Eterosessuali lottano per i diritti LGBT

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Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
Col suo marchio speciale …… di speciale disperazione
E tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
Per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità.
Fabrizio De André

BILLY 15 ANNI
DANIEL 24 ANNI
JORDAN 18 ANNI
DAVIDE 15 ANNI
MORTI PER BULLISMO OMOFOBO

Progetto Prisma, laboratorio promosso da rete degli Universitari Bologna, Le Cose Cambiano e Diversity, lancia la campagna #unamicoinpiù, in vista della Giornata Mondiale contro omofobia, bifobia e transfobia.
La campagna intende creare una rete di alleati, per trasmettere il valore che i diritti si ottengono insieme, al di là dei motivi per cui si rivendicano.
Chiara Reali, coordinatrice di Le Cose Cambiano dichiara:

PROGETTO PRISMA si è posto fin dall’inizio l’obiettivo di coinvolgere attivamente gli studenti universitari nella comunicazione di un messaggio forte, per chi sta dentro e fuori la comunità LGBT, cioè che solo attraverso l’unione di battaglie, anche diverse tra loro, si potranno ottenere diritti.
Al momento hanno aderito alla campagna moltissimi studenti e diverse associazioni universitarie, tra cui Rete degli Universitari Bologna, Sinistra Universitaria Bologna, Centro Studi Laicità, Amnesty UniBo, AEGEE Bologna.

LGBT NEWS ITALIA incontra Lidia Bonifati, referente di Progetto Prisma per la rete degli Universitari Bologna per capirne di più.
La campagna si pone come obiettivo quello di raccogliere alleati che scenderanno in piazza il 19 Maggio a Bologna in un flashmob, in occasione della Giornata Mondiale Contro l’Omofobia.
Secondo alcuni studi, assumere un atteggiamento affermativo nei confronti di se stessi e della propria sessualità non è un processo rapido o scontato, per la maggior parte delle persone omosessuali, che vivono in società in cui qualunque variazione dall’eterosessualità è rifiutata o mal tollerata. Nell’Unione Europea, l’80 per cento dei casi di violenza omofobica non viene neanche denunciato.

Questo è ancor più evidente per coloro che, oltre a essere omosessuali, si definiscono cattolici. Infatti, un’indagine condotta sulla popolazione omosessuale italiana (Barbagli, Colombo 2007) dimostra che la religione cattolica ritarda il raggiungimento di una piena consapevolezza di sé e ostacola lo sviluppo di un identità positiva.
Com’è noto, gli insegnamenti cattolici ufficiali, sebbene di recente attenti a distinguere tra orientamento e comportamenti omosessuali, continuano a mostrarsi nettamente contrari alla sessualità omosessuale; così come la classe politica italiana che risulta essere la più omofoba (secondo un indagine de L’Espresso).
Lidia Bonifati all’interno della rete universitaria di Bologna si confronta su più temi, insieme a colleghi eterosessuali.

A tal proposito ci dice:

Aderiscono con spirito positivo, esiste la voglia di conoscere, di informarsi, di superare stereotipi, serve il coinvolgimento di più alleati per ciò che dovrebbe essere una battaglia di tutti.

La voglia di unire le forze nella speranza di avere maggiori diritti. Il pregiudizio antigay è cambiato nel tempo: nel passato era basato soprattutto sulla condanna morale e religiosa, sulla diagnosi psicopatologica, sulla rigida aderenza a parametri di normalità.
Le associazioni oggi devono affrontare un pregiudizio moderno che si manifesta in modo più sottile e sfumato.
Si basa per esempio sull’impressione che le persone LGBT attribuiscano troppa rilevanza alla loro condizione (contribuendo alla loro ghettizzazione), minimizzando la discriminazione nei loro confronti ( come se fosse una questione ormai superata), considerando le richieste di cambiamento dello stato attuale (come il riconoscimento delle unioni civili) come non necessarie.
La tipica frase è:

Non ho nulla contro i gay, però ….
Non devono ostentarlo, non possono pretendere di sposarsi o avere figli, non possono parlare solo di quello….

Da un lato, la cultura, Italiana, latente e silenziosa, la scarsità di modelli positivi nei media, dall’altro, la maggior parte di eterosessuali non prende familiarità con loro.
La forza del progetto Prisma è nella ricerca di alleati, di eterosessuali che non vogliono fermarsi in superficie.
A tal proposito, durante la nostra conversazione, Lidia Bonifati cita un libro “Hello, Daddy”, un racconto contemporaneo e divertente di Claudio Rossi Marcelli, giornalista di Internazionale, che scrive la storia della sua famiglia non tradizionale, un apripista privilegiato, non tutti, infatti, riescono a diventare genitori , essendo omosessuali, ma Clelia e Maddalena sono state le prime figlie di una coppia gay, da Ginevra dove vive con il compagno dice:

Alla civiltà ti ci abitui subito….
Una volta ottenuto un riconoscimento pubblico non ce la fai a tornare in un paese dove non sei considerato.

Come nel nostro paese, dove non esiste neanche una vera legge contro omofobia, ma un semplice allargamento a omofobia e transfobia della legge Mancino del 1993 che condanna l’istigazione alla violenza per motivi religiosi, etnici e razziali con pene più severe rispetto all’articolo 61 del codice penale. Ma attenzione sei perseguibile penalmente se decidi di insultare un gay da solo, ma non se lo fai sotto l’egida di un’organizzazione. Quindi viene garantita esistenza di gruppi di estrema destra o sinistra che spesso si rendono protagonisti di episodi di bullismo omofobico.
Le associazioni LGBT o progetti come quello Prisma servono a dare sostegno a chi crede di avere una voce troppo bassa per essere udita e sensibilizzare il sistema, nella giungla mediatica i nostri rappresentanti usano diffusamente un linguaggio discriminatorio, le voci LGBT convergono sulla necessità di confronto, di interagire per mostrare anche con un simbolico palloncino la voglia di cambiare senza trasgressione..semplicemente il diritto di amare.
Una delle iniziative di lancio di #unamicoinpiù invita chi vuole aderire a scattarsi una foto con un palloncino personalizzato da un disegno.

 

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