Fertility Day: una subdola omofobia?

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Ritirati gli opuscoli considerati razzisti e revocato l’incarico della direzione generale per la comunicazione all’ex funzionario del ministero, non resta che riflettere sul continuo flop, la campagna promossa dalla Lorenzin e bocciata dai media.

di Marta Mariani

Il Fertility Day si è dimostrato fin da subito un passo falso.

Regressivo più che progressivo sotto vari punti di vista, è stato non a torto criticato dai social e da molti quotidiani, dato che si è presentato, per lo più, come un elenco di stereotipi e di modelli strettamente convenzionali.

Esclusivo più che inclusivo, vuole incentivare alla procreazione ma, di fatto, discrimina. Esorta a fare figli e a farli in fretta, peraltro. Taglia fuori, così, in un solo slogan: le coppie eterosessuali fertili con difficoltà economiche (e quindi con degli scrupoli legati all’adeguato sostentamento dei figli); le coppie eterosessuali afflitte dalla sterilità e, magari, dai contemporanei desideri di genitorialità; le coppie omosessuali, le coppie queer, i single, e molte altre categorie che fortunatamente vivono maternità, paternità e genitorialità come argomenti delicati e sensibili.

C’è di più.

Il Fertility Day trascura una cosa non da poco, cioè: che genitorialità, procreazione e pratiche sessuali non sono cose equivalenti e coincidenti.

Contraccezione

Questa leggerezza (fondata forse su un equivoco, forse su uno strano perbenismo) non è affatto trascurabile, perché promuove e veicola l’omofobia. Poco importa se lo fa consapevolmente o suo malgrado.

Lo stesso Freud se ne era accorto già all’altezza dei Tre saggi sulla teoria sessuale. Nel 1905, infatti, aveva aperto la strada ad alcune preziose considerazioni, poi convalidate, sull’omofobia e sulla procreazione. Studi recenti confermano che l’omofobia è spesso causata da fantasie inconsce e angosciose riguardanti proprio le pratiche sessuali non procreative.

Ciò vuol dire, in poche parole, che siamo ancora oggi molto spaventati dalle nostre stesse libertà sessuali e fatichiamo a non giudicare negativamente le pratiche sessuali improduttive.

Il nostro inconscio tende al perbenismo? Ebbene sì. Il sesso serve a fare i figli. Così si esprime la gigantesca parte irrazionale della nostra psiche. Per questo tendiamo a bollare le nostre libertà sessuali, stigmatizzando la contraccezione, l’omosessualità e, in generale, tutti i piaceri sessuali non fecondi.

Ecco perché il Fertility Day suona come una campagna doppiamente regressiva e, per di più, fobica. Ecco perché, ancora, è importante che genitorialità e sessualità non siano sinonimi così vicini e intercambiabili.

Se è vero che, parafrasando la psicoanalisi, abbiamo paura della nostra stessa emancipazione, perché scegliere proprio gli slogan del Fertility Day? Perché escludere, non solo le persone LGBT, ma anche tutti gli eterosessuali in coppie stabili, durature, non sterili ma più emancipate sulla loro libido? Una domanda non scontata che va ad aggiungersi alle recenti perplessità sugli opuscoli appena ritirati.

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