È ufficiale e c’è il documento: 30 cattolici del PD chiedono lo “stralcio” della stepchild adoption

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unioni civili e stepchild adoption
unioni civili e stepchild adoption

Adesso è ufficiale: con tanto di documento scritto i parlamentari cattolici del PD hanno chiesto lo stralcio dell’articolo che introduce la stepchild adoption. Contrari alla proposta ReteDem, Viotti, Lo Giudice, M5S, ex SEL


di Caterina Coppola.

Qualcuno lo diceva da tempo: l’ostacolo maggiore all’approvazione della legge sulle unioni civili è tutto dentro il PD. I Giovanardi, i Malan, i Sacconi, erano solo un alibi, quasi folklore. A confermarlo definitivamente è l’esito della riunione della cosiddetta “bicameralina” del partito di Renzi che si è svolta ieri sera. Il gruppo ristretto formato da senatori e deputati rappresentanti di tutte le aree del partito e guidato da Micaela Campana, responsabile welfare e diritti civili, non ha trovato la quadra.

Sono i cattolici a mettere il bastone tra le ruote e a chiedere, senza nessun passo indietro, lo stralcio delle stepchild adoption dalla legge. Una spaccatura tutta diversa, rispetto a quelle viste ai tempi del Jobs Act, della Buona Scuola o della riforma del Senato. Questa volta, infatti, ad alzare la voce non sono le minoranze, piene di gufi di sinistra, ma si tratta in buona parte di renziani, guidati da Rosa Maria di Giorgi, tra i fedelissimi del premier fin dalla prima ora.

Cos’è successo ieri sera? È successo che, dopo le dichiarazioni di Mons. Galantino al Corriere della Sera in cui il capo dei vescovi si è detto probabilista su una disciplina delle coppie ribadendo un secco no all’adozione del figlio del partner, è arrivato una sorta di manifesto firmato da trenta  deputati dem di area cattolica in cui chiedono lo stralcio delle stepchild adoption contenuta nell’articolo 5 del testo, argomento che andrebbe discusso a parte. Ma non è tutto. Si chiede anche una riformulazione degli articoli 2, 3 e 4 del DDL per evitare che le unioni civili possano essere in qualche modo assimilate al matrimonio.

Ecco cosa si legge nel testo:

«In particolare chiediamo:

1) una riformulazione giuridicamente più coerente degli art. 2, 3 e 4 che eviti i rimandi  pedissequi alle norme del Codice civile sul matrimonio ivi considerato nella sua accezione  costituzionale, sanando così le contraddizioni e ambiguità ora presenti;

2) che, in premessa, il riferimento all’art. 2 della Costituzione sia reso esplicito;

3) che l’art. 5 che introduce la cosiddetta “stepchild adoption” sia stralciato e rinviato ad una riforma più organica degli istituti paragenitoriali, ovvero sostituito con soluzioni normative che, nel garantire piena tutela ai diritti dei minori, evitino di legittimare o incentivare comportamenti gravemente antigiuridici».

Dicono, fonti del Pd, che l’iniziativa ha scatenato le ire dei senatori cattolici, Di Giorgi, Fattorini e Lepri in testa, che avrebbero voluto avere la paternità della proposta e che ora il compito di risanare la spaccatura nella spaccatura, sia tutto nelle mani di Zanda, capogruppo al Senato. Se intanto vi siete convinti di stare leggendo le posizioni di un Giovanardi o di un Malan, capiamo il vostro disagio.

Ma fonti interne al PD parlano di un’altra strada che nella riunione di ieri sera qualcuno avrebbe proposto: una modifica alla legge sulle adozioni attualmente in vigore, la n.184/83, a cui si rifà l’art.5 del DDL sulle unioni civili, per inserire un istituto destinato solo alle coppie omosessuali. Non più le stepchild adoption già previste per le coppie eterosessuali dalla legge ed estese alle coppie gay, ma qualcosa di specifico con qualche differenza. Quali possano essere le differenze, non è stato detto. Qualcuno ipotizza che sia un modo per rafforzare il divieto alla gestazione per altri e il potere del giudice di concedere l’adozione. Come questo possa avvenire, non è chiaro, dato che la GPA è già vietata e che è già il giudice ad avere l’ultima parola sull’adozione del figlio del partner, in caso di unione civile, o del coniuge in caso di matrimono.

Di fatto, l’unica ipotesi davvero in campo per sostituire le stepchild adoption rimane l’affido rinforzato proposto dai senatori cattolici.

Contrari a questo ennesimo ribasso giocato tutto sulla pelle di coppie, bambini e famiglie, i promotori della legge e ReteDem, la corrente del Pd che vede tra i suoi rappresentanti Sergio Lo Giudice e Daniele Viotti e che ha aderito, come anche Possibile, alla mobilitazione promossa dalle associazioni LGBT in più di 40 piazze italiane per chiedere che l’Italia faccia il primo passo verso l’uguaglianza. In opposizione alla diminutio ci sono anche gli ex deputati di Sel confluiti nel Pd.

Ma anche il capogruppo alla Camera, Rosato, ribadisce che, ferma restando la libertà di coscienza, si va avanti sul testo attuale definito “un buon testo di base”.

A margine, la notizia secondo cui Forza Italia voterà no all’intero DDL, con l’unica eccezione di Stefania Prestigiacomo. L’effetto tessere onorarie di associazioni varie e cene private per convincere Berlusconi, sembra morto e sepolto.

Tutto questo si consuma poche ore dopo il rinvio, l’ennesimo, del voto parlamentare. Previsto per dal 26 al 28 al Senato, il dibattito inizierà invece il 28. È un giovedì e solitamente, quando una discussione si inizia di giovedì, non riprende se non il martedì successivo. In mezzo, il Family Day del 30 gennaio, il secondo in sei mesi, il terzo da sempre. A sentire qualcuno, si aspetta di misurare gli umori e i numeri di quella piazza prima di procedere al voto.

Un film già visto nel 2007: allora in discussione c’erano i DiCo che poi naufragarono.

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