Festa della mamma e ritorno al matriarcato. Auguri alle mamme d’Italia

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mamma con bambino
festa della mamma

Come il “dio padre” soppiantò la “dea madre”. Viaggio fra sessismo e antiche divinità. Dal patriarcato al matriarcato, un ritorno alle origini.


Di Mario Bonfanti.

Domenica prossima si celebra la Festa della mamma, un’occasione per ringraziare chi ci ha generato e accudito e insieme per tornare alle nostre origini anche culturali.

Perché, diversamente da quanto ci hanno raccontato a scuola, da alcuni decenni, recenti scoperte archeologiche (Marija Gimbutas, Il linguaggio della dea) e nuovi studi di antropologia culturale e sociologia (Riane Eisler, Il calice e la spada) mostrano, in modo sempre più evidente, che in origine era la “dea madre” e che la nostra cultura era matriarcale (o matrifocale).

Siamo abituati a pensare a una società governata e guidata da maschi che hanno denaro e potere. E ci sembra la cosa più normale, tanto che abbiamo proiettato questa immagine pure sul divino chiamandolo (erroneamente) “padre”.

Ma prima delle divinità maschili c’era la “grande madre”; che non è scomparsa nei millenni, ma si è celata nelle fattispecie della Madonna, delle acque miracolose, delle grotte delle apparizioni, ecc.

La Festa della mamma potrebbe essere una bella occasione per tornare a queste nostre origini, al di là della nostra madre biologica (con tutto rispetto): un’occasione di rivoluzione sociale per cambiare rotta, abbandonare il patriarcato nevrotico e tornare alle nostre vitali origini matrifocali.

Cosa intendo?

La società attuale in cui viviamo è fondamentalmente patriarcale: il potere, l’autorità e il comando sono nelle mani degli uomini (eterosessuali) e la cultura stessa è intrisa di maschilismo (e quindi misoginia e omo-bi-transfobia).

Secondo lo psichiatra e psicoterapeuta Claudio Naranjo le “patologie che affliggono la società patriarcale: l’autoritarismo, riflesso collettivo della paura; il conformismo, eco collettiva di ciò che nell’individuo è l’inerzia psico-spirituale; lo spirito mercantile, che possiamo intendere come complicazione sociale della prostituzione della vita” (Claudio Naranjo, L’ego patriarcale).

Nel video “Matriarchè” di Francesca Colombini e Monica Di Bernardo, l’attivista e ambientalista indiana Vandana Sjhiva dice: “Ci troviamo in un mondo patriarcale e capitalista: il capitalismo è il potere del denaro; il patriarcato è il potere degli uomini che gestiscono il denaro. E oggi questa combinazione sta annichilendo la Terra e distruggendo i diritti degli esseri umani.”

Questo sistema ci sta portando alla distruzione del pianeta; a continue guerre, invasioni, esodi di massa, traffico di esseri umani e armi; aumento delle disuguaglianze sociali; fobia del diverso (LGBT o straniero che sia) e violenza sulle donne.

Occorre invertire in fretta la rotta prima che questo modello sociale faccia troppi danni e distrugga la specie umana e la Terra stessa. Occorre tornare alla Madre, al matriarcato: che non è il potere alle donne (sarebbe la duplicazione dello stesso identico modello con un semplice cambio di sesso) ma un modello di organizzazione sociale basato sulla mutualità, eguaglianza (e non uguaglianza) rispetto (degli altri e della natura) collaborazione, pace.

E per far questo è essenziale abbandonare l’immagine di un dio maschio (padre) organizzato in una comunità di maschi in ordine gerarchico (la Trinità) dove la donna (Maria) è inferiore (e sottoposta) al suo stesso figlio.

E occorre che ciascuno di noi (uomini, donne, trans…) recuperi la propria maternità, perché tutti possiamo essere fonte di vita e generare vita (al di là del sesso biologico); non (solo) nella direzione che anche i maschi abbiamo la possibilità di partorire, ma in quanto tutti possiamo contribuire alla vita (come dice la Comunicazione Nonviolenta che pratico e diffondo nel mio lavoro) e coltivare quelle qualità di mutualità, pace, collaborazione, empatia… che sono tipicamente umane.

Allora… buona Celebrazione della nostra comune Maternità.

[foto da: culturaeculture.it]

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Don Mario Bonfanti
Mario Bonfanti, prete queer, uscito dalla chiesa cattolica l'11 ottobre 2012 (Giornata internazionale del coming out) per essere liberamente e autenticamente se stesso come persona profondamente spirituale e intensamente sessuale insieme. Ora appartiene alla MCC (Metropolitan Community Church) un movimento cristiano mondiale inclusivo verso tutti (etero e LGBTIQA persons, cristiani e appartenenti ad altre religioni, credenti, agnostici, atei) che si batte per i diritti di tutte e tutti. Guida "Il Cerchio", una comunità di ricerca spirituale libera e liberante, che s'impegna a diffondere il messaggio di giustizia, amore universale e rispetto. Libero professionista in ambito di crescita personale è life coach, mediatore familiare, Master Practitioner in PNL, leader di Yoga della Risata e formatore indipendente di Comunicazione Nonviolenta. Da anni si impegna per i diritti umani nel mondo e sul territorio per una cultura che superi sessuofobia, omobitransfobia, misoginia. Attualmente ha una relazione BDSM e si batte per sdoganare i tabù della nostra cultura e per cogliere la spiritualità insita nella sessualità umana.

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