Mississippi, definitiva la legalizzazione delle adozioni gay

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unioni civili e stepchild adoption
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Stanotte è scaduto l’ultimo termine per i funzionari del Mississippi di appellarsi contro la decisione della corte federale che ha ritenuto incostituzionale il divieto delle adozioni gay nel paese. Le adozioni gay diventano definitivamente legali nello stato federale.


Di Flavia Viglione.

Da stanotte è definitivo che in Mississippi non c’è più alcun organo giuridico che difenda il divieto di adozione per le coppie gay, imposto dal 2000 nel paese, e ritenuto gerarchicamente più determinante della decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti del giugno 2015 che legalizzava i matrimoni gay in tutti i 50 stati.

La decisione del giudice federale.

Era stato il  giudice federale Daniel Jordan, lo scorso 31 marzo, a dichiarare che il bando sulle adozioni gay del Mississippi fosse incostituzionale, ordinando al Dipartimento dei Servizi Umani del Mississippi di cessarne l’applicazione immediatamente. “La maggioranza della Corte Suprema degli Stati Uniti detta la legge per l’intero paese, e le corti minori sono obbligate a seguirla – ha dichiarato il giudice –  in questo caso (la legge del Mississippi) viola la Equal Protection Clause della Costituzione degli Stati Uniti”.

Il caso.

La dichiarazione del giudice era stata la conseguenza della causa intentata da quattro coppie omosessuali su cui gravava la presenza del bando sulle adozioni gay del Mississippi.
“Aspetto di poter adottare mio figlio da 16 anni, perciò sono felicissima”. Lo ha dichiarato al sito BuzzFeed News Susan Hrostowski, una dei querelanti del caso insieme a sua moglie, Kathryn Garner.

“Fanno sentire gli eterosessuali superiori alle persone LGBT – ha detto la Hrostowski del governo e dei funzionari della legge – così all’opinione pubblica non interessa quando si distrugge il resto dello stato”.

Nonostante questo ultimo tassello per l’uguaglianza negli Stati Uniti, rimangono legali nel Mississippi le ultime leggi anti-gay, verso le quali si è mosso un boicottaggio che conta molti nomi famosi tra cui quello di Bryan Adams.

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