Come è morto Pier Paolo Pasolini? Resta il mistero

0
1515

di Matt Dragà.


«I giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi?
Evidentemente a chi non solo ha il coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione niente da perdere: cioè un intellettuale.
Lo so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme pezzi di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
Ma un intellettuale che potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi non ha né prove né indizi».
(da Scritti Corsari, “Il romanzo delle stragi”)

La verità, la ricostruzione storica sta dietro una grande quantità di interventi giornalistici e politici; l’immaginazione e la finzione narrativa si mescolano con la realtà storica dell’Italia fascista, la modernizzazione e quel processo di omologazione che ora diviene globalizzazione.
Fu enunciazione di un paradigma che incombe ora sul nostro presente: Pier Paolo Pasolini.
Un chierico del pensiero critico, che accolse la missione della fede laica in un umanesimo senza confini ideologici, guardava lontano ed il più grande merito di Pasolini è stato senza dubbio quello di aver riportato la letteratura alla vita, diviene coscienza d’avanguardia.
Sebbene i poeti non abbiano mai abbattuto governi o modificato sistemi, le intense ed infuocate immagini liriche di Pasolini aprono la via della speranza, della riappropriazione di una coscienza civile e morale, nessuno, può diventare la scintilla di nuove rinascite, se l’ambiente è inerte al dibattito intellettuale.

«Sai io sono un gattaccio torbido che una notte morirà schiacciato in una strada sconosciuta»

Così disse Pasolini ad una grande amica Oriana Fallaci, come volesse anticipare quello che poi fu il suo omicidio, come stabilì la sentenza ufficiale, venne commesso da Pino Pelosi, un ragazzo di 17 anni .
Pelosi affermò di essere stato avvicinato da Pasolini e da questi invitato sulla sua vettura, dietro promessa di un compenso di denaro.
La tragedia, secondo la sentenza, scaturì a seguito di una lite per pretese sessuali di Pasolini, alla quale Pelosi era riluttante.
Pelosi, dopo aver percosso il corpo dello scrittore con ripetuti colpi di bastone, salì sull’auto di Pasolini e travolse più volte con le ruote il corpo, sfondandogli la cassa toracica.

«La mia scarsa stima nel sistema giudiziario non è incominciata, quando i magistrati si sono messi a fare politica, ma per questa esperienza»

Le parole amare di Oriana Fallaci, gettano dubbi su quella sentenza.
Dopo aver rintracciato il testimone, sarà la stessa Fallaci a scrivere sulle pagine del giornale L’Europeo:

«Pier Paolo Pasolini fu ucciso da tre persone. Non rivelerò mai il nome della persona o delle persone da cui ho saputo che ad ammazzarlo non era stato Pelosi da solo. Io sono una persona d’onore»

Per queste ed altre dichiarazioni, Oriana Fallaci, fu condannata per reticenza sulle fonti; venne etichettata da molti intellettuali e non, come pazza ed esaltata, compreso Torquato Tessarin, ex direttore di produzione ed amico dello stesso scrittore ucciso; lo stesso che dopo 30 anni le chiederà scusa.

«Ma, fu il comportamento della polizia e della magistratura ad essere ambiguo.
In un paese (Italia), che l’inciviltà la conosce bene, perché ci fu tutto questo accanimento contro di me, rimase un mistero come il dogma della verginità della Madonna» disse Oriana Fallaci, la cui pena venne amnistiata, ma lo Stato non le ha mai chiesto scusa.

Pelosi, dopo aver mantenuto invariata la sua assunzione di consapevolezza  non per un lustro, ma per 30 anni, a Maggio del 2005, a sorpresa, in un’intervista televisiva, ha affermato di non essere esecutore materiale.

La vita di Pasolini fu segnata da diffamazioni, la gogna mediatica e la morale cattolica imperante furono il contorno di un romanzo che credevamo fosse irreale, mai così attuale, da confondere e credere che gli esecutori dell’ omicidio di Pier Paolo Pasolini siano stati tanti.

Banalmente lo scopo era distruggere, ad esempio con una denuncia per atti osceni in luogo pubblico, corruzione su minori, la vita tra i battuage, la sua omosessualità e nel 1975, per la prima volta, il tema divine prima pagina dei quotidiani italiani.

«La mia vita futura non sarà certo quella di un professore universitario: ormai su di me c’è il segno di Rimbaud o di Campana o anche di Wilde, ch’io lo voglia o no, che altri lo accettino o no»

Pasolini, si definì come un negro in una società razzista, che ha voluto gratificarsi di uno spirito tollerante; affermando di essere per questo un tollerato.

Ma, pesava e tormentava la sua anima (e durante il massacro avrebbero ripetutamente inveito contro il poeta, gridandogli) «jarrusu», tradotto dal siciliano, frocio.

Tra ambiguità, adescamento, corteggiamenti psicologici e fisici, tra tradimenti di compagni di  vita, si consumano i suoi rapporti omosessuali che furono, forse,  confusi e disordinati, ma mai violenti se non espressamente richiesto dal seduttivo gioco.

«Esso (il rapporto omosessuale) non lascia né marchi indelebili, né macchie che rendono intoccabili, né deformazioni razzistiche. Lascia un uomo perfettamente quello che era. Anzi, se mai, l’ha aiutato a esprimere totalmente la sua “naturale” potenzialità sessuale perché non esiste uomo che non sia “anche” omosessuale: ed è questo, niente altro, che dimostra l’omosessualità nelle carceri. Si tratta, tutto sommato, di una delle tante forme di liberazione la cui analisi e la cui accettazione forma in genere l’orgoglio di un intellettuale moderno. Chi ha espresso – sia pure in una situazione di emergenza – la propria omosessualità (aiutato da un coraggio certo più popolare che borghese: e di qui la connotazione classista dell’odio contro l’omosessualità) non sarà più, almeno in questo campo, razzista e persecutore. Nella sua esperienza umana ci sarà un elemento di “reale” tolleranza in più, che prima non c’era».

(estratto da “Pier Paolo Pasolini e il panico dell’omosessualità”)

Un ringraziamento particolare al prof. Francesco Gnerre, saggista, critico letterario e sociologo italiano, per la piacevole conversazione telefonica e il prezioso contributo.

Facebook Commenti

commenti

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

sedici + 9 =