Freud Chi? – Mia madre soffre d’ansia, se le dico che sono gay la ammazzo. Come faccio?

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rubrica freud chi madre con ansia e figlio gay
rubrica freud chi madre con ansia e figlio gay

Sono un ragazzo gay. Mia madre soffre di attacchi d’ansia talmente forti che ogni volta che è successo qualcosa di particolarmente intenso in famiglia è finita in ospedale quasi sul punto di morire. Tempo fa provai a dirle che sono gay. Anche lì ospedale. I miei fratelli non mi sostengono, ripudiano l’omosessualità. Dopo un po’ di tempo tutti hanno rimosso quanto avevo loro detto. Vivo in un’altra città eppure sento sulla pelle il peso di quel rifiuto. Io non me ne accorgo, anzi nella città in cui vivo quasi tutti sanno di me, tranne a lavoro, dove credo che la sfera privata non debba entrare. Ma alcuni miei amici mi rimproverano di vivere la mia natura come un delinquente e mi accusano di omofobia interiorizzata e di essere paranoico. Uno dei miei dilemmi è cosa fare con mia madre: se glielo dico l’ammazzo, se non glielo dico ne soffro. Grazie.

Non è facile affrontare la sua questione tramite un consulto online, con tutti i limiti che questo contesto comporta. Ad ogni modo ci sono alcuni aspetti da chiarire.

Il disturbo d’ansia di sua madre… è appunto un disturbo d’ansia. Chi ne soffre in maniera così forte spesso crede di morire, tanto da recarsi al Pronto Soccorso per paura di un infarto, ma si tratta di una lettura esagerata dei segnali provenienti dal proprio corpo. Gli attacchi di panico sono estremamente fastidiosi, talvolta disabilitanti, ma non portano alla morte.

Avete mai spinto vostra madre a farsi seguire per questi attacchi di panico così forti? Tenga presente che è un problema che si presenterebbe a prescindere dalla sua omosessualità. Qualsiasi notizia per lei negativa potrebbe causarle una crisi, quindi è il caso di farla riflettere sull’importanza di consultare uno specialista.

Nel suo caso sarebbe forse più opportuno ricominciare dai suoi fratelli, che a quanto dice “hanno rimosso quanto avevo loro detto”. Potrebbe valutare l’ipotesi di rifare un tentativo più deciso con loro, spiegando per bene i suoi bisogni e il suo stare male per questa situazione. Con il loro aiuto sicuramente sarebbe più semplice anche con sua madre.

Quando glie lo ha comunicato la prima volta, qual è stata la sua modalità? È stato deciso nel comunicare questo aspetto della sua vita? Chi è che ha “concesso” loro di rimuovere una cosa così importante? A fronte di un atteggiamento sbagliato da parte degli altri, dobbiamo sempre fare i conti con eventuali nostri atteggiamenti che, senza volerlo, possono alimentarli.

Infine, pensi anche al SUO benessere e ai SUOI bisogni. Da come scrive sembra stretto in una morsa, tra sua madre, i suoi fratelli che non la supportano e i suoi amici che la rimproverano. Essere attenti a cosa pensano gli altri è un aspetto positivo, ma se estremizzato rischia di farci perdere di vista quali sono le nostre necessità.

Le faccio i migliori auguri.

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