“Gay? Usiamo lanciafiamme” – Il prete sardo istiga all’omicidio dei gay

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di Andrea Miluzzo


Gay? Usiamo lanciafiamme!

prete omofoboSono le dichiarazioni shock di don Silvio Foddis, parroco di Arborea (Oristano), che oltre a costargli una denuncia per istigazione all’omicidio, sono costate al prete una clamorosa figuraccia, dato che il suo vescovo ha avuto modo di contraddirlo, svelando la mala fede, la stoltezza, la leggerezza e screditandolo pubblicamente, perché la foto postata su Facebook, contro cui il don avrebbe lanciato il suo anatema triviale invitando i “fedeli” ad usare il lanciafiamme contro i gay, niente ha a che vedere con le celebrazioni dell’orgoglio LGBT, ma è riconducibile a manifestazioni in sostegno del naturismo, di cui in Italia non c’è nemmeno l’ombra.

Quelle parole non possono passare sotto silenzio, né essere ignorate come chiacchiere da bar perché lui non è un semplice cittadino ma un prete a cui, purtroppo, è riconosciuta una funzione sociale di guida e di educazione

 dichiara Massimo Mele del MOS (Movimento Omosessuali Sardi) che annuncia la presentazione di una denuncia per istigazione all’omicidio. Mentre per Barbara Tetti, presidente del Movimento, si tratta di

un gravissimo atto di istigazione all’odio e alla violenza omicida

e chiede le scuse ufficiali dei vertici della chiesa locale

anche la Chiesa sarda, nella persona dell’arcivescovo di Oristano Ignazio Sanna, prenda al più presto provvedimenti contro il parroco di Arborea e dimostri così la sua estraneità ai deliri assassini e all’odio che troppo spesso registriamo dai suoi rappresentanti

prete omofobo 2Ma monsignor Ignazio Sanna, piuttosto che chiedere scusa e prendere le distanze dall’istigazione all’omicidio, minimizza l’accaduto e nel sito della diocesi viene pubblicato un comunicato stampa che parla di

reazione impulsiva e forte ad una foto di grande impatto e, a quanto pare, equivocata, in quanto fuori contesto, a sostegno della pratica del naturismo

Tuttavia  continua invitando al rispetto verso le persone LGBT e parlando di ferita alla sensibilità e alla dignità delle persone:

L’Arcivescovo coglie l’occasione per ribadire ed esortare sacerdoti e fedeli a nutrire il massimo rispetto verso tutte le persone, e, allo stesso tempo, invitarli a prestare attenzione a quanto viene detto eo si scrive sui social, per evitare, anche involontariamente, di ferire la sensibilità e la stessa dignità delle persone

Ricostruendo gli antefatti, dunque, il prete di Oristano – frequentatore fanatico dei soliti siti antigay che diffamano e diffondono miserevoli menzogne contro le persone gay, lesbiche, trans per fomentare un clima d’odio da guerra civile aizzando gli anziani per sfogare repressioni, infelicità e insoddisfazioni dei sobillatori – sarebbe caduto nel tranello degli omofobi che sono soliti pubblicare foto di nudo, di manifestazioni oltreoceano a favore del naturismo – che nulla hanno a che vedere coi Pride e con le rivendicazioni dei diritti – e l’avrebbe postata su Facebook spacciandola come foto di un Pride, vomitandoci sopra il suo odio e sfogando le sue pulsioni più basse e triviali.

Arrivano invece le scuse del prete e oggi, nella sua bacheca, del post non c’è più traccia.prete omofobo

Noi ci chiediamo con che coraggio riesca a tenere fra le mani l’eucarestia senza vergognarsi. Senza pensare che gente come lui non solo è una sconfitta per l’umanità, ma una vergogna e una sconfitta per Dio, per la Chiesa e per i veri credenti.

E ne approfittiamo per raccomandare al don che, prima di gloriarsi di aver fatto il primo passo (anche se non si capisce chi e perché avrebbe dovuto fare altri passi), dovrebbe ricordarsi che è inconcepibile per un cristiano istigare a usare un lanciafiamme contro qualcuno. E, poi, lasci al diavolo queste porcherie da bocca consacrata al demonio e si consacri all’accoglienza e all’inclusione di tutti, rinnegando il fanatismo.

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