Ideologia Gender. Se esistesse sarebbe ideologia del rispetto. Quella delle lobby antigay è ideologia del disgusto

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Un papà che passa l'aspirapolvere in un disegno sul Gender
Ideologia Gender
Dopo aver visto la pubblicità “Gender Neutral”
Facciamo chiarezza sulla famigerata Ideologia Gender
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Da parte di alcune organizzazioni di fanatici antigay è in atto da un po’ di tempo, in Italia, una pesantissima campagna di disinformazione volta a diffamare le persone omosessuali e trans secondo i canoni del complottismo più sfrenato. Dopo aver commentato la pubblicità “Gender Neutral” di un’azienda, facciamo chiarezza sulla famigerata Ideologia Gender a scuola.


Di Andrea Miluzzo.

In Italia sono sempre più agguerrite le associazioni antigay. In linea di principio i loro componenti contestano le definizioni scientifiche dell’omosessualità come “normale variante dell’orientamento sessuale” e l’approccio dei Cultural Studies, sorti in ambienti universitari, che hanno fatto delle peculiarità culturali di minoranze discriminate nel corso della storia oggetto di studio, facendo emergere lecite istanze liberatorie e rivendicative. In realtà, rifacendosi all‘ideologia dell’integralismo cristiano, gli antigay si oppongono a qualsiasi forma di riconoscimento giuridico per le persone omosessuali e trans. In questo periodo, la loro strategia si è concentrata nella costruzione del mostro del Gender, presentato come tentativo di voler omologare le differenze biologiche fra uomo e donna, plasmare una sorta di essere androgino e far diventare omosessuali tutti i bambini eterosessuali, costringendoli a masturbarsi in classe a tre anni secondo un fantomatico progetto europeo.

Ma questa è pura follia e chi, a chiaro scopo diffamatorio, attribuisce tali intenzioni alle associazioni LGBT, in un Paese civile e avanzato, sarebbe già stato buttato in galera per diffamazione, falso ideologico, diffusione di notizie false che creano allarme sociale, istigazione alla violenza.

La verità è l’esatto opposto: gli specialisti dell’infanzia dovrebbero impostare nelle scuole pubbliche un discorso che punti alla moltiplicazione e al rispetto di tutte le differenze, partendo dalla costatazione che è limitativo ridurle a un rigido schema binario normativo del maschio-femmina.

Le direttive europee diramate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità parlano semmai della necessità di introdurre, attraverso medici, sessuologi, psicologi, esperti del settore, l’educazione sessuale nelle scuole per contrastare bullismo, pregiudizi e stereotipi di genere, violenza di genere.

Non esiste da alcuna lobby omosessuale un tentativo di omologazione dei sessi e delle differenze, o di neutralizzazione delle differenze di genere. E se esistesse una lobby omosessuale, in italia, la nostra legislazione, in tema di diritti civili, sarebbe già al passo con quella dei Paesi più avanzati del mondo.

La comunità LGBT, come minoranza discriminata, ha sempre combattuto per il principio dell’inclusione di tutti, da realizzarsi con un’educazione alle molteplici inclinazioni che possono differenziare le persone anche all’interno di uno stesso genere biologico.

L’unica riflessione che è possibile estrarre dall’impulso positivo dei Gender Studies, branca dei Cultural Studies, di cui i cattolici non hanno mai letto alcuno studio, è la valorizzazione delle differenze e il contrasto dei pregiudizi di genere che nella storia hanno imposto alle donne di far cose da donne e agli uomini di far cose da uomini, discriminando, umiliando, fino a spingere al suicidio, chi non rientrasse nei ranghi: un ragazzino a cui piacciono i fiori o i pantaloni rosa, un bimbo effeminato, una ragazzina affascinata dai motori, o verdazzurro piuttosto che dal rosa.

Le cose che fa, o può fare una donna, non sono sempre legate al dato biologico, ma variano in base alle culture. Per i fanatici islamici una donna non può guidare e non può amare il calcio, da noi sì; da quelle parti una donna al volante viola gli stereotipi di genere ed è una minaccia per l’ordine naturale, da noi no. Per questo si dice che alcuni fattori del comportamento maschile e femminile sono soggetti alle culture particolari, ma ciò non riguarda le differenze biologiche del maschio-femmina. Per i fanatici cattolici, oggi, l’omosessualità è considerata una minaccia all’ordine naturale stabilito da Dio, esattamente come lo fu Galileo. Per questo siamo certi che queste spinte oscurantiste – trovano terreno fertile nella generale crisi valoriale ed etica che coinvolge l’intera società attuale – avranno forza ancora per poco e si depotenzieranno in maniera progressiva col rinnovo generazionale e con una maggiore consapevolezza scientifica.

Superare gli stereotipi di genere, invece, significa insegnare ai vostri figli, che esistono anche i bimbi maschi che amano stirare, che adorano il rosa, che si innamorano di altri maschi, o a cui non piace il calcio; abituarli a convivere in armonia con milioni di differenze fra gli esseri umani, da valorizzare come fonte di ricchezza per la società. Spiegare che è riduttivo incanalare le diversità umane in un sistema binario del maschio e della femmina, dannoso obbligare i bambini a fare, amare, sentire, desiderare, specifiche cose, proprio in quanto maschi o femmine. Significa prevenire episodi di bullismo scolastico impedendo che altre vite finiscano in un lancio dal quarto piano di una scuola. Significa non tollerare più che una bimba che da grande vuole fare la “muratrice”, per costruire alla mamma una casa più grande, debba essere murata viva nella segregazione dell’infamia, o castigata in bagno da un branco di bulli devoti al messia. Un bambino a cui piace l’uncinetto, o giocare con le bambole, rientra nella normalità delle infinite sfaccettature e differenze che arricchiscono il genere umano. Come può qualcuno pensare che valorizzando le differenze e decostruendo gli stereotipi di genere si rischi il sovvertimento dell’ordine sociale?

Alla luce di tutto questo, dunque, secondo voi, quale delle due teorie è più pericolosa e minacciosa per la crescita sana e la sicurezza dei vostri figli? L’ideologia del rispetto o l’ideologia del disgusto?

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