Sfila a Milano il No Expo Pride con femministe e anticapitalisti: “Gay e lesbiche in supporto dei migranti”

0
815

di Alberto De Lupis


Milano, 20 giugno. Mentre al Padiglione Usa di Expo 2015 si inaugura l’anteprima del Milano Pride supportato dall’assessorato comunale alle Politiche sociali, in Piazza Duca d’Aosta si danno appuntamento alle 15 e 30 gli antagonisti del No Expo Pride. no expo

Siamo collettivi, singole, froce, lesbiche, trans, migranti che lottano contro le politiche che rendono ogni giorno le nostre vite sempre più precarie, contro le riforme che pretendono di incasellare i nostri desideri e le nostre esistenze.

Così leggo dal documento politico dell’evento, e decido anch’io di partecipare.

Durante il concentramento  – davanti alla Stazione Centrale – una ragazza con in testa una parrucca viola e un palloncino a forma di cuore prende in mano il microfono. Le sue parole però non sono affatto divertenti: viene duramente criticato lo sciacallaggio mediatico compiuto negli ultimi giorni sulla pelle dei migranti, sottolineando la contraddizione che nella città di Expo, dove il tema portante sarebbe l’accesso al cibo, sia potuto costruirsi un tale clima pregno di cinismo e intolleranza.  no expo migrantiViene ribadita la rabbia e il disgusto per chi si ostina a negare i diritti fondamentali dell’essere umano. Così, esprimendo solidarietà ai migranti e alle migranti, il corteo può finalmente partire intorno alle ore 16.

A sfilare qualche centinaio di persone; camminando in mezzo a loro mi è presto facile intendere cosa significhi essere “orgogliosamente” No Expo. Non solo si porta avanti una critica alle macchina Expo 2015, definita:

un gigante di cemento che devasta intere aree extraurbane; una passerella di multinazionali, aziende e Stati imperialisti e neo-colonialisti che propongono un modello di sfruttamento, devastazione e ricatto dei territori e delle esistenze.

no expo 4Basta guardarsi intorno per immergersi nello spirito di una manifestazione di corpi liberi e liberati, dove ogni soggettività deviante, travestita, denudata e colorata occupa le strade della città fiera di rivendicare la propria favolosità.

“The first Pride was a Riot” leggo sulla schiena pelosa di un tizio in minigonna; è tangibile una vicinanza politica ai moti di Stonewall. A Sylvia Riverala drag queen considerata responsabile di aver dato inizio nella notte fra il 27 e 28 giugno del 1969 alle rivolte contro la polizia, cui seguirono i primi Gay Pride e la nascita del Movimento di Liberazione Omosessuale – viene simbolicamente dedicata una strada, nel tragitto che da via Sammaritani, passando per via Padova, raggiunge il Parco Martesana.

Le organizzatrici tengono a sottolineare quanto Expo stia mettendo in atto una vera e propria “ripulitura” della città, escludendo e allontanando dai suoi quartieri varie figure considerate “non conformi”, meglio ancora poco vendibili. Non solo rom o extracomunitari da sfruttare, magari tramite lavoro in nero; pure alla comunità lgbt tocca venire rassettata e resa presentabile in vista del grande evento. In quale modo? Ancora una volta il documento parla chiaro:

Un esempio è l’azione di ‘ripulitura’ dalla microcriminalità del centro città, come via Sammartini, mettendo in atto politiche securitarie e di controllo, per poi colorarle di rainbow: telecamere, chiusura del traffico e militarizzazione permanente vorrebbero permettere al turismo omosessuale di Expo di trovare in quella via un ghetto protetto in cui spendere e spandere. Con l’intento – dichiarato – di puntare a incrementare le cifre del turismo omosessuale, questo mercato “pink” ha un target commerciale che è un gay maschio, bianco, cittadino occidentale, borghese e non parla alla grande maggioranza dei soggetti lgbt, che vivono una quotidianità di oppressione, marginalizzazione ed espulsione dal mercato del lavoro e non rientrano nell’immaginario accettabile del gay frivolo, festaiolo, alla moda e spendaccione.

Qui non posso fare a meno di pensare a quante volte mi sia toccato leggere o affrontare critiche di chi, spesso gay dichiarato, considera il Pride alla stregua di una “carnevalata”, in una logica (a mio avviso omofoba) per cui il mancato raggiungimento dei diritti civili sarebbe da imputare all’ostentazione dei suoi partecipanti.

Mentre sfilo per le strade di Milano viene invece ribadito l’orgoglio di ostentare i propri corpi e le proprie pratiche; in questo senso il No Expo Pride può davvero definirsi un “Contro Pride”.

Alla creazione della giornata hanno contribuito diverse realtà femministe e lgbt sparse in tutta Italia: Sguardi sui generis da Torino, le romane Cagne sciolte e Degender Communia, da Milano Ambrosia, Le Lucciole e Arcilesbica, ancora Laboratorio Smaschieramenti da Bologna, il Collettivo Bicocca e molti altri.

Proprio sul presunto ruolo centrale della donna all’interno di Expo 2015, nello specifico sulla campagna pubblicitaria “Women for Expo”, le protagoniste della giornata hanno qualcosa da dire:

Questa campagna mediatica è volta ad imporre due modelli proposti come positivi ed esemplari di una realizzata ed effettiva emancipazione delle donne: la madre della vita e della terra, naturalmente predisposta alla condivisione, all’altruismo e al nutrimento; la donna imprenditrice, la cui emancipazione si manifesta esclusivamente nel “tirare fuori le palle”. La richiesta di centralità e partecipazione delle donne viene strumentalizzata per relegarci, ancora una volta, nei ruoli culturalmente imposti: l’eterosessualità obbligatoria, la famiglia, la cura, la maternità e l’ambito domestico, dove sappiamo bene che avviene il 90% della violenza maschile sulle donne.

no expo 3Una critica dunque verso chi sfrutta un preciso stereotipo di donna e omosessuale maschio (di lesbiche e trans pare non esserci traccia), allo scopo di occultare un modello economico occidentale capitalista che si propone di creare una città-vetrina dove meglio vendersi a precise fette di popolazione; un uso strumentale di quote rosa e diritti civili nascosto dietro una maschera “friendly”.

Il corteo raggiunge il Parco Martesana intorno alle 18 e 30: la serata procede con “Porn Game”, una partita di calcio non competitiva e antirazzista, segue cena vegan preparata da Fuori Mercato e Genuino Clandestino, per finire musica e performance sul palco.

Dopo venticinque anni di parate ho finalmente assistito al primo vero Pride della mia vita

dice sorridendo un rockettaro seduto sul prato.

E in mezzo a tanto orgoglio è davvero difficile non sentirsi un po’ rivoluzionari.

 

Facebook Commenti

commenti

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

diciannove − diciotto =