EXPO 2015 – Michelle Obama e Agnese Renzi: first lady a confronto

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agnese renzi e michelle obama a EXPO
agnese renzi e michelle obama a EXPO

di Andrea Miluzzo.


Si è celebrata, l’altro ieri, l’attesissima visita di Michelle Obama, accompagnata da Agnese Renzi, ai padiglioni EXPO.

Appena Michelle Obama varca la soglia del padiglione Italia, a conferma delle aspettative dei protocolli di genere, ad attenderla, come davanti a un altare tra fiori d’arancio, Agnese Renzi. L’amore e la sintonia saranno certamente sbocciati per i media di mezza Italia, pur nel rispetto delle differenze abissali dei due profili politici.

La prima, moglie di un uomo dalla simpatia elegante e composta; la seconda, moglie di un leader indiscusso, dalla simpatia pavoneggiante, certamente un uomo del fare a prescindere dal fare.. bene o male.

La prima, moglie di un profilo politico con l’anima di sinistra; la seconda, moglie di un uomo dall’orientamento politico non pervenuto e tenebroso, come la dolce pelle di Michelle.

La prima, raggiante, avvolta in un ridente abito morbido e svolazzante; la seconda, seria, sicura, composta e rigida, come l’abito che indossa, che tradisce le inclinazioni al dialogo del marito, dalla stoffa che non si scompone e non cede al vento, come non cede il decisionismo del bel Matteo colpito dalle correnti e dagli spifferi delle minoranze del PD.

La prima, moglie del primo presidente nero, espressione della comunità afroamericana d’America e vessillo dei tempi che corrono nel mondo civile, che porta in auge l’attenzione nei confronti delle minoranze arbitrariamente discriminate nel corso della storia dalla cultura dominante dei bianchi, maschilisti, virili, forti; la seconda, moglie del terzo presidente non eletto dagli italiani dopo l’impasse creata dal tracollo del berlusconismo dei tempi d’oro.

La prima, moglie di un uomo che vince le presidenziali grazie al voto decisivo della comunità LGBT e la ringrazia espressamente nel discorso d’insediamento alla Casa Bianca; la seconda, moglie di un uomo che declina per esser riuscito, in meno di un anno, ad avere contro sindacati, insegnanti, giovani, intellettuali di sinistra, sinistra, lavoratori, insegnanti, gay, lesbiche, trans, bersaniani, civatiani, cofferatiani, dalemiani, fassiniani, fittiani, bindiani, speranziani, anziani ed ex renziani, cinesi reclutati per votare alle primarie e forse, se provasse ad accarezzarlo gli ringhierebbe anche Dudù.

La prima, madrina di un padiglione che il 20 giugno si tingerà d’arcobaleno, dedicando la giornata al supporto del Milano Pride e della comunità LGBT italiana, incurante della sensibilità del vicino padiglione dell’Iran, Stato in cui se sei colto in flagranza d’amplesso con una persona dello stesso sesso rischi l’impiccagione. Chissà che la sorte non ci regali l’immagine di qualche islamico “ortodosso” svenuto sentendo una canzone della Raffaellona nazionale americanizzata, o vedendo qualche glitter trasportato dal vento, magari scambiato per un drone mortifero; l’altra, madrina del padiglione di uno dei Paesi più omofobi d’Europa, che si crogiola fiero nell’orda della discriminazione e che in un anno ci ha tolto Ministero delle pari opportunità, libretti Unar promossi da Monti per l’educazione alla diversità nelle scuole e il contrasto a bullismi e razzismi, che ha abbandonato la legge contro l’omofobia dopo averla trasformata in salvaomofobi e che è passato dalla promessa di una legge sulle unioni civili approvata nei primi 100 giorni di governo di Renzi a “Dimmi quando arriverà” e soprattutto “Che sarà, che sarà che sarà?”.

Così, dopo felicitazioni e condoglianze di rito, le due first lady cominciano con le impegnative attività della giornata.

Via dunque con un sublime quadretto familiare in cui Michelle e Agnese si intrattengono con alcuni alunni dell’International school of Milan di Baranzate, bimbi di circa 9-10 anni, che ormai Renzi marito ama esporre tranquillamente come nessuno mai prima di lui – o quasi, ma quella è un’altra storia – non si capisce bene se come simbolo della buona scuola che c’è o di quella che sarà, o forse in memoria di quella che c’è e non ci sarà più. Bimbi costretti, già a quella tenera età, a stupidizzare sogni, emozioni, speranze, spegnendoli in discorsi su Agnese che fa spinning. Ignari che ad aspettarli c’è un futuro di precariato, di corruzione, di depauperamento dei diritti e delle garanzie per i lavoratori, di sfruttamento delle loro energie e, solo in fine, la fuga dei loro cervelli verso praterie incontaminate. Ma tutti, almeno al momento – e questo è il vero scoop della giornata – bimbi e prime donne si sono trovati d’accordo su quanto sia buono il gelato, tanto che a stento riesco a frenare lo slancio di felicità nel proporre d’inserire l’argomento all’ordine del giorno nel prossimo vertice fra USA e Russia, non sia mai che proprio il gelato riesca a sciogliere le tensioni fra i due Paesi, prima ancora di sciogliersi esso stesso in un triste pianto.

Ma il momento clou della visita è stato senza dubbio lo spettacolo pirotecnico dell’Albero della vita, acceso appositamente della first lady americana che vi ha assistito dalla Terrazza di Palazzo Italia. Ed ecco la scena così sublime e goliardica di un quadretto idilliaco che sembra riportarci dentro una delle stanze di Versailles, in cui nobildonne e gerarchie di ogni genere si scambiavano felicitazioni e condoglianze di rito inzuppate fra ostriche e coppe d’oro di Champagne e dove amavano sentirsi sovrane trascurando e disprezzando la rabbia del popolo sovrano e ignorando i fermenti della Rivoluzione francese che da lì a poco avrebbe reciso la loro boria nelle ghigliottine. Fuochi d’artificio e momenti di spensieratezza, ovviamente pagati dal contribuente italiano, anche da quelli a cui manca il pane in tavola e a scherno di quelli a cui manca la casa per dormire.

Ma la cosa più stupefacente è senza dubbio sentire l’America che cerca di insegnare all’Italia come contrastare l’obesità con un’intuizione da Oscar sponsorizzata da Michelle: “Le soluzioni per risolvere i problemi alimentari (come fame e obesità) sono a portata di mano. Alcune di queste soluzioni – ha spiegato – sono rappresentate nel padiglione Usa, come gli orti verticali che potrebbero essere coltivati nei terrazzi e nei cortili di tante case garantendo verdura fresca”. Un’idea geniale soprattutto se si pensa che è destinata agli americani abituati a vivere per lavorare e che non avendo né il tempo né una terza mano disponibile a buttare dentro una pentola (lasciata piena d’acqua dalla colf) un minestrone surgelato – mentre con la destra intrattengono il capo, dentro il cellulare d’ultima generazione, a proporre un nuovo business – né, tanto meno, la cultura del mangiar sano, vanno a ingrassarsi come oche nei fast food, ingozzandosi di ormoni animali e ossa di pollo tritate con le piume, dal gusto di certo molto più eccitante di una zucchina.

E per completare la stupidizzazione del Paese, con tecniche di distrazione di massa, qualcuno tiene a farci sapere, se vi fosse sfuggito, che la prima donna d’America veste Missoni, in omaggio al Paese ospitante, sfoderando un abito in maglia, a manica corta, con fantasia a ‘greche’ colorate su sfondo nero, contro il tradizionale total look Ermanno Scervino della moglie di Renzi, che ha indossato una gonna con maglioncino rosa confetto.

Descrizioni dettagliatissime e senz’altro utili ad agevolare, dopo un pasto e una bottiglietta d’acqua pagati a peso d’oro ai ristoranti dell’esposizione, le normali reazioni fisiologiche dell’ignaro visitatore EXPO.

(foto Gazzetta TV)

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