Unioni civili, legge storica, ma i nostri figli sono stati stralciati

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marilena grassadonia con famiglie arcobaleno
marilena grassadonia con famiglie arcobaleno

Appena approvato il ddl unioni civili, Marilena Grassadonia, presidentessa Famiglie Arcobaleno, ripercorre le battaglie di questi mesi che hanno visto in prima linea genitori gay e lesbiche coi loro figli e commenta a caldo la legge: “I nostri figli – scrive su LGBT News – sono stati stralciati perché la loro serenità stava per mettere in crisi l’intero impianto delle legge”.


Di Marilena Grassadonia, Presidentessa Famiglie Arcobaleno.

È difficile, molto difficile commentare la legge sulle unioni civili che è stata approvata. Le emozioni si susseguono e sono le più disparate… sono emozioni di attivista, sono emozioni di madre.

In questi mesi abbiamo detto tutto. Questa non è mai stata la “nostra” legge ma, nella sua stesura iniziale, poteva essere un buon punto di partenza. Lo abbiamo ripetuto fino allo sfinimento e ci siamo anche detti, dando ascolto al nostro senso di responsabilità, sia come attivisti lgbt, che come genitori omosessuali, che, nonostante tutto, avremmo dovuto vigilare sull’approvazione di quel testo.

Oggi è stata approvata dalla Camera una legge “monca”, che ha stralciato la seppur minima possibilità di tutela giuridica per i nostri figli che avrebbero potuto, semplicemente, dormire sonni più tranquilli.

Perché la stepchild adoption è il diritto per i nostri figli ad avere riconosciuti dalla legge quegli stessi genitori che li hanno desiderati, voluti, amati e che li crescono ogni giorno con amore e responsabilità.

La stepchild adoption tutela i nostri figli rispetto gli imprevisti della vita e inchioda noi genitori semplicemente ai nostri doveri.

Oggi abbiamo una legge che segna sicuramente un momento storico per il nostro paese, che si doterà comunque di un primo riconoscimento giuridico per le coppie omosessuali. Una legge importante per molti, ma che comunque ci pone davanti alla inconfutabile realtà che da domani le coppie omosessuali saranno ufficialmente giuridicamente “riconosciute” come “altro” rispetto le coppie eterosessuali.

La teoria dei piccoli passi non regge nel 2016 e soprattutto non può reggere in un paese che si vanta di essere tra i fondatori dell’Europa dei diritti. La politica ha perso un’occasione, il Paese ha perso un’occasione. Questa legge sulle unioni civili segna un profondo solco tra la realtà e la politica.

Ci siamo spesi fino all’inverosimile. Abbiamo aperto i nostri cuori e le nostre case, abbiamo raccontato le nostre storie e lo abbiamo fatto fermamente convinti che l’unica strada da percorrere fosse quella della verità e della cultura. E questa strada noi continueremo a percorrerla nell’unico modo che conosciamo: raccontandoci, mettendoci la faccia con onestà e orgoglio.

È finito il tempo di cercare consensi sulle nostre scelte, oggi è il tempo di pretendere rispetto per le nostre vite e per le nostre famiglie.

Ma quello che rimane più nel profondo è l’amarezza. L’amarezza delle nostre famiglie che si sono spese con tutta l’anima e che si sono ritrovate da essere “il cuore della legge” ad essere messe il giorno dopo in un angolo perché considerate scomode.

I nostri figli, belli come il sole, sono stati stralciati perché la loro serenità stava per mettere in crisi l’intero “impianto delle legge”.

È questo quello che è successo, senza giri di parole.

L’ipocrisia della nostra politica è arrivata al punto di mettere da parte i bambini pur di raggiungere un obiettivo politico. Qualcuno ha detto: “il Parlamento è lo specchio del paese, dobbiamo ascoltare le varie anime”. Io rispondo: il Parlamento è il luogo in cui si dovrebbe legiferare per fare in modo che tutti i cittadini di questo paese abbiano gli stessi diritti e i medesimi doveri. Il Parlamento è il luogo che dovrebbe indirizzare il paese verso la civiltà e la democrazia. Il Parlamento non va dietro i sondaggi, va dietro la vita reale e le esigenze dei suoi cittadini.

Ma in Italia, purtroppo, man mano che si sale di livello, i palazzi del potere si allontanano dalla realtà. E mentre si sta per approvare “una legge già vecchia” i nostri figli e le nostre famiglie vivono la vita reale al passo coi tempi.

Nelle scuole, nei parchi, nelle palestre le nostre famiglie vivono la propria quotidianità relazionandosi con le altre famiglie, quelle stesse famiglie che in questi mesi ci hanno accompagnato lungo questo percorso.

Le piazze si sono riempite di gente comune, di uomini e donne, di bambini e bambine che hanno dimostrato con il loro esserci che in realtà le famiglie arcobaleno hanno già vinto sul campo della vita reale.

Il Parlamento sta giocando la sua partita su un altro campo, lontano da qui.

Noi non ci fermeremo mai e continueremo a giocare la nostra partita per il raggiungimento di quelli che sono gli unici obiettivi di civiltà che conosciamo: il riconoscimento dei nostri figli alla nascita, il matrimonio egualitario, l’adozione piena e legittimante per i figli che già esistono all’interno delle nostre famiglie, la possibilità di adottare per tutti.

Il mio ultimo pensiero va a tutte le coppie di gay e lesbiche che aspettano “una” legge da trent’anni; a loro va il mio abbraccio sincero insieme alla certezza che li ritroveremo sempre al nostro fianco, perché i bambini non devono essere mai, ripeto mai, lasciati indietro.

Voi siete la storia, i nostri figli sono il futuro e non dobbiamo mai permettere a nessuno di dividere le nostre strade, perché un futuro senza storia non potrà mai esistere.

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