Ddl unioni civili: acque nere. Cirinnà e Lo Giudice abbandonano la Commissione

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In Commissione Giustizia vanno in scena le audizioni dei fanatici antigay. La nuova argomentazione degli omofobi arriva dalla fantascienza: i matrimoni gay apriranno la strada al riconoscimento di vincoli affettivi con gli animali e fra specie diverse. E se poi un giorno arrivassero gli alieni? Cirinnà e Lo Giudice abbandonano la Commissione


Non sono stati giorni facili quelli che Monica Cirinnà e Sergio Lo Giudice, Senatori del PD e firmatari della proposta di legge sulle unioni civili, hanno vissuto nell’ultimo periodo in Commissione Giustizia. Non è bastata l’opposizione interna alla Commissione dei noti crociati contro i diritti civili, capeggiati da Carlo Giovanardi, ma si sono aggiunte le audizioni di tutte le associazioni e le realtà che hanno manifestato il loro dissenso, in maniera nemmeno poi tanto velata, al provvedimento. Posizioni che hanno raggiunto l’apice con dichiarazioni che hanno paragonato il vincolo affettivo previsto dalle unioni civili a quello per il proprio animale domestico. Tra la solita litania dell’attacco alla famiglia tradizionale – che non ha bisogno di essere attaccata dall’esterno, in quanto mostra evidenti segni di cedimento senza che sia necessario infierire – vedi femminicidiviolenze domestiche, stragi familiari, violenze sessuali, divorzi e separazioni, crisi della natalità,  ecc ecc – si sono aggiunte fantascientifiche ipotesi su unioni tra diverse specie come se dopotutto due uomini, o due donne, che si amano siano rappresentativi di una realtà terrestre che decide di vincolarsi affettivamente con un corpo alieno o di altra dubbia provenienza. E così alla fine anche Cirinnà e Lo Giudice non hanno retto e di fronte a tante assurdità hanno abbandonato la Commissione, dando concretezza anche al malessere di tanti che assistevano, dalle cronache giornalistiche o dai resoconti degli stessi partecipanti, a tale paradossale teatrino.

Secondo l’iter annunciato, a Marzo il ddl Unioni Civili dovrebbe arrivare in discussione in Aula. Se da un lato si immagina, o meglio si auspica, un voto compatto da parte del gruppo PD – il testo Cirinnà rappresenta il minimo comun divisore di 15 proposte diverse che vanno dai vecchi DiCo al matrimonio egualitario – e di altre forze politiche presenti in Parlamento (tra cui SEL e M5S che insieme ad alcuni esponenti PD avevano proposto direttamente una legge sul matrimonio egualitario), l’annuncio di possibili emendamenti da parte del governo non rassicura: quello che spaventa è che sul testo, che rappresenta già una mediazione abbastanza articolata, si possa giocare l’ennesima partita al ribasso secondo gli out-out del Nuovo (Vecchio) Centro Destra, magari supportati anche da quella frangia cattolica che è presente anche nel Partito Democratico e che su questi temi è sempre pronta a dare battaglia. Via la reversibilità e la step child adoption sono le voci che si rincorrono nei corridoi di Palazzo Madama e non solo. È ovvio che su questi temi si gioca la credibilità politica del Partito Democratico: un partito che troppo spesso è stato timido e a tratti conservatore, ma che una volta entrato ufficialmente nel PSE deve saper tradurre in concretezza quelli che sono sempre stati solo slogan da campagna elettorale.

La prossima primavera viene da molti annunciata come la stagione dei diritti, con l’intento di partire dalle unioni civili – e magari dalla ripresa della legge contro l’omotransfobia epurandola degli alibi di cui è stata dotata alla Camera – e continuare con la riforma del diritto di cittadinanza e perché no aprire un dibattito serio anche sui temi del fine vita come da tempo ci invita a fare l’associazione Luca Coscioni. In questa Primavera dei Diritti – sperata – tutti noi, singoli, associazioni e organizzazioni politiche, avremo un ruolo determinate: dovremo vigilare che non si celebri l’ennesima battaglia ideologica, combattuta sulle spalle della dignità di tante cittadine e cittadini, e dovremo saper essere gruppo di pressione capace di incidere attivamente sulla scena politica. Sarà indispensabile fare rete e per una volta tentare di mettere da parte le differenze cercando di fare leva su quello che ci accomuna: i diritti e la dignità di tutte e di tutti senza discriminazioni.

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