Fertility Day, cara Lorenzin ci faccia un regalo: cambi mestiere

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Ecco il volantino del Fertility Day, poi rimosso, che è costato il posto di lavoro al responsabile della comunicazione del ministero della Sanità.

Di Marilena Grassadonia, presidentessa Famiglie Arcobaleno.

A volte basta una notizia per rendere indimenticabile una classica giornata di fine estate: “il 22 settembre 2016 ci sarà il Fertility Day”.

Sulle bacheche di Facebook, le foto di spiagge e montagne, lasciano il posto a testi e immagini che sembrano estratte da un documento ufficiale del Ministero della Salute.

Nessuno di noi vuole credere che siano vere. I cellulari sembrano impazziti. “Di corsa a verificare. Dai su non è possibile!”. E invece è tutto tristemente vero.

La nostra Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, completamente scollegata dalla realtà, ha deciso di dare il suo “prezioso” contributo per tentare di fare ricadere questo paese nel peggiore oscurantismo possibile.

Ci eravamo per un attimo dimenticati delle offese che pochi mesi prima nelle aule parlamentari avevano accompagnato il dibattito sulla legge per le unioni civili.

Ce ne eravamo volutamente dimenticati. Per qualche giorno. Perché siamo tutti e tutte essere umani. E perché essere ottimisti e positivi è una gran bella cosa. Le vacanze al mare, i viaggi nei posti che hai sempre sognato…. ma invece no. La nostra cara Lorenzin ha pensato bene di ricordarci che in questo paese c’è chi vuole portare indietro le lancette dell’orologio a qualche decennio fa e che magari aspira a riempire le piazze sotto chissà quale balcone.

Ed è così che spunta dal nulla il “Fertility Day”. Diffuso grazie ad una campagna di comunicazione ideata, valutata e approvata, da chi pensa che gli uomini e le donne di questo paese siano tutti stupidi. “Oggetti” senza testa e senza cuore. Da indirizzare sui binari di quelle regole sociali che sono l’espressione più becera di maschilismo e sessismo.

La donna oggetto. La donna che è davvero donna solo se sa procreare e la famiglia tradizionale (possibilmente tutti bianchi, alti, biondi, belli e con gli occhi chiari), che fa da unico contenitore possibile di questa realtà.

Una miscela intollerabile e anacronistica di sessismo, classismo, snobismo, razzismo e omofobia.

In un solo istante si dà un calcio in faccia a tutte le donne che vorrebbero ma non possono (per mille motivi) essere madri. A tutti gli uomini che vorrebbero ma non possono (per mille motivi) essere padri.

Si ignorano, con presunzione e supponenza, le difficoltà economiche e lavorative con cui ogni giorno devono fare i conti molti, troppi, giovani di questo paese. Perché fare un figlio, cara Ministra, è una scelta di responsabilità non un capriccio o una corsa contro il tempo.

E come se non bastasse, si continua ad umiliare chi ha problemi di sterilità, in modo tale che chi è costretto ad accedere alle tecniche di fecondazione assistita se ne debba vergognare.

Il disegno è lampante: questo paese non deve fare passi avanti sulla strada della civiltà e del rispetto.

Troppo recente lo scontro in aula sui diritti civili, per non convincersi che ci sia un collegamento tra le due cose.

La lotta del movimento lgbt, che con orgoglio e determinazione pretende rispetto e riconoscimento dei diritti, non sta bene a chi vorrebbe che tutto resti bloccato secondo l’ordine “naturale delle cose” (per usare una espressione cara a chi si è opposto alla legge).

La forza dirompente delle storie di tanti gay, lesbiche, trans raccontate alla luce del sole. La realtà delle Famiglie Arcobaleno che, con le loro testimonianze, aiutano a dissolvere quell’alone di segreto, che spesso accompagna le coppie eterosessuali che accedono alle tecniche di fecondazione assistita.

Il classico scarica barile.

La reazione alla campagna è compatta. L’indignazione nel paese è diffusissima e ormai trasversale. Donne e uomini giovani e meno giovani di differenti estrazioni sociali e credo politico.

Ma nonostante tutto, la nostra Ministra sta sempre al suo posto. Perché in Italia quando sbagli qualcosa la colpa è sempre di qualcun altro. E per dare il buon esempio, l’ormai noto spettacolo italiano dal titolo “balletto sullo scarico di responsabilità”, stavolta si trasforma in un duetto con due protagonisti d’eccezione: Renzi e Lorenzin.

E per concludere, cara Ministra, ci dispiace metterla di fronte alla dura realtà. Siamo nel 2016. La strada è ormai segnata. La realtà delle nostre vite e la bellezza di tante storie, sia di coppie omosessuali che eterosessuali, scardinerà questo tentativo di riportarci indietro nel tempo.

I suoi figli ne saranno felici.

E ora faccia un bel regalo a tutti e tutte noi: cambi mestiere.

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