender” materna annulla gita al cinema

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Kung Fu Panda 3
Kung Fu Panda 3

Accade a Perugia, dove una suola materna è stata costretta ad annullare la trasferta al cinema per 90 bambini in seguito alla protesta di tre genitori. Oggetto della censura è stato il cartone animato Kung Fu Panda 3. Per tre genitori sarebbe un film di propaganda gender.


Di Andrea Miluzzo.

È accaduto nel perugino, dove ai bambini di una scuola materna è stata negata la visione del nuovo cartone animato Kung Fu Panda 3.

La scolaresca aveva organizzato una trasferta al cinema per lunedì scorso, alla quale aveva dato adesione un nutrito gruppo di 90 bambini, d’età compresa fra i 3 e i 5 anni.

Ma questa volta, c’è chi ha detto no.

Sotto accusa è finito Kung Fu Panda 3, il film d’animazione diretto da Jennifer Yuh e Alessandro Carloni e prodotto dalla DreamWorks Animation. Oggetto di contesa fra laici e ultracattolici, il cartone animato è stato messo al bando su invito di Mario Adinolfi in quanto la famiglia rappresentata dagli sceneggiatori contrasterebbe con lo schema della famiglia eterosessuale di cui l’organizzatore del Family day è forte sostenitore.

Tre genitori dunque hanno aderito alla chiamata alle armi e sono scesi sul piede di guerra. Secondo i ferventi cattolici il film veicolerebbe messaggi di propaganda gender.

Così, a seguito della protesta, la trasferta è stata annullata dalla scuola per evitare problemi.

La chiamata alle armi di Mario Adinolfi e la lite con Fabio Volo.

È di appena pochi giorni fa la furibonda lite telefonica fra Fabio Volo, uno dei doppiatori italiani di Kung Fu Panda e il paladino della famiglia eterosessuale Mario Adinolfi. Il neocandidato sindaco di Roma sosteneva che il film fosse uno spot per le famiglie omogenitoriali perché il piccolo panda avrebbe de padri. Secondo Fabio Volo, invece, si tratterebbe di una normalissima storia di un padre che per disgrazia perde il figlio piccolo e si ostina a cercarlo fin quando lo ritrova sano e salvo perché cresciuto e accudito da un altro panda maschio che si era preso cura dell’orfano. Il piccolo panda dunque si ritroverà ad avere un padre biologico e un padre adottivo. Non si tratta affatto di famiglia omogenitoriale perché fra i due padri non c’è alcun legame affettivo.

Tu hai delle patologie che hanno trovato nella religione una casa confortevole, ma tu devi fare delle terapie o prendere degli psicofarmaci. Tu non sai il danno che fai alle persone. Stai dicendo che uno che cresce un figlio non è un padre perché biologicamente non vale niente, che cos’è un vitello?”. Così aveva detto in quell’occasione il conduttore radiofonico di Radio Dj ad Adinolfi.

“Davanti a una frase così cosa debbo dire? – Gli aveva replicato Adinolfi – Se mi dici che ho delle malattie e devo andare in terapia che debbo dire?”.

“Certo – ribatteva Volo – così come quando giochi a poker e poi ti sposi a Las Vegas e poi diventi supercattolico. In una società normale tu ti faresti degli psicofarmaci o una terapia. Non puoi dire che se tu adotti un figlio non sei il padre. Non c’entra niente col cattolicesimo, io l’ho letto il Vangelo. Tu ti nascondi dietro il nome di una religione perché devi curarti delle patologie”.

Sulla costruzione mediatica del fenomeno gender abbiamo già parlato in questo articolo. L’unica speranza, oggi, è che i bambini non finiscano vittime ignare di una guerra ideologica senza esclusione di colpi.

Io invece mi chiedo, oggi, nel 2016, chi ha paura ancora di un Panda?

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