Unioni civili. Nessuno tocchi la stepchild adoption

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Unioni civili e stepchild adoption
Unioni civili e stepchild adoption

Previsto per il 26 gennaio l’inizio della discussione in Senato del nuovo testo del ddl sulle Unioni civili. I dem cattolici mettono in pericolo la stepchild adoption. Viaggio fra le promesse eterne, le alleanze possibili, la conta dei numeri e le speranze degli italiani


di Giordano Greco.

Inizia il conto alla rovescia per l’arrivo in Senato e l’approvazione del tanto discusso DDL Cirinnà che prevede l’unione civile tra persone dello stesso sesso.

Una fase non nuova quella che stiamo vivendo, di forte dibattito sui diritti civili, visto che si attende da 30 anni una legge sul matrimonio egualitario anche in Italia. Trenta anni di parole, promesse, annunci e false illusioni  andate tutte a vuoto da quando approdò in Parlamento il primo testo di Legge firmato dalla Parlamentare del PCI Angela Bottari. Da allora la corsa a diventare il fanalino di coda dell’Europa nel campo dei diritti, per il nostro Paese, è stata breve.

Fino ad oggi si sono alternati  anni di stallo, anni di più ferventi dibattiti sul diritto dei gay di contrarre  un matrimonio o una  forma vaga di diritto a sposarsi. In questi anni, anche gli anni inutili dell’Unione di centrosinistra guidata da Romano Prodi che aveva nel programma l’approvazione dei PACS, divenuti poi DICO e successivamente relegati a John Doe della storia parlamentare italiana.

La conta dei voti

Questa volta però si fa sul serio. Per quanto l’iter parlamentare sia solo all’inizio, gioca un ruolo importante la trasversalità di appoggio al Disegno di Legge. In Prima linea le forze di opposizione: il M5S può contare su 35 senatori pronti a votare a favore del provvedimento, l’area a sinistra del Pd (Vendola e Fassina) e il gruppo (alla Camera) dell’ex candidato segretario Pd Pippo Civati, una buona dose di ex Pentastellati, passati a miglior rimborso nel gruppo misto, e sparute decine di forzisti lasciati al voto di coscienza sui temi etici dei diritti civili guidati, dall’ex senatore Berlusconi anch’egli in una situazione sentimentale di coppia di fatto. Ci sono i numeri, c’è l’Europa che lo chiede e sanziona il nostro Paese, c’è una coscienza popolare di accettazione del provvedimento. I tempi sono maturi per approvare le Unioni Civili anche in  Italia.

Il gioco al ribasso dei dem cattolici

Nelle ultime ore qualche ultra ortodosso all’interno del Pd prova a giocare la carta del ribasso cercando di bypassare la Stepchild adoption con un “affido“. La notizia ha mandato in tilt un po’ tutti. Non per la paura di non far passare il ddl, ma per il timore che quest’ultimo al Senato possa essere approvato grazie ai voti della più acerrima opposizione al Premier Matteo Renzi e al Pd: il Movimento Cinque Stelle. Ad un solo patto, ci tengono a precisare sia il deputato Danilo Toninelli per la Camera che il senatore Alberto Airola per il Senato: non si accettano giochi al ribasso, in quanto, per onestà intellettuale, oggi non potrebbero venir meno al mandato della rete sovrana, che si è espressa per il Sì al ddl Cirinnà completo di tutti  i suoi articoli.

La resa dei conti il 26 gennaio

Nel Pd tira dritto la Senatrice Monica Cirinnà, la cui credibilità sarà messa in gioco il 26 gennaio prossimo, data utile per approvare le unioni civili e passare ai colleghi a Montecitorio il fardello. C’è fermento nella maggioranza di Governo. Ncd ormai messa all’angolo non conta davvero nulla in termini numerici.

Saranno 20 giorni di fuoco, colpi bassi, che ci auguriamo tutti non sfocino nella mancanza di  rispetto minimo della persona. Questo auspicio basterebbe già per comprendere il livello del dibattito che ruota intorno al provvedimento. Ma “devono essere approvate”, questa è la voce unanime di tutti coloro che aspettano da 30 anni.

È solo un piccolo passo, un’elemosina all’italiana, ma non ci sono più motivi per portare il compromesso storico sui diritti civili ad un livello ancora più arretrato.

I ribassi sul ddl sono già stati apportati tutti, sanciti con la presentazione di un nuovo testo. Non contiene l’adozione, ma solo la stepchild adoption e non è immaginabile votare il provvedimento privo della stessa.

Non ci sono neppure più i tempi per rimandare la discussione, va però ricordato a tutti gli interessati che questo primo compromesso storico sui diritti civili potrà trovare terreno fertile se la battaglia decisiva la si fa al di là dei colori politici, ma basandola sul buonsenso, mettendo al centro il cittadino e l’evoluzione culturale di questo Paese ormai sconfinato nel blocco sovietico e sempre troppo poco occidentalizzato rispetto alle democrazie Europee.

È un momento delicato per milioni di cittadini. Per questo mi auguro la trasversalità nel momento del voto e che i media ne approfittino per fare sul tema corretta informazione. La politica si svesta di campagna elettorale e si vesta da centro di formazione per l’intera Nazione.

Qualsiasi evoluzione culturale ha bisogno di essere accompagnata per mano e sostenuta al fine di tutelare, correggere ed insegnare che il rispetto e la tutela delle diversità rappresentano la riuscita di un’intera comunità che volge lo sguardo verso la Civiltà.

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commenti

1 COMMENTO

  1. […] Con il voto di coscienza la classe politica attuale si assume, da sola, la responsabilità di rendere l’Italia un Paese civile o rimanere ancorata ad un triste retaggio di poca lode, la politica, tutta, sa che non può chiedere ribassi alla comunità LGBT italiana. L’ultimo “compromesso” possibile e plausibile, tenuto conto che si partiva dal matrimonio egualitario, era di approvare almeno le unioni civili che contenessero la regolamentazione della stepchild adoption. […]

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