Il Coming out di un prete col vescovo e la scomunica del Vaticano

0
9257
L'eretico Blog di don Mario Bonfanti
L'eretico Blog di don Mario Bonfanti

Mario Bonfanti racconta i suoi continui coming out: “Quando al Vescovo Tettamanzi subentrò Scola, i miei “coming out” sui diversi temi irritarono il Palazzo. Venni lincenziato in tronco. E il Vaticano rincarò la dose, sollecitando l’avvio di un processo canonico contro di me. Quale era l’accusa? Appoggiavo movimenti LGBT ed ero dichiaratamente gay”. Buon Coming Out Day a tutte e a tutti.


L’11 ottobre ricorre il Coming out Day.

Nel 2012 scelsi apposta questa ricorrenza per comunicare ufficialmente al vescovo che uscivo dalla Chiesa Cattolica: fu uno dei tanti miei “coming out”.

Sì perchè se il coming out è un atto di coraggio in cui una persona LGBT+ dichiara pubblicamente una volta per tutte la propria identità e orientamento sessuali. A volte è un evento ripetuto in diversi contesti o a più riprese per svelare parti sempre più intime di sè. E per me è stato proprio così.

Che io fossi gay lo sapevo dalle elementari, e per me era naturale. Anche “giocare” con alcuni amici mi sembrava completamente normale.

Poi dalla preadolescenza sono sorti in me interrogativi e dubbi. Ho, dunque, “confessato” questo mio orientamento senza mai celarlo o tenerlo nascosto come scheletro nell’armadio. E questa mia trasparenza mi ha sempre creato problemi con le gerarchie ecclesiastiche.

Probabilmente nel “confessarmi” gay cercavo un confronto, un aiuto a capirmi, una mano anche verso una piena accoglienza del mio essere nato così.

Accettazione che per la prima volta trovai con un medico sardo (divenuto poi il mio primo compagno). Mi aveva rivelato che l’omosessulaità non era una patologia o un problema, ma una normale variante dell’essere umano.

Poi un anziano monaco benedettino mi “impose” di aggiungere la seguente dicitura nelle tradizionali preghiere del mattino: “ti ringrazio di avermi creato e fatto gay”.

Una vera rivoluzione nella mia fede di giovane ventenne!

Poi ricordo, ora con un dolce sorriso, la mia carissima amica (innamorata di me) che, forse per mettersi il cuore in pace una volta per tutte, mi aveva organizzato un colloquio con uno psicologo famoso nell’ambito universitario di Milano, suo amico, il quale mi confermava che sicuramente ero gay dalla nascita.

Che liberazione anche quella conferma!

Un altro coming out avvenne con il vescovo della Sardegna, quando dovetti emigrare per diventare prete, perché a Milano non la mia omosessualtià non era benaccetta. Al primo incontro col vescovo sardo, gli dissi: “Eccellenza, sappia che io sono gay”. E lui candidamente rispose: “Per me che tu sia omo o etero non cambia nulla”. Frase che mi lasciava di stucco e molto rassicurato (non me l’aspettavo).

Però fare coming out non mi ha portato sempre bene.

Per esempio quando il vescovo che mi ordinò prete andò in pensione, il nuovo, non appena arrivò al suo orecchio la voce che ero gay, decise di inviarmi a Trento per sottopormi alle terapie riparative. Mi infuriai e mi opposi con decisione. E, per questo, con grande dolore, dovetti “fuggire” dalla Sardegna e rifugiare a casa dai miei.

Reinseritomi in diocesi di Milano, quando al Vescovo Tettamanzi subentrò Scola, i miei “coming out” sui diversi temi irritarono il Palazzo. Venni lincenziato in tronco. E il Vaticano rincarò la dose, sollecitando l’avvio di un processo canonico contro di me. Quale era l’accusa? Appoggiavo movimenti LGBT ed ero dichiaratamente gay. Rimasi sconvolto da tanta violenza!

A quel punto che senso aveva per me stare dentro una chiesa nella quale non c’era spazio per il mio essere gay? Già da tempo stavo pensando di andarmene e quella fu la “spallata” decisiva. Così l’11 ottobre 2012 con fierezza e a testa alta ho fatto il mio “coming out ecclesiale” e sono uscito definitivamente dall’armadio della chiesa cattolica, sapendo che l’avrei pagata. E infatti venni scomunicato e si fece “terra bruciata” attorno a me.

Ed ora?

Ora sono ancora prete ma in una chiesa (la Metropolitan Community Chuches) dove sono benaccolto come persona LGBT+ e il coming out è considerato “un sacramento”: un momento sacro di passaggio nella propria vita (come il battesimo) una scelta di vita autentica e responsabile (come nella cresima) al servizio della comune causa dei diritti di tutti (come l’ordinazione sacerdotale).

Ma il mio percorso non si è fermato. Anche ora sto facendo diversi coming out: innantitutto da un modello binaristico (maschio-femmina, omo-etero) per passare ad una idendità più gender fluid (ora infatti preferisco dirmi “queer”). Poi sto abbandonando una spiritualità gerarchica (dove il prete governa e guida pastoralmente le sue pecore) per essere con e come gli altri (non a caso la mia comunità si chiama “Il Cerchio”). Sto anche passando dalla religione (anche cristiana) a una spiritualità universale. E infine sto svelando sempre più spesso una parte molto intima e vulnerabile di me: è il mio essere slave in una relazione BDSM. Una relazione che è anche il cammino spirituale a me più consono in questo momento. E tutti questi coming out mi rendono sempre più solido e profondamente felice.

Nella mia esperienza, dunque, non c’è stato un solo momento in cui, una volta per tutte, ho svelato pubblicamente la mia identità (anche perché fluida e in divenire). La mia è stata ed è una continua esperienza di coming out, in cui pian piano scopro me stesso. Sia nel senso che mi conosco e mi accolgo sempre più a fondo. Sia nel senso che mi racconto e dono agli altri nella mia vulnerabilità. E ogni volta per me è sempre un evento di liberazione e integrazione profonda. Un vero sacramemento: un momento divino!

Buon coming out day a tutti!

Facebook Commenti

commenti

CONDIVIDI
Articolo precedenteComing out day, quando dichiararsi è un “sacramento”
Articolo successivoSindaca del Carroccio sposa due gay. La Lega la vuole fuori dal partito
Don Mario Bonfanti
Mario Bonfanti, prete queer, uscito dalla chiesa cattolica l'11 ottobre 2012 (Giornata internazionale del coming out) per essere liberamente e autenticamente se stesso come persona profondamente spirituale e intensamente sessuale insieme. Ora appartiene alla MCC (Metropolitan Community Church) un movimento cristiano mondiale inclusivo verso tutti (etero e LGBTIQA persons, cristiani e appartenenti ad altre religioni, credenti, agnostici, atei) che si batte per i diritti di tutte e tutti. Guida "Il Cerchio", una comunità di ricerca spirituale libera e liberante, che s'impegna a diffondere il messaggio di giustizia, amore universale e rispetto. Libero professionista in ambito di crescita personale è life coach, mediatore familiare, Master Practitioner in PNL, leader di Yoga della Risata e formatore indipendente di Comunicazione Nonviolenta. Da anni si impegna per i diritti umani nel mondo e sul territorio per una cultura che superi sessuofobia, omobitransfobia, misoginia. Attualmente ha una relazione BDSM e si batte per sdoganare i tabù della nostra cultura e per cogliere la spiritualità insita nella sessualità umana.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

sedici − 14 =