Family Day: Casa Pound e Forza Nuova erano in piazza

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family day forza nuova in piazza
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Il nostro inviato si è infiltrato all’adunanza del Family Day al Circo Massimo con un’amica lesbica. Fingendosi etero hanno partecipato alla manifestazione. Gli organizzatori della manifestazione contro le unioni civili avevano assicurato che avrebbero cacciato i militanti di Forza Nuova e i gruppi neofascisti dalla piazza. Il nostro Alberto, invece, ci assicura che Forza Nuova era in piazza ed anche ben riconoscibile. Ecco il suo racconto


di Alberto de Lupis.

La prima immagine che mi colpisce, arrivato al Circo Massimo, è stampata sopra un cartello bianco tenuto in mano da un uomo sulla sessantina.

Sbagliato è sbagliato, anche se dovesse diventare legge.

Sullo sfondo si distinguono due coppie in blu e in rosa mano nella mano a rappresentare, con estrema semplicità, il concetto di omosessualità. Non mi stupisco e nemmeno mi scompongo, l’amica al mio seguito – da poco trasferitasi a Roma e orgogliosamente lesbica, – al contrario dà segni di insofferenza; dice che proprio non ce la può fare, mi chiede perché proprio il Family Day, cosa mi è saltato in testa.

Non c’è tempo da perdere in spiegazioni. Troviamo parcheggio poco distante, non sembra esserci tutta questa moltitudine apocalittica annunciata sulla pagina Facebook di Mario Adinolfi. Comunque è deciso: questo pomeriggio saremo una coppia eterosessuale impegnata a manifestare contro le unioni civili. Inoltrandoci nel Circo (perdonate il gioco di parole), a saltare agli occhi è la quantità di bambini che mi tagliano la strada, uno inizia a colpirmi con una bandiera di Le Manif Pour Tous, forse sono stato scoperto. Bambini addormentati nelle braccia di giovani donne; bambini impegnati a giocare sopra ai teli buttati un po’ ovunque all’interno dell’area; bambini con in mano cartelloni che non sono in grado di comprendere, ma per i genitori questo non sembra essere un problema. È un gigantesco asilo nido all’aperto, un picnic meno seducente di quello dipinto da Monet, dove uomini e donne di tutte le età sonnecchiano dando sporadici segni di partecipazione. La retorica sulla famiglia è grossolana, a tratti imbarazzante. Ne percepisco la portata quando una voce femminile grida dal palco:

dove sono i bambini? Li avete portati i bambini?

Mi viene da pensare che l’ultima a fare questo genere di domande sia stata la strega di Hansel e Gretel; guardo i miei “amici” allungati per terra, qualcuno dorme per digerire il pranzo, altri rispondono con un timido . Proseguo la mia invasione a passi ampi e oculati, facendo attenzione a non calpestare nessun pargolo, tantomeno i suoi genitori.

Tra un salto e l’altro, raggiungo il palco in meno di un quarto d’ora. Precisazione: nonostante io trovi piuttosto sterile la puntuale polemica post manifestazione sul presunto numero dei partecipanti, una parte di me ha provato imbarazzo quando i promotori dell’evento hanno esultato: siamo due milioni! E trovo superfluo spiegare che due milioni di persone in 70.000 metri quadrati circa proprio non ci stanno anche per me che sono una capra in matematica. Forse Roberto Maroni, presente in prima fila, avrebbe dovuto ricordargli che Milano stessa non raggiunge il milione e mezzo di abitanti. Che sia inutile disquisire con chi fa del sensazionalismo il proprio pane già da anni e con discreto successo? A questo punto se vale tutto e la matematica è un’opinione, avrei una proposta per il Presidente della Regione Lombardia: Roberto, la prossima volta che maneggi le luci del Pirellone secondo me puoi fare di meglio, perché non scriverci siamo cento milioni?

Nelle mie due ore di Family Day ho imparato tante cose, ad esempio che la maternità surrogata sfrutta i corpi delle donne, che è una pratica abominevole portata avanti da chi pensa che i bambini siano oggetti e che tutto si possa comprare. Questo concetto è stato il punto cardinale della giornata, tanto da essere sostenuto e rinforzato da video strappalacrime e interventi dal palco. Certo, la maternità surrogata è un tema eticamente complesso che merita riflessioni approfondite (e, aggiungerei, una certa dose di sensibilità)… ma cosa c’entra con il ddl Cirinnà? Sulla Stepchild Adoption, ovvero la possibilità del genitore non biologico di adottare il figlio, naturale o adottivo che sia, del partner, è stato detto che servirà esclusivamente come primo passo per andare all’estero a “comprare” un bambino, per tornare poi in Italia e servirsi della legge in questione. Signori e signore, loro lo sanno cosa abbiamo in mente. Loro lo sanno.

Il gioco è semplice, non è neppure una novità: si prendono questioni socialmente rilevanti, magari qualcosa di scottante che infervora sui giornali e nei dibattiti televisivi, si creano delle associazioni più o meno astratte con altre questioni ancora più complesse e macchinose facendone un uso strumentale e ideologico, magari aizzando le masse dalla tastiera del proprio computer o davanti a un microfono. Il risultato? Scenari catastrofici assolutamente improbabili, odio nei confronti di chi è considerato diverso, completo analfabetismo nel comprendere e interpretare dove inizia e finisce un disegno di legge, mancanza di empatia verso chi è lasciato ai margini della società. Stepchild Adoption, Maternità Surrogata, Affido Rinforzato… il 30 gennaio il no della piazza era chiaro, non si capiva bene per cosa, ma era comunque un no.

Mi colpiscono le bandiere sventolanti intorno alla mia testa, l’Est Europa è presente in pompa magna: dai Paesi Baltici alla Russia passando per la Chiesa Slovena. Dal palco una signora croata dice che l’Italia non è un fanalino di coda dei diritti, semmai un esempio che l’Europa dovrebbe seguire. Ci sono anche bandiere italiane alle mie spalle: se Dio e famiglia erano presenti in abbondanza, a portare la Patria ci hanno pensato quelli di CasaPound, presenti con discreto entusiasmo all’iniziativa. Mi si accosta un signore anziano con una madonna gigantesca stampata sopra la testa, mi mette in mano un volantino dove vi leggo l’importanza di insegnare ai più piccoli a discernere il bene dal male; grazie signore, ne farò tesoro.

Infine il grande commiato del vero leader dell’evento, Massimo Gandolfini, membro attivo nell’associazionismo cattolico e nientemeno Presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli. Alla platea elargisce pillole di filosofia:

il desiderio, dice, deve avere i suoi limiti o porterà inesorabilmente alla rovina, addirittura alla follia. La società, aggiunge, è folle a non capire la piega che sta prendendo.

Il pubblico applaude, si agita, è incontenibile quando dal palco viene ammonito Matteo Renzi: no al ddl Cirinnà o ce ne ricorderemo. Follia è il termine esatto, lo penso anch’io quando scopro che il signor Gandolfini ha, udite udite, sette figli adottivi. Evidentemente a dover essere contenuto è sempre il desiderio… degli altri.

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