Referendum, diciamo alla politica che la sovranità appartiene al popolo

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referendum trivelle
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Andare a votare al Referendum di domenica è fondamentale, per ribadire alla politica che la sovranità appartiene al popolo.


Di Mauro Romanelli.

Credo che oggi, in questo momento storico, ci sia un motivo generale molto forte e decisivo, per andare a votare e per fare lo sforzo di scegliere. Per far sapere che devono fare i conti con noi.

Chi governa, chi fa politica di professione, solitamente i conti li fa. Ha consulenti di marketing, studi di opinione, sondaggi, dati storici delle elezioni precedenti alle mani. E se sanno che possono contare sul fatto che molti cittadini si autoescludono dalla vita civile e dalla situazione politica, può capitare che, ogni tanto, qualche nostro rappresentante finisca nella rete di interessi di minoranze organizzate – religiose, o ideologiche, o affaristiche.

Se sapessero invece che devono fare i conti con un’opinione pubblica libera, con persone che ragionano e cercano di capire cosa è meglio per l’interesse comune, da convincere con buone argomentazioni, allora forse ragionerebbero diversamente.

Certo, gli interessi delle lobby e dei gruppi di pressione troverebbero comunque il loro spazio. Vero. Ma vogliamo davvero arrenderci del tutto? Sono convinto che sarebbe il peggior errore possibile.

L’importante è esprimersi.

Oggi più che mai è fondamentale andare a votare. Fare scelte che riguardano il nostro futuro, non farsi trovare impreparati, far vedere che siamo un popolo che, se interpellato, risponde, con libertà e cognizione di causa.

Lanciamo un messaggio salutare ai nostri governanti. Rechiamoci alle urne!

Per quanto mi riguarda, circa il referendum sulle trivellazioni dei nostri mari, su cui i cittadini italiani sono chiamati a esprimersi domenica 17 aprile, scegliere è facile. Sceglierò di impedire il regalo di prorogare senza limiti lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio o gas situati entro le 12 miglia dalle coste italiane.

Quesito referendario e conseguenze.

Votando “Sì”, lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi entro le 12 miglia dalle coste si interromperebbe alla scadenza della concessione. Si tratta del destino di 92 piattaforme.

La vittoria del sì renderebbe necessaria la strada dell’energia rinnovabile, settore in cui potrebbero essere reintegrati i lavoratori in esubero.

Votando “No”, si consentirà alle aziende petrolifere di sfruttare i 92 giacimenti, situati entro le 12 miglia dalle coste, fino al naturale esaurimento. 

In ogni caso, qualunque sia la vostra idea, andate a votare. Astenetevi, se preferite, con scheda bianca o nulla, ma recatevi al seggio.

Per far vedere che ci siete e che con voi, con noi, la politica deve sempre fare i conti. Oggi e anche domani.

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