Carlo Maria Martini e papa Francesco: chi è più rivoluzionario sui temi etici?

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Cardinal Martini
Cardinal Martini

di Andrea Miluzzo.


Due anni fa, con un gesto rivoluzionario per un prelato, chiese ai medici di interrompere l’accanimento terapeutico: moriva il Cardinal Martini. Eccelso rappresentante della Chiesa che vorremmo: più vicina all’uomo, più vicina a Cristo


Sui temi etici, sul celibato dei preti, sulla possibilità di accesso delle donne al sacerdozio, le sue posizioni erano straordinariamente umane e profondamente cristiane. Nonostante i luoghi comuni, nei fatti, completamente opposte a quelle tradizionaliste di papa Francesco.
Vogliamo ricordare Carlo Maria Martini proprio in un confronto con Bergoglio, sfatando il falso mito della modernità di questo pontefice.

Martini commentava il “no” definitivo di Wojtyla al sacerdozio femminile dicendo: «nella storia della Chiesa primitiva però ci sono state le diaconesse: possiamo valutare questa possibilità»; Francesco critica il femminismo il quale «pone le donne su un piano di lotta rivendicativa, mentre la donna è molto più di questo» e mantiene i vecchi divieti sull’accesso al sacerdozio.

Martini si dichiarava contrario al celibato obbligatorio per i sacerdoti proponendo di sottoporlo a «ripensamento come forma di vita» a causa dello scandalo pedofilia; Francesco, invece, ha dichiarato: «sono a favore del mantenimento del celibato, con tutti i pro e i contro che comporta, perché sono dieci secoli di esperienze positive più che di errori».

Sull’aborto Martini invitava la donna a seguire «la sua coscienza, anche se si decide per qualcosa che io non mi sento di approvare»; Francesco è contrario.

Sull’eutanasia si dimostrava glaciale nei confronti dei fanatici che pretendono di gestire l’autonomia decisionale anche degli atei, ha sempre difeso la libertà di coscienza, che i documenti conciliari chiamano “primato della coscienza“; Francesco è contrario.

Sulle unioni civili fra persone dello stesso sesso Martini dichiarava: «Non è male che due omosessuali abbiano una certa stabilità di rapporto e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili»; Bergoglio, quand’era arcivescovo argentino, contrastò duramente la legge sulle nozze gay scrivendo: «Il popolo argentino dovrà affrontare, nelle prossime settimane, una situazione il cui esito può ferire gravemente la famiglia. Si tratta del disegno di legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. […] È in gioco l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di tanti bambini che saranno discriminati in anticipo, privandoli della maturazione umana che Dio ha voluto che si desse con un padre e una madre. È in gioco un rigetto frontale della legge di Dio, per di più incisa nei nostri cuori. […] Non siamo ingenui: non si tratta di una semplice lotta politica; […] bensì di una mossa del Padre della Menzogna che pretende di confondere e ingannare i figli di ».

Circa i rapporti con Comunione e Liberazione, organizzazione politica ispiratasi ai principi del fanatismo religioso, Antonio Socci, vicino all’esperienza di CL, ha spiegato che, con il card. Martini vi fu un «tentativo di omologazione e di emarginazione dell’esperienza di CL»; Bergoglio, al contrario, è dichiaratamente vicino ai ciellini.

A chi scrive piace ricordare Martini con una delle sue meditazioni in cui parlava del rapporto fra dottrina cattolica e popolo dei credenti:

«Se un tempo si poteva pensare di guidare masse con slogan generici, di poterle tenere sottomesse semplicemente con delle imposizioni, oggi abbiamo visto il crollo di sistemi che duravano da decenni; la gente ha ritrovato il senso della libertà, della propria entità e si è ribellata a delle imposizioni puramente esteriori.
Dunque, tutto ciò che migliora l’uomo in forma permanente deve passare per la convinzione interiore, per la coscienza, che si educa, ripeto, attraverso momenti di silenzio, di raccoglimento, di riflessione, e con tutti quei rapporti umani in cui prevalgono la ragionevolezza, l’atteggiamento di vera stima della persona, la promozione dei valori e, da parte di chi esige tali comportamenti, la coerenza, la fedeltà, la lealtà».

Coerenza, fedeltà e lealtà che mancano proprio in gran parte della Chiesa moderna, sia nei prelati, che esigono rettitudine senza essere retti, sia in tanti fedeli, che, troppo spesso, traviati dal fanatismo religioso, confondono il messaggio d’amore con un invito all’odio più spietato.

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