Enrico Oliari, GayLib, risponde a Betti: “Certi diritti hanno una gerarchia”. Intervista

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A seguito delle dichiarazioni che Davide Betti, coordinatore dimissionario di GayLib, ha rilasciato alla redazione di LGBT News Italia, abbiamo intervistato Enrico Oliari, presidente dell’Associazione, accusato da Betti “di gestire in maniera padronale un’associazione che si sta spostando sempre più a destra”.

Presidente Oliari, perché secondo lei Betti si dimette?

“Betti si dimette in piena libertà ed in modo tristemente plateale: GayLib è una porta aperta attraverso la quale tutti possono entrare ed uscire liberamente per accostarsi alla nostra lotta, che consiste innanzitutto nel compiere un’opera di sensibilizzazione nella nostra area politica di riferimento. Trovo curioso che proprio Betti si sbatta la porta alle spalle parlando di “democrazia”: molte delle sue posizioni e delle sue iniziative, prese anche autonomamente e senza consultare nessuno, non sono mai state ostacolate, nonostante vedessero contrari me ed altri dirigenti dell’associazione. Ha coordinato l’associazione per anni ed ha fatto il suo lavoro come abbiamo fatto tutti, nonostante le diverse posizioni. GayLib ha prodotto importanti risultati politici, dall’Oscad, alla partecipazione alla Corte costituzionale per il matrimonio gay (dove erano le associazioni di sinistra?), al lungo lavoro nel mondo politico e nei palazzi per arrivare a ddl promossi dall’area di centrodestra. Betti se ne va… Pazienza, faremo un altro coordinatore”.

È vero che avete sostenuto le dichiarazioni di Domenico Dolce? Anche nelle parti offensive in cui dice che la vera famiglia è solo quella fra uomo e donna e che i bimbi nati con la fecondazione assistita sono “sintetici”?

“La questione Dolce e Gabbana è importante, perché dimostra due cose: 1. il mondo gay non è monolitico, bensì è ampio. Dolce dice di no al pensiero unico, e qui ha ragione. Ci sono istanze buttate lì, senza discussione, che appaiono come dogmi del movimento gay, ma non lo sono. Perché c’è chi, come me, crede che il movimento non si debba scontrare con la società, bensì parlare, trattare: fuori dalla porta ci sono 10 milioni di Salvini, 10 milioni di Giovanardi e 10 milioni di Gasparri: noi abbiamo davanti due strade, cioè o continuare a fare il muro contro muro tanto caro alle sinistre (scontro nel quale hanno il loro bacino elettorale), e quindi rimaniamo fermi per altri vent’anni, o interloquiamo, cercando la via che permetta di salvare la capra e i cavoli. A me interessa che le coppie gay abbiano il riconoscimento pubblico, i diritti e i doveri annessi: il compromesso è non chiamarla famiglia? Chiamiamola patata lessa, a me interessano i contenuti. Per quanto riguarda la questione dei “figli sintetici”, vorrei dire che la nostra lotta deve essere graduale e seguire un determinato percorso che inizi con il riconoscimento della coppia. Oggi si vuole tutto subito: legge anti-omofobia (che non serve a niente se non a mandare un paio di deputati alla Camera o al Senato), bambini, famiglia, e chi più ne ha, più ne metta. Serve gradualità, concetto che nella presunzione di molti manca, ingenerando uno scontro che non ci porta da nessuna parte. La provocazione delle tessere a Dolce e Gabbana va letta nel senso che è bene esista nel movimento una moltitudine di pensieri e di idee, proprio per quell’idea di democrazia e di confronto interno che in Italia è sempre mancata. Mi spiace che Betti in questo veda un apparentamento a Forza Nuova: la lettura che abbiamo proposto è stata condivisa pubblicamente da molti”.

Le ho chiesto delle offese di Dolce e Gabbana, non delle loro opinioni.

“Sono opinioni, non offese: se qualcuno si sente offeso, esistono i tribunali, non le chiacchiere. Personalmente non ritengo che l’utero in affitto sia un optional, poiché subentrano temi etici in cui non mi voglio cimentare, per i quali spero che non si debba essere automaticamente apostrofati nei peggiori dei modi. Vale per i gay, vale per gli etero: il mercato dei bambini non è uno scherzo”.

Dunque per lei definire delle persone “sintetiche” non è un’offesa. Anche il mercato degli organi non è uno scherzo, tutto è illegale se non è regolarizzato dalla legge, ma diventa legale se viene colmato il vuoto legislativo. Uno stato laico non dovrebbe comportarsi come una teocrazia. Costituzione o Bibbia? Lei si farebbe impiantare il polmone di un donatore, se ne avesse bisogno? Non pensa che cambiare un polmone grazie alla scienza, sia interferire sui piani di Dio, che lo avrebbero destinato a morte certa, così come una donna etero quando si rivolge ai medici per la fecondazione assistita?

“Perdoni, ma non riesco a comprendere il nesso con il trapianto degli organi, il cui commercio in Italia è illegale. Se io penso al dolore di una madre nel momento in cui le viene strappato il figlio che ha portato in grembo per nove mesi, cosa confermata da Elton John quando ha portato via il suo acquisto, divento triste. E non occorre essere cattolici per questo: io sono laico ed agnostico”.

Ma queste donne fanno una scelta libera, anche quella di aiutare il prossimo. L’ospedale verifica che stiano bene economicamente, che siano sane di mente, che abbiano già almeno un figlio. E deve essere premura della coppia rivolgersi a strutture ospedaliere serie, mica sono mercati a cielo aperto di traffici illeciti. In ogni caso, contrario alla fecondazione in vitro e favorevole alle adozioni?

“Questo è quello che fanno all’estero. In Italia è in molti altri paesi non è possibile, e che sia giusto o meno risponde alle sensibilità individuali. Per me la vita umana continua a non essere commerciabile. Il tema delle adozioni è ampio ed è necessario distinguere fra adozione di un figlio che è già di uno dei componenti la coppia, di adozione di adolescenti, magari che vivono il proprio orientamento omoaffettivo e omosessuale in conflittualità nella famiglia in cui si trovano, o di adozione di bambini. A quest’ultimo caso sono contrario, dal momento che lo Stato prende, giustamente, in considerazione il diritto del minore di essere adottato e non quello della coppia di adottare. Questo vale anche per le coppie eteroaffettive, per cui in realtà il problema, in base al nostro ordinamento, neanche si pone, per cui interviene un giudice a stabilire, davanti ad una richiesta, se la coppia è idonea o meno. Diverso è il discorso per il figlio di uno dei partner della coppia: i diritti non sono tutti uguali, ma hanno una gerarchia. Per esempio, se io sono proprietario di un terreno e sopra ci deve passare un’autostrada, perdo il diritto sulla proprietà in nome di un diritto più forte, che è quello di un interesse pubblico. Nel caso di cui sopra, il diritto è quello della paternità naturale. Faccio notare che, Davide Betti che oggi si diverte con considerazioni discutibili nei nostri confronti, al congresso di GayLib di Torino si è presentato come primo firmatario della proposta Mangano, approvata, che era di netta contrarietà alle adozioni per le coppie gay”.

Non avete ritenuto inopportuno ripetere voi la stessa provocazione annunciata da Fiore di Forza Nuova, e collocarvi dalla parte dei fanatici religiosi che vegliano per la libertà di discriminare?

“La nostra provocazione non è arrivata copiando gli altri, è arrivata prima degli altri”.

Pensa che Forza Italia stia facendo un buon lavoro in parlamento per i diritti civili?

“Come dicevo, è essenziale un lavoro ampio, ed il ddl Carfagna sul riconoscimento delle Coppie Omoaffettive ne è la prova. È stato già firmato da trenta deputati, segno che stiamo lavorando bene. Non capisco la posizione del centrosinistra: se sono così convinti di essere forti e che non serva un consenso ampio, vuol dire che sono convinti di avere i numeri. In realtà la proposta Cirinnà è già stata smontata e verrà smontata proprio dalle sinistre: quando io dico che serve consenso ampio, per cui è necessario un lavoro su tutti i fronti, dico questo. Altro che essere tacciati di “fascismo” dallo stesso movimento gay. Ripeto: alla Corte costituzionale eravamo tre coppie. Sa perché? Perché allora Arcigay aveva boicottato l’iniziativa di Certi Diritti, perché il matrimonio nel 2010 non era ritenuto un obiettivo”.

Come mai non hanno votato il ddl Cirinnà?

“Ragioni politiche, rottura del patto del Nazareno”.

Come giudica le uscite offensive di Gasparri sulle persone lgbt e sui colleghi di partito più “aperti”? Non si offende?

“Noi Gasparri lo abbiamo attaccato pubblicamente, ed è noto che fra noi e lui non corra buon sangue. Se fossi di sinistra mi preoccuperei dei molti Adinolfi che ci sono, non di Gasparri”.

Non mi ha detto però se si farebbe impiantare un cuore o un polmone di un donatore, se la sua vita fosse a rischio… andrebbe contro i piani di Dio che l’ha destinata a morire.

“Attenzione, non confondiamo il trapianto di organi con l’utero in affitto, sono due cose diverse. Certo che mi farei trapiantare un cuore da un donatore. Che non è la stessa cosa di portare via un bambino a sua madre. Dimenticavo un concetto: la definizione “bambini sintetici” è abominevole. Lo stilista doveva riferirsi alla questione, pur mantenendo le sue libere idee, specificando meglio il concetto”.

Si offende se le dico che su tanti temi usa lo stesso linguaggio di Giovanardi e che dopo questa intervista riceverà inviti alle veglie in piedi?

“Beh, se lei vuole intervistarmi dico le mie idee. Se vuole discutere, discutiamo, non c’è problema: non creda che il mio pensiero sia isolato nel mondo gay, tant’è che lo stesso movimento non gode oggi dei fasti del passato”.

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