Asse PD-M5S approva ddl Cirinnà in Commissione. E adesso? Gara al ribasso

1
1256

Approvato in Commissione Giustizia al Senato il testo base del ddl Cirinnà sulle Unioni Civili, 14 voti favorevoli, 8 contrari e un astenuto. Contrari FI, Ncd e Lega. Si è astenuto il senatore di FI, Ciro Falanga. PD e M5S insieme per il sì. Ennesimi ritardi sulla tabella di marcia che annunciava l’approdo in aula del testo entro marzo.


E adesso? Verrebbe da dire, e adesso via alla gara di emendamenti al ribasso e al peggioramento della legge nella ricerca di angoscianti compromessi coi partiti che si oppongono alla verità scientifica contestando il diritto all’uguaglianza delle persone LGBT.

Non dimentichiamoci che anche il noto ddl Scalfarotto contro l’omofobia era uscito dalla Commissione con un testo base apprezzabile e all’avanguardia, per finire poi smembrato e sovvertito con l’approvazione del subemendamento Gitti, proposto da Gregorio Gitti di Scelta Civica e approvato grazie ai voti del PD, con le proteste di M5S e Sel, che denunciavano la trasformazione della legge in nientemeno che nel suo contrario: una fattispecie di salvaomofobi, che finì poi per far perdere completamente le tracce di sé, tanto che nemmeno a “Chi l’ha visto?” ne parlano più.

E mentre i soliti fanatici antigay italiani, che gradiscono le brigate di leghisti lepeniani e neonazisti forzanuovisti, tentano di propagandare le loro solite idiozie fantascietifiche – intimidendo e raggirando (a scopo di lucro?) anziani, creduloni, ignoranti, invasati visionari e deboli di cuore – e minacciano di voler radunare i loro quattro gatti e cani, fra la presentazione di un libro per guadagnare qua e la presentazione di un giornale, che solo i gay leggono e condividono, per guadagnare là; Rete Lenford, che si dice contraria alle Unioni Civili perché, giustamente «sui diritti fondamentali delle persone non si possono fare compromessi», parla di “ritocchi” pericolosi all’articolo 3 del testo base approvati di recente:

«L’articolo 3 che rappresenta il fulcro della proposta di legge, è stato smembrato: se nel testo originario veniva fatto un rimando integrale al matrimonio, restando esclusa l’adozione (“si applicano tutte le disposizioni di legge previste per il matrimonio”), ora è stato rimosso ogni riferimento all’istituto matrimoniale e vengono espressamente richiamati, uno ad uno, gli istituti che si intendono applicati.

Si tratta di una tecnica di redazione piuttosto discutibile che non solo elide la portata simbolica dell’intervento legislativo, ma espone il testo al rischio molto concreto di operazioni di “erosione”, poiché è evidentemente semplificata la possibilità di intervenire con emendamenti che cancellino il riferimento a norme codicistiche e dunque l’applicazione di singoli istituti.

Per lo stesso motivo è da valutarsi con cautela la previsione specifica dell’estensione alle coppie unite in un’unione civile della “adozione in casi particolari” di cui all’art. 44 lett. B) L. 184/83, prima non menzionata ed ora espressamente prevista dal ddl all’art. 5, rispetto alla quale si vocifera siano già pronti interventi di radicale modifica.

Rumors parlamentari, confermati da dichiarazioni alla stampa, fanno paventare la sostituzione della adozione del figlio biologico del/della partner con l’istituto dell’affido».

E se ciò non bastasse precisa:

«L’affidatario non diviene parente del minore. In particolare, data la natura temporanea dell’istituto, il bimbo nato a seguito di FIVET nel progetto di vita di una coppia lesbica, solo affidato alla madre non biologica, vedrebbe cessare l’affidamento con la cessazione della esistenza della coppia, visto che presupposto dell’affido è la sua esistenza. Il che ci ricorda l’abrogato art 342 cc (abrogato nel 1944): Il genitore di razza non ariana, che abbia figli considerati di razza ariana, se passa a nuove nozze con persona di razza pure non ariana, perde la patria potestà sui figli stessi, e la tutela dei medesimi è affidata di preferenza ad uno degli avi di razza arianaNon si tratta di una stepchild adoption»

Abbiamo chiesto a Sergio Lo Giudice, senatore PD, principale sostenitore del ddl, di farci una previsione sui tempi necessari per gli emendamenti e per l’approdo in aula del ddl:

«Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato al 7 maggio, per cui non si andrà in aula prima di giugno».

Ma per il senatore Alberto Airola, portavoce del M5S al Senato, non bisogna solo fare i conti coi tempi del normale iter parlamentare, ma soprattutto con l’ostruzionismo di NCD e dello stesso PD. Ecco cosa dice a LGBT News Italia:

«Ho detto, intervenendo in Commissione, che per noi un minimo ribasso dal testo Cirinnà significa non votarlo. Così come in moltissime tra associazioni e persone omosessuali mi hanno chiesto. Non saprei dire quando sarà in aula. Dipende dal grado di ostruzionismo, non solo di NCD, ma anche interno al PD».

Che dire dunque? Chi spera di sposarsi in Italia col proprio partner dello stesso sesso, se vivrà vedrà, al più presto – si spera – o in un’altra vita.

Facebook Commenti

commenti

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

sei − tre =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.