Gay Pride – Stagione di successi, ma chi si scandalizza per un culo nudo autorizza altri a scandalizzarsi per un bacio

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Dalla Rivoluzione anni Settanta al Gay Pride Ph Dino Fracchia
Dalla Rivoluzione anni Settanta al Gay Pride Ph Dino Fracchia

di Andrea Miluzzo.


Terminata questa nuova stagione di Gay Pride, cominciata con Verona, Pavia, Benevento e conclusasi a Reggio Calabria, è tempo di bilanci.

Dalla questura romana che ha autorizzato una corsa sconsigliata ai cardiopatici, piuttosto che una marcia; all’accoglienza straordinaria della cittadinanza di Palermo dai balconi delle case, le cose da dire sarebbero tante, ma una forse più di tutte.

Come ogni estate il richiamo dei cori dei fiumi gai che si riversano per le strade, ridesta dal sonno i detrattori dei Gay Pride, così che, immediatamente dopo il primo corteo, si verifica, per intercessione di San Gennaro, il fenomeno miracoloso della liquefazione delle loro briglie. Il prototipo peggiore dello sguinzagliato miracolato è quello del gay omofobo interiorizzato che tutto l’anno se ne frega altamente di ogni battaglia e di ogni rivendicazione; che ha visto un Pride solo in televisione e pretende di valutarlo sulla base delle immagini di stangone brasiliane lanciategli in poltrona dai telegiornali; quello contrario alle adozioni a cui se dici “Stonewall” ti risponde “Oddio è ricominciato Beautiful?”; quelli cioè che ogni anno si prestano a offrire il.. fianco alla sentimerda di turno che ne approfitta avidamente raggiungendo l’apoteosi feticistica su frasi come “Io gay contro questo, io gay contro quello”.

Foto scattata a Parigi circolata sui social come foto del Gay Pride di Roma
Ecco la famosa foto scattata a Parigi nel 2011 e circolata sui social come foto del Gay Pride di Roma

Quest’anno i gay sciolti da San Gennaro, non avendo a disposizione nudi italiani a loro giudizio adeguatamente urtanti, pur di lanciare la loro crociata calunniosa, hanno spacciato una foto del Gay Pride di Parigi del 2011, con due culi al vento, come foto del Gay Pride di RomaIgnari del senso identitario e politico della nudità come forma di rivendicazione di libertà e di contestazione delle norme sociali precostituite, di riappropriazione dei corpi espropriati dalle religioni monoteiste; da Lady Godiva, la nobildonna anglosassone che nell’undicesimo secolo marciò nuda a Conventry, per protestare contro le tasse eccessive imposte dal marito, allo streaking, corpi nudi che irrompono in posti affollati, in dissenso dai valori borghesi;

Topless activists of the Ukrainian women
Femen ucraine in topless a Parigi protestano contro le politiche antifemminili dell’Islam e contro la legge della Sharia, il 31 marzo 2012.
(Photo Kenzo Tribouillard/AFP/Getty Images)

fino alle marce senza veli di nudisti, figli dei fiori, femministe, pacifisti, laicisti, animalisti, femen, indignados, movimenti studenteschi coi loro professori; passando per i nudi delle donne anoressiche, per le proteste contro inquinamento, maschilismo, turismo sessuale; fino a Tammy Banovac, in reggiseno e slip all’aeroporto, per protestare contro i controlli cui stavano sottoponendo la sedia a rotelle su cui è costretta.

Nel Medioevo, fino all’epoca fascista e alla rivoluzione sessuale del dopoguerra il corpo era considerato proprietà di Dio, l’essere umano non poteva disporne liberamente.

Purtroppo tante donne oggi ignorano da dove viene il loro diritto di voto; la possibilità di scegliere di non mettere una gonna;

Femen nude a Roma in piazza S. Giovanni in Laterano
Femen nude a Roma in piazza S. Giovanni in Laterano

di uscire dal focolare domestico; di fare un lavoro considerato fino a poco tempo fa esclusività del genere maschile dagli stessi integralisti e fanatici pseudocattolici che oggi si battono per impedire a una minoranza di cittadini, di uno stato laico, il diritto a contrarre matrimonio civile, imponendo la dittatura di un’ideologia religiosa; da dove viene, ad esempio, il diritto a non dover più subire in silenzio la sottomissione psicologica e fisica al maschio padrone e signore della sua dama inamata e inanimata, ridotta a balia di una prole accidentale, troppo spesso figlia di un preservativo rotto, o di un coito interrotto male, più che di un patto d’amore, o di una volontà consensuale.

Quando pretendiamo di giudicare senza conoscere da dove veniamo e come eravamo commettiamo un errore gravissimo.

La nudità che ogni tanto compare ai Gay Pride riecheggia proprio lo scenario delle battaglie per i diritti delle donne: la celebrazione suprema della libertà individuale contro prevaricazioni e abusi imposti come forme di dominazione.

Streaking - Invasione di campo
Streaking – Invasione di campo

L’esibizione di un culo nudo e di un bacio attengono alla stessa furia fecondatrice: nascono dallo stesso seme, la libertà; passano dallo stesso filtro, il senso del pudore; si mettono in scena sullo stesso palcoscenico, la rivendicazione, la conquista e la manifestazione di un’identità contestata – di un privato temuto e restituito alla natura; di una clandestinità evasa dal penitenziario assegnatole da un giudice iniquo e ridata alla normalità – trionfano come affermazione orgogliosa del proprio archetipo di dignità carnale, reale, che provoca… la crisi e la decadenza di quella dignità astratta, di quel decoro imposto che mortifica le differenze e i sentimenti individuali, volgarizzandosi in forza omologante e sterminatrice che appartiene a quel falso bigottismo, a fin di bene, che opera nel male corrompendosi nelle acque torbide del suo mare di vizi, disonestà, depravazioni di ogni sorta.

Non esiste manifesto più poetico, sublime e potente, di un corpo nudo, che sia grasso, magro, peloso, malato, mutilato, anoressico, se indossato e mostrato con dignità e con orgoglio di sé; spoglio degli stracci che la cultura ha sovrapposto alla natura.

Certo, ognuno ha il diritto di dire quel che pensa, ma chi fa parte di una minoranza di cittadini discriminati dovrebbe fare attenzione a non dire ciò che gli si possa ritorcere contro.

Non possono essere parametri soggettivi a stabilire il lecito e l’illecito, perché fin quando saremo noi stessi a trovare illecito e scandaloso un culo al vento, senza comprenderne la portata rivoluzionaria, autorizzeremo gli altri a trovare ugualmente scandaloso un bacio per strada fra due persone dello stesso sesso, finendo per avallare l’illogica logica di chi fra quel bacio e quel nudo non vede differenze.

Mettetevi in testa che la vita degli altri non è un vostro feudo. Ogni uomo nasce libero per statuto e libero quindi di esprimersi e di autodeterminarsi come meglio crede. Regole di convivenza civile sono necessarie a tutela di secondi o terzi ingiustamente implicati in atti di prevaricazione o per pacificare conflitti fra libertà, non per proteggere ipocriti moralisti dal fastidio irrazionale per un comportamento che non lede altri diritti fondamentali. Se vi danno fastidio certe cose, semplicemente non fatele, ma non pensate che il vostro disturbo e il vostro senso di vergogna valgano più della libertà di autodeterminazione; non pensate di poter imporre la vostra etica, la vostra idea di decoro, il vostro senso del pudore, a chi ha parametri diversi dai vostri; si finirebbe per confliggere, a colpi di forza, propaganda e moralismi ugualmente funesti. In uno Stato laico, aconfessionale, devono esistere, allora, parametri incontestabili, per stabilire oggettivamente l’accettabile e l’inaccettabile. Discriminante oggettivamente valida potrebbe essere, ad esempio, la compromissione di diritti fondamentali di secondi o terzi, come nel caso di un omicidio, di un abuso sessuale, di un furto, di un atto di violenza. Un’etica civile, al di là dell’etica religiosa, è possibile e si concreta nel non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi. È la sostituzione di un’etica umana, regolata da principi oggettivi e universali, a un’etica sovrumana, imposta e lontana dalle laiche conquiste e consapevolezze moderne dell’umanità. Ne verrebbe che un nudo a un Pride non comprometterebbe alcuna libertà fondamentale di altri, mentre negare a qualcuno la possibilità di manifestare in maniera non violenta il proprio dissenso anticonformista dalle norme borghesi, proprio nell’unico momento annuale dedicato alla celebrazione dell’espressione libera, sarebbe una grave limitazione della libertà personale; così come negare a una minoranza il diritto di sposarsi, secondo il capriccio di un’ideologia religiosa disumana, degrada un diritto umano in un privilegio di alcuni.

Insomma, facile restare in poltrona dicendo di non andare ai Gay Pride perché non ci si sente rappresentati.

Ma lasciate ai codardi e agli ignavi la vigliaccheria di aspettare che sia qualcun altro a rappresentarli.

I virtuosi vanno a rappresentare sé stessi, portando in piazza il proprio modo di esser diversi dagli altri, o, quantomeno, hanno il buon senso di non giudicare chi si mette in gioco per far progredire gli spiriti.

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