Airola (M5S): “Solo da noi azioni concrete per i diritti LGBT”

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Alberto Airola M5S
Alberto Airola M5S

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[Attenzione! Questo post – come tutti quelli che precedono il primo articolo pubblicato direttamente sul sito, il 30 ottobre 2014 – è tratto dalla vecchia pagina Facebook che ha preceduto la creazione del sito]


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Alberto Airola è un senatore 5 Stelle eletto in Piemonte. È membro delle commissioni Giustizia e Vigilanza RAI.

Mentre l’informazione di Stato si blocca su gossip e malumori personali dei politici italiani, che nulla hanno a che vedere col merito delle soluzioni proposte per i problemi dell’Italia, dialoghiamo con Alberto Airola per comprendere l’azione politica del M5S per l’affermazione dei diritti LGBT. Fra i temi affrontati: l’atteggiamento di Grillo, dei seguaci del blog e la genesi della linea unica dei parlamentari 5S; i vizi dei media nei confronti dell’informazione LGBT; la propaganda antigay dei gruppi d’integralisti pseudocattolici e i loro referenti in parlamento; gli omosessuali imboscati nei partiti a loro ostili.

GRILLO, BLOG, PARLAMENTARI 5S E DIRITTI LGBT

– Assistendo quotidianamente a dibattiti e interventi sui temi dei diritti LGBT ho avuto l’impressione che voi parlamentari 5s siate molto più avanti rispetto a Grillo. Non vedo Grillo particolarmente convinto di sostenere la causa dei diritti LGBT, non interviene sull’argomento. Magari lo farà per scelta di propaganda politica, pensando che fra i vostri sostenitori ci sono persone che deluderebbe. Invece, da parte vostra ho visto un’azione unitaria, encomiabile, quasi unica nel panorama italiano. Non ti pare ci sia una differenza fra la linea di grillo e la vostra?

– Certo, in effetti, può venire il dubbio che ci siano due percezioni diverse. Per fugarlo completamente gliel’ho chiesto. Mi ha detto che sono considerati diritti assolutamente incontestabili e, in quanto tali, neanche discutibili. Bisogna portare avanti queste battaglie da un punto di vista culturale sicuramente spetta anche al blog, ma, forse, in questo senso, è più giusto che questa azione venga esplicitata soprattutto dai parlamentari. Ad esempio, la famosa battaglia alla camera, a cui seguì il gesto a effetto del bacio comune, ebbe un grande audience sul blog di Grillo, nonostante non ci fossero stati, in precedenza, grandi titoli sulla questione.

– A Grillo (prescindendo dal fatto che si condividano o meno le sue idee e certe sue uscite), va riconosciuta la capacità di essere un bravo comunicatore e trascinatore di masse. Proprio un suo metterci la faccia, a modo suo, anche attraverso post e video sulle questioni LGBT, potrebbe avere un impatto di sensibilizzazione di portata straordinaria sulle generazioni che lo seguono, che saranno composte da maggioranze omofobe.

– No, non sono omofobi. Molti possono avere una visione ideologizzata e ti dicono: «Ci sono altre urgenze». Io ho avuto delle reazioni, dai nostri elettori, quando pubblicavo interventi in aula sui suicidi e nessuno ha fatto accuse omofobe.

– Su un post su Vendola ho letto offese come: «Frocio… Rottinculo…».

– Beh, sul blog commentano in tanti e non è detto siano dei nostri. Per carità io non nego che ci siano degli omofobi nel Movimento; è così vasto, sarebbe una menzogna.

MEDIA E DIRITTI LGBT

– Intanto si potrebbe partire dal fatto che la materia dei diritti civili, e soprattutto quella dei diritti LGBT, da tutti i media, viene trattata in maniera demagogica. Viene usato uno strumento mediatico di ‘ridondanza’, attraverso una informazione di “regime”, che sta cercando di smontare la questione della necessità e dell’urgenza dell’affermazione di questi diritti. E, allora, bisogna uscire da questa macchina banalizzante che tratta l’argomento in maniera ideologica, di bandiera, secondo vecchie logiche per le quali i gay e la materia dei diritti gay dovrebbero essere di destra o di sinistra. La materia dei diritti civili dovrebbe essere urgente e d’interesse trasversale, perché una società che non ha lavoro va meno peggio di una società che non ha i diritti civili. E il lavoro, senza diritti, diventa schiavitù. Allora lavoro e diritti civili, sono due urgenze trasversali per il nostro Paese, da portare sullo stesso piano. Noi come Movimento siamo trasversali rispetto alla società italiana, alle posizioni mentali ideologiche e incancrenite di Destra o di Sinistra per le quali quella dei diritti civili è sempre stata una questione di bandiera. Invece bisogna aprirsi a posizioni ragionate, lucide, tastate nella maniera adeguata, svincolate dai pregiudizi, dalle ideologie secolari e, quindi, fuori da questi carrozzoni demagogici, che hanno lavorato per sgonfiare l’urgenza. Ad esempio, la classica frase: «Ci sono cose più importanti..» viene proprio indotta da un’estrema saturazione, in certi momenti, delle problematiche LGBT, trattate in maniera distorta. Cioè, non viste come diritti civili da acquisire e basta, ma come guerre di ideologie.

– Come diritti umani più che altro

– Certo, come diritti umani allargati a tutti.

 L’OPPOSIZIONE DI FONDAMENTALISTI E INTEGRALISTI PSEUDOCATTOLICI

– Non vedo nulla di più importante del rispetto della dignità umana, nemmeno il lavoro. Perché una persona senza lavoro, può continuare a vivere, nei casi più estremi, anche sotto un ponte, ma una persona a cui viene tolta la dignità non ha più alcuna ragione per continuare ad amare la vita. Quanti ragazzi, recentemente, sono stati aggrediti per omofobia, o si sono lanciati dalle finestre, per il solo fatto di vivere in una società omofoba? Le ultime campagne menzognifere che stanno facendo esponenti dell’estremismo pseudocattolico di Destra, partono innanzitutto dal negazionismo dell’omofobia italiana, fino ad arrivare a sostenere che alcuni si uccidono perché in Italia non viene data loro la possibilità di “curarsi”.

– Una delle argomentazioni che Giovanardi, spessissimo, usa in Commissione Giustizia è: «Datemi i dati che questi signori si sono veramente suicidati perché erano gay».

– Quali prove più schiaccianti del biglietto lasciato dal ventunenne suicidatosi a Roma, con su scritto “L’Italia è un Paese libero, ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza”? Forse si dovrebbe lanciare una campagna: “Se vi ammazzate perché gay, prima, lasciate un biglietto a Giovanardi”.

Il livello più bieco di opposizione è appunto la negazione. Negare le definizioni di ‘orientamento sessuale’ e ‘identità di genere’, che non vogliono inserire nel testo della legge contro l’omofobia. E, infatti, hanno messo i termini generici ‘omofobia’ e ‘transfobia’.

– Beh, la battaglia per il mancato inserimento delle due definizioni rientra nell’ambito di un’azione di ostruzionismo. Infatti, gli ostili alla normalizzazione dell’omosessualità, attraverso Giovanardi, hanno svuotato la legge delle definizioni per poi, tramite giornali come Tempi, o la Nuova Bussola Quotidiana, argomentare che quella legge non ha senso, e non può essere approvata, perché mancano le definizioni di omofobia e transfobia. Quindi, prima fanno la battaglia per privare la legge delle definizioni; poi, quando la legge viene privata delle definizioni, ti dicono che quella legge non va bene perché mancano le definizioni.

 Sono i partiti, che essendo legati a un’ideologia, fanno demagogia. Poi diciamocelo, anche la battaglia sui diritti LGBT si riduce a una lotta per il mantenimento del potere: chi domina il sesso, domina la società. La politica e le religioni applicano questo principio da millenni. Altrimenti non si spiega il perché quando io spiego a una persona: «A te, che contesti demagogicamente le norme sugli omosessuali – premesso che loro esistono, le famiglie arcobaleno esistono (non è che si creano in funzione di una legge) – cosa cambia nella tua vita? Nulla. Concedi a un’altra persona dei diritti e dei doveri che tu hai, mentre a quella sono stati negati per ingiuste discriminazioni. Ad esempio, se muore il padre biologico di un bambino, il padre non biologico, che lo ha cresciuto e amato, può vederselo portar via; mentre il bimbo viene privato, per una forzatura burocratica, di colui che è stato per lui un padre, a tutti gli effetti», la gente alla fine annuisce, chiunque ci dà ragione. Tanto la gente vive già la sessualità come crede, nessuna legge può imporla.

 VISIBILITÀ E SENSIBILIZZAZIONE

– Ci sono gay e lesbiche dichiarati fra gli eletti 5 Stelle in Parlamento?

– Non mi risulta, ma forse è ignoranza mia. E fortunatamente noi non siamo fra quelli che si chiedono tu sei gay, tu sei lesbica? Quindi non ho dati, però forse qualcuno c’è.

– Sai perché lo chiedo? Perché in certi ambiti della società italiana, ancora, parlare di omosessualità è un tabù e passa l’idea che l’omosessualità sia una roba di cui vergognarsi, ma che può essere sopportata e tollerata se la vivi nel sottobosco, nel privato, nel sommerso se la nascondi, come un crimine, come l’evasione fiscale. Quindi, il coming out di persone pubbliche come voi, trascinatori di folle, venuti a ridare entusiasmo, speranza, a molti, sarebbe un segnale importantissimo e di grande impatto educativo sull’opinione pubblica.

– Magari c’è qualcuno che si è anche dichiarato e io non lo so. Sono sicuro che chiunque si dichiarerebbe all’interno del Movimento, non c’è nessun problema a farlo. Qualcuno sì, ha dei dubbi sulle adozioni, questo è un lascito culturale (rispetto all’Italia di oggi, il Medioevo era un’epoca illuminata; oggi siamo nella barbarie dal punto di vista culturale). Ma le coppie gay, che hanno figli che crescono, ci sono già. In Italia siamo indietro, ma ci sono Paesi in Europa dove ci sono già nuove generazioni. Io in Italia non conosco omosessuali che non siano cresciuti in famiglie etero. Non capisco come la sessualità dei genitori possa inficiare la sessualità dei figli.

– In questi discorsi, spesso, in Italia si scade nel ridicolo, quando, in malafede, si cerca di contrapporre opinioni personali alla scienza. Quando gli avversari dei diritti LGBT fanno i loro discorsi, sulla famiglia, sulle adozioni, cosa premettono alle loro esternazioni?: «Secondo me… io penso… io credo che…». A queste persone io non chiedo di pensarla come me, perché la mia idea è giusta e la loro è sbagliata, ma chiedo di informarsi. Ci sono quarant’anni di ricerche svolte, nelle parti del mondo più civilizzato, a contatto coi figli di coppie di omosessuali (studi, statistiche, ricerche scientifiche, pronunciamenti delle organizzazioni mondiali della sanità, dei pediatri, degli psicologi, degli psichiatri, degli educatori, sentenze definitive della magistratura). Solo quando anche loro cominceranno a premettere ai loro ragionamenti: «Secondo la scienza… secondo le ricerche… secondo i dati statistici mondiali…» allora il dibattito italiano maturerà.

 Non fa una piega.

– La malafede loro sta nel far passare le loro opinioni personali come scienza e degradare la scienza a opinione.

– Sì, è così. Ti dirò di più io sono anche in Commissione di vigilanza RAI ed è evidente che in tv si combatte una grossa battaglia su questo: la diffusione della propaganda antigay, o la diffusione della cultura? Far passare l’una o l’altra? Mi ricordo dibattiti con presunti esperti, che venivano a dirci delle cose allucinanti, sui gay malati, sulla possibilità di conversione, tranquillamente, in prima serata, senza contraddittorio. Allora noi abbiamo ricevuto le associazioni del mondo LGBT che hanno stilato una serie di richieste e abbiamo cercato di passare queste richieste alla RAI. Ad esempio, una fiction in cui si vede una famiglia arcobaleno, sarebbe rivoluzionaria (a parte che farebbe un audience da paura) e veicolerebbe un messaggio importante, soprattutto per i più giovani; ma anche per i bambini che vivono appunto nelle famiglie con due padri, o due madri. Bambini, questi ultimi, che non sono vittime delle loro famiglie, ma del contesto culturale in cui vivono. C’è una tv profondamente omofoba.

OMOSESSUALI IMBOSCATI NEI PARTITI DI DESTRA

– Io ho conosciuto, tra l’altro, omosessuali all’interno di formazioni politiche a loro ostili. Stavano zitti, non lo dicevano a nessuno e chiedevo: «Ma come fai a vivere la tua condizione in un partito del genere?».

– Omosessuali, non dichiarati, nelle formazioni di destra?

– Sì.

– E come facevi a saperlo?

– Parlo anche di politica locale, io sono di Torino e che qualcuno sia omosessuale è cosa nota. Ufficialmente non deve sapersi, mentre ufficiosamente non si preoccupano neanche di nasconderlo.

In ogni caso, noi siamo persone che, non negando nulla a priori, si sono fatte delle domande, si sono date delle risposte, hanno voluto approfondire con l’esperienza diretta, intraprendendo un percorso individuale di consapevolezza. È possibile che gli omofobi non abbiano un amico gay, né un parente anche lontano? Non hanno mai parlato con qualcuno che ha affrontato un percorso durissimo, di discriminazione, di sofferenza? Io rispetto e difendo perché, riflettendo, comprendo che già un gay deve affrontare un percorso personale e che a questo si aggiunge un percorso sociale difficilissimo. Tanto di cappello a chi lo ha affrontato, lo ha superato ed è riuscito a costruirsi un equilibrio in questa società così ostile.

Veramente si tratta di bandiere ideologiche, perché dubito che perfino Giovanardi, cattolico, non arrivi a concepire la felicità di una persona con una sessualità diversa dalla sua.

– Ma sì che ci arriva, Giovanardi ha però legato la sopravvivenza della sua immagine politica esclusivamente a questa lotta ideologica, cavalcando i sentimenti discriminatori e d’odio omofobo, dei suoi seguaci, per avere il loro sostegno politico.

– Esatto.

 Se Giovanardi non si battesse ogni giorno contro i gay sparirebbe.

– Esatto, hai ragione.

– E ciò vale sia con una legge elettorale che concepisca il voto di preferenza, perché punta alle preferenze dei “cattivi cattolici”, fomentatori d’odio, come lui; sia con una legge elettorale a liste bloccate, perché se lui non fosse noto per essere il ‘Giovanardi, omofobo, antigay’, non lo inserirebbero fra i posti dell’eleggibilità. Ciò che è davvero meschino, è questa speculazione, a vantaggio della carriera personale, fatta sui diritti umani e sulla felicità delle persone, che sta alla base di aggressioni fisiche, di omicidi, di depressioni e di suicidi.

– Certo. Comunque tutto ciò risponde a logiche di lobby, che sappiamo quali sono.

– Ci sono puntate di Report che hanno smascherato oscuri rapporti fra Chiesa-mafia-politica: corruzione; riciclaggio di capitali mafiosi attraverso lo IOR; appoggio nelle campagne elettorali in cambio di sovvenzioni statali per i grandi eventi religiosi; affitti e vendite a prezzi vantaggiosi di proprietà di Propaganda Fide a politici, giornalisti, faccendieri, in cambio di cortigianeria, di favori politici (esenzione ICI, 8X1000, insegnanti religione, difesa dell’omofobia di Stato, difesa dell’omofobia dei media)…

 Non è un caso che Gesù Cristo cacciò i mercanti dal Tempio. Si tratta di logiche molto antiche.

LINEA DEL M5S

– Se fra le schiere degli elettori del Movimento vedo commentare omofobi, di tanto in tanto, invece devo dire che fra voi eletti vedo, una totale condivisione della linea politica a favore dei diritti LGBT, un blocco compatto. Quando è nata questa linea politica? Prima o dopo le elezioni? Come è possibile che fra i 163 eletti non ci sia almeno un omofobo, come accade in quasi tutti gli altri partiti italiani?

 C’è qualcuno che ha solamente espresso dei dubbi sull’adozione, ma in maniera molto aperta al dialogo, diversa dall’atteggiamento: «Io la penso così e basta», hanno manifestato l’esigenza di un approfondimento della materia. Da una parte ciò che in media, gli eletti 5 Stelle hanno in più, rispetto alla media di altri gruppi politici, è una formazione culturale moderna e di un certo livello: quasi tutti siamo laureati. Poi, magari anche Malan (ex Lega, ora FI), uno dei più acerrimi nemici dei diritti, è laureato, però risponde a logiche di lobby, più che di convincimenti personali.

Noi qualche seme abbiamo iniziato a piantarlo, a livello locale, durante la campagna elettorale: alcuni attivisti, particolarmente sensibili alla questione, hanno lavorato a un progetto chiamato “Equal”, sulle pari opportunità, che includeva anche la questione dei diritti umani estesi alle persone LGBT. Quindi è venuto naturale portare queste idee all’interno dell’attività politica nazionale.

 Magari, invece, qualcuno non vi ha votati perché aspettava una presa di posizione di Grillo, che, non intervenendo in maniera netta, durante i dibattiti sui diritti LGBT, in campagna elettorale, ha lasciato intendere, di non essere particolarmente sensibile alla questione dell’uguaglianza dei diritti.

 Il fatto di avere un Movimento orizzontale comporta che alcune tematiche sono più care a certe regioni, per varie motivazioni; altre vengono più coltivate in altri territori che hanno ragioni culturali diverse. A livello nazionale, poi, è stato sintetizzato un programma in 20 punti.

– Presenterete anche provvedimenti sulle adozioni?

 No, siamo rimasti alle leggi sull’omofobia e sul matrimonio.

– Chiamato ‘matrimonio’ o ‘unione civile’?

– Abbiamo presentato un disegno di legge per il matrimonio. Poi io ho un’idea, a titolo personale, su cui possiamo discutere. Il matrimonio è una forma più semplice per riconoscere a tutti gli stessi diritti, evitando di creare istituti diversi che alcuni possano vivere come subordinati, o inferiori. Se noi alleggerissimo l’istituto del matrimonio civile, semplificandone la burocrazia, rendendo più semplice sposarsi e separarsi (divorzio breve), nell’ambito del rispetto dei diritti, potremmo comprendere sia le unioni di fatto che i matrimoni in un unico istituto, così da ridurre anche la mole di leggi. Poi bisogna confrontarsi con la realtà che ci circonda. Sappiamo che il matrimonio in Italia difficilmente passerà. Allora uno si concentra anche sugli obiettivi più facilmente raggiungibili. Ad esempio la legge sull’identità di genere che riguarda fondamentalmente la possibilità di un transessuale di cambiare i dati anagrafici, prima di fare l’operazione chirurgica, cosa che adesso non può fare. Pensa che impatto emotivo potrebbe avere su una persona, perché l’identità sei tutto te. Nei miti, quando carpisci il nome di una persona hai il suo potere.

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Andrea Miluzzo
Sono nato a Catania il 9 gennaio 1987 e ho una laurea in Lettere Moderne. Finita l'università sono partito per Firenze, città in cui attualmente vivo. Qui, nel dicembre 2013 mi sono specializzato in Filologia Moderna. Nel luglio 2014 ho ideato il progetto di LGBT News Italia, nato prima come semplice Pagina Facebook. Poi, a ottobre 2014, è nato il sito web di cui attualmente sono responsabile.

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