Margherita Buy e Sabrina Ferilli lesbiche in Io e lei. Ferilli: “Io nelle chat gay con un nickname”

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Margherita Buy e Sabrina Ferilli lesbiche in Io e lei
Margherita Buy e Sabrina Ferilli lesbiche in Io e lei

di Flavia Viglione.


Margherita Buy e Sabrina Ferilli lesbiche in Io e lei, il film di Maria Sole Tognazzi. LGBT News era all’anteprima romana per la stampa. La Ferilli confessa: “Ho preparato il personaggio discutendo di problemi e diritti nelle chat gay con un nickname”. Grande passo per il cinema, ma secondo voi gli Italiani sono pronti?


Con la responsabilità di affrontare un tema su cui regna ancora ignoranza, “Io e lei”, un film di Maria Sole Tognazzi, sarà nelle sale italiane dal 1 Ottobre. La storia di due donne mature, che si trovano a confrontarsi con una realtà sociale che le costringe a vivere da anni la loro relazione sentimentale a “metà”. Diverse: Marina, interpretata da Sabrina Ferilli, liberamente fiera di essere lesbica e Federica, personaggio di Margherita Buy, con un matrimonio alle spalle, si trova alla sua prima relazione, seppur duratura e stabile, con una donna.

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Per cercare di mettere a fuoco un po’ più da vicino questa “sfida” accolta dal cinema italiano, noi di LGBT News Italia, eravamo presenti all’anteprima romana del film per la stampa.

«Una storia come tutte le altre, nella sua quotidianità» dice la regista ai giornalisti presenti. Vera protagonista, infatti, è la ”normalità della quotidianità” di una coppia, per sottolineare che, se tutte le storie d’amore sono uguali, allora tutte le coppie meritano gli stessi diritti.

Per Sabrina Ferilli, l’ignoranza e di conseguenza la paura giocano un ruolo fondamentale sul tema del riconoscimento dei diritti LGBT:

Sono sicura – dichiara – che se togliessimo soprattutto in un paese bigotto come il nostro la parola ‘sesso’, alcune cose sarebbero più facili e accettabili.

Per entrare nel personaggio, racconta, identificandosi con un nickname, ha passato ore nei forum in cui si discuteva di temi LGBT e delle libertà che questa comunità chiede da tempo. La sconcertante realtà che si è delineata attraverso i commenti che ha letto e a cui ha spesso controbattuto, è stata quella di una diffusa convinzione che concedere il matrimonio ai gay, renderebbe logico allora tutelare tutti gli altri desideri umani, dalla bigamia fino ad arrivare alla pedofilia. Per un Paese come l’Italia, dice, sarebbe più semplice accettare certe cose se si spiegasse come non siano legate imprescindibilmente ad un discorso di sesso, sostituendo, ad esempio, i termini “omosessuale” ed “eterosessuale” con “omosentimentale” ed “eterosentimentale”.

Anche Margherita Buy si è preparata per costruire il suo personaggio nella sua complessità, poi, precisa, ha interpretato la storia d’amore vivendola esattamente come quello che era: una storia d’amore.

Purtroppo, nel corso della conferenza stampa, abbiamo potuto costatare come i giornalisti presenti insistessero su domande poco interessate all’aspetto umano del film. Non ci si è infatti curati di approfondire se le attrici siano riuscite a sperimentare sulla propria pelle quale sia il peso di un giudizio severo sulla propria identità imposto da una società che discrimina. Questa trascuratezza, insieme alla richiesta di descrivere  il lato goliardico del film, chiedendo se si fossero “divertite” ad interpretare quei ruoli, sono esattamente lo specchio di come siano letti e rappresentati dall’opinione pubblica temi seri come questo.

La nostra società potrebbe senz’altro approfittare di questa pagina originale del cinema del Bel Paese per cambiare prospettive e arricchirle di un’empatia che indaghi più a fondo nella questione, perché, per citare Sabrina Ferilli: “È compito della gente alzarsi e far cambiare le cose”.

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