Il papa del “chi sono io per giudicare” dice in faccia a Stefanini di rifiutarlo perché gay

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Francesco incontra Laurent Stefanini, ambasciatore francese in pectore presso la Santa Sede: “Niente contro di lei”, ma essendo gay non è gradito.


Aggiornamento 12 ottobre 2015: Dopo uno stallo durato mesi la ‪‎Francia‬ ritira l'ambasciatore in Vaticano. Stefanini, fa sapere il presidente François Hollande, ha la massima competenza per quel ruolo e un curriculum prestigioso e non verranno fatte altre nomine; se alVaticano‬ non va bene la nomina di Stefanini perché ‪‎gay‬, la sede dell'ambasciata rimarrà vacante, almeno fino alla fine del mandato presidenziale, nel 2017. Insomma, come a parafrasare il primo comandamento, Hollande sembra dire a Francesco: "Non avrai altro ambasciatore all'infuori di Stefanini"

di Andrea Miluzzo.

Adesso, gran parte dei media italiani e dei giornalisti che hanno straricamato sulle affermazioni del papa che avrebbe “aperto ai gay”, strumentalizzando quel fuori onda da corridoio e proiettando i loro nobili sogni di un papa più umano nella persona sbagliata, dovrebbero chiedere scusa, o quantomeno ammettere di aver idealizzato la realtà, facendo la cronaca sull’Isola “felice” che non c’è, almeno per tutti i reietti dall’ecclesia tradizionalista della teologia del disgusto.

Tratto da "La Nazione" di oggi 22 aprile
Tratto da “La Nazione” di oggi 22 aprile

Si è svolto sabato un incontro in Vaticano tra Francesco e Laurent Stefanini, ambasciatore francese in pectore scelto dal presidente François Hollande per rappresentare la Francia presso la Santa Sede.

L’impasse si è creata in quanto il diplomatico è notoriamente gayper esagerare, ha osato addirittura rifiutare cilicio e saio stracciato da pubblico penitente e, come se non bastasse, magari spera di sposare l’uomo che ama, come gli consente la legge sul matrimonio egualitario recentemente approvata in Francia. Un durissimo affronto, la felicità umana, per la Santa Sede.

Tratto da "La Nazione" di oggi 22 aprile
Tratto da “La Nazione” di oggi 22 aprile

L’emittente BFM-TV riferisce che una fonte dell’Eliseo ha smentito le indiscrezioni di stampa secondo cui Parigi starebbe cercando un sostituto dopo il rifiuto del Vaticano di accreditare Stefanini presso la Santa Sede e che Laurent Stefanini gode ancora del pieno sostegno del Presidente.

Nelle anticipazioni del settimanale satirico francese “Le Canard Enchainé”, già riprese da diversi media francesi, tra cui il sito internet del quotidiano “Le Figaro”, si legge che Laurent Stefanini «è stato ricevuto sabato dal Papa in persona, che gli ha confermato il suo rifiuto di dargli il gradimento».

Colpo di scena, dunque, per tutti coloro che vedono in Francesco un innovatore buono e progressista, intrappolato fra le grinfie di un manipolo di vecchi cardinali crudeli, lobbisti e conservatori.

Tratto da "La Nazione" di oggi 22 aprile
Tratto da “La Nazione” di oggi 22 aprile

Colpo di scena. Questa volta il famoso pollice in su del simpatico papa della porta accanto ha ruotato in senso antiorario e ha emesso la dura sentenza, guardando in faccia Stefanini: “Per me è no!”.

Altro che “Chi sono io per giudicare”! Stavolta Francesco ha giudicato eccome. E ciò sorprende, non perché testimonia un cambiamento d’opinione del papa, ma perché sconvolge la rappresentazione che commentatori e gente comune hanno fornito delle celebri e strabusate parole in aereo, ignorando il vero significato della frase che precede quella estrapolazione e che enuclea la condizione vincolante per essere accolti nella chiesa, ovvero: “Se uno è gay e cerca il Signore”. Questa incidentale, infatti, racchiude, senza mettere in discussione, tutte le condizioni stranote sine qua non la cacciata a calci in culo dalla comunità ecclesiastica è inevitabile. Vale a dire: richiesta di guarigione al buon Dio come in preda a una grave malattia invalidante (attraverso sedute di lavaggio del cervello, rigorosamente a pagamento, condotte da lucratori, esaltati, santoni, ex gay che continuano a cercare sesso senza amore nelle chat gay, psicologi radiati dagli ODP); castità; ravvedimento; autocolpevolizzazione, rinuncia all’affettività e al pieno esercizio della sessualità e, secondo i più retrò, magari, cilicio penitenziale 6 volte al giorno, prima e dopo i pasti principali (parola d’esorcista).

Cercare il Signore, come condizione della sospensione del giudizio e dell’accoglienza, significa rifiutare felicità, matrimonio, aspirazione alla vita coniugale e familiare, rinunciare ai privilegi eterosessuali, disprezzare la propria sessualità. Significa convincersi della propria anormalità, di essere in preda a istinti demoniaci, di abbracciare la croce di Cristo, eventualmente fino a morirne, scegliendo di reprimere il proprio orientamento sessuale nella mortificazione dei sentimenti, della sfera sessuale e della dignità umana. Significa rifiutare la scienza per abbracciare un’ideologia antiscientifica che fa soffrire l’uomo e che spesso lo conduce al suicidio, definendo innaturale il naturale.

Extra omnes, quindi, almeno allo stato attuale, anche da Francesco.

Extra omnes a tutti i figliastri di Dio.

Extra omnes a tutti i divorziati, i conviventi, le donne (ritenute indegne di ricevere il sacramento dell’ordinazione sacerdotale e di svolgere il ministero di Cristo), i suicidi, gli omosessuali, le trans, i trans. Sovvertitori dell’ordine del creato stabilito da Dio. Ordine in cui però, diciamolo, secondo l’Antico Testamento rientrerebbero anche la schiavitù degli esseri umani, la guerra santa ordinata da Dio, la pena di morte per i peccatori, la lapidazione, altre pratiche disumane di tortura, l’inferiorità della donna e rigidi vincoli di genere per cui una femmina non dovrebbe aspirare ad altro che a partorire con dolore, come ordinerebbe Dio nel capitolo 3 della Genesi (vv. 16-17), senza nemmeno sognare di fare alcun lavoro, prerogativa esclusiva del genere maschile: altro che parità di genere.

Extra omnes dalla natura, dalla normalità, dal progetto di Dio.

Proprio di quel Dio di cui il Vaticano non ha capito proprio niente.

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