Il mio migliore amico si è suicidato per omofobia: “Adesso vado al posto suo ai Gay Pride coi miei figli”. L’intervista

0
1011
Il suo amico si è suicidato per omofobia. Adesso Rita è ogni anno al Gay pride di Reggio Calabria con la sua maglietta e i figli.
Il suo amico si è suicidato per omofobia. Adesso Rita gli fa rivivere ogni anno il Gay pride di Reggio Calabria indossando la sua maglietta e accompagnata dai suoi figli.
Il suo amico si è suicidato per omofobia. Rita al Gay pride di Reggio Calabria col figlio al Gay pride
Rita al Gay pride di Reggio Calabria col suo bellissimo figlio.

Intervista di Flavia Viglione.

“Ora le sue lotte sono le mie. Al Pride di Reggio avevo la sua maglietta. Volevo che ci fosse, che vedesse e gioisse dei piccoli passi in avanti che la nostra città compie. Avrei voluto che avesse capito che anche qui era possibile, solo ci voleva più tempo…”. Il suo migliore amico si è suicidato per omofobia. Adesso Rita gli fa rivivere ogni anno il Gay pride di Reggio Calabria indossando la sua maglietta, accompagnata dai suoi figli e sostenuta dal compagno. LGBT News Italia l’ha intervistata.


È stata l’immagine più tenera del Gay pride di Reggio Calabra 2015: una mamma bellissima con una corona di fiori colorati e il suo bambino in braccio. Abbiamo cercato di saperne di più e abbiamo scoperto, dietro quel sorriso raggiante, una storia struggente che vogliamo raccontarvi. Un amico, che chiamava fratello, distrutto e ridotto pelle e ossa dal cancro dell’omofobia e della vergogna che non lascia scampo alle famiglie e alla società. Il verme della depressione stroncato con un colpo di pistola. Lei adesso non perde un solo Pride, proprio in uno dei territori d’Italia più ostili all’amore in tutte le sue forme. Così, come a far rivivere la presenza di lui in quella piazza e dimostrare pubblicamente che la lotta per i diritti LGBT appartiene a tutti gli eterosessuali; nell’amara consolazione che il ricordo di quel sacrificio possa salvare qualche altra povera vita persa nel pozzo della disperazione familiare, perché le famiglie capiscano che non esiste alcun giudizio della gente che conti più di un abbraccio a tuo figlio quando ha più bisogno di te e vorrebbe sentirsi dire: “Ti ho messo al mondo e ti amo, perché non può esserci nulla di esterno fra noi e te che possa impedirci di amarti comunque tu sia e ovunque tu sia”.

Rita il suo bambino e il marito. Al Gay Pride nel ricordo di un suicidio per omofobia
La splendida famiglia di Rita. Fra i cuori più belli del Gay Pride di Reggio Calabria.

Come mai un impegno così forte per i diritti LGBT?

L’impegno per la causa LGBT non ha una storia particolare, è un sentimento di partecipazione alla lotta per l’uguaglianza che ho anche nei confronti di altre minoranze e che ricordo di aver provato già da piccolissima. Empatia verso chi era vittima di soprusi o ingiustizie di varia natura ed entità, dal gruppo di bulletti alle violenze sugli animali. Dovevo intervenire in qualche modo e credo che tutto questo sia solo cresciuto con me.

Cosa è successo al tuo amico?

La storia del mio amico è una storia di ordinaria tristezza…come lui tanti ragazzi sono stati minati nel profondo dalla discriminazione, dalla mancanza di accettazione, dall’esclusione, dall’allontanamento, tutte cose che spingono chiunque sia dotato di una sensibilità fuori dal comune e una fragilità interiore a sgretolarsi lentamente. Questo è accaduto: trauma dopo trauma perdeva un po’ di se stesso, colpo dopo colpo un po’ della sua gioia di vivere (e vi assicuro che ne aveva da vendere). Era lui l’anima della festa, il burlone, il compagnone, sorriso e battuta sempre pronti. Si parlava di mentalità, era arrabbiato e ferito da ignoranza e tentativi di omologazione, voleva distinguersi, esprimersi in tutte le sfaccettature della sua complessa personalità. Il non venire compreso però lo alienava ogni volta. Ho assistito a scontri di idee e battaglie per il rispetto, non si tirava indietro mai, poi però partiva per Paesi lontani e più tolleranti alla ricerca della sua libertà, ma quello spazio avrebbe voluto averlo qui nella sua terra, a casa sua. Tornava sempre ma le sue ‘fughe’ non cancellavano i problemi che lo stancavano sempre più, la ribellione veniva sostituita dalla rassegnazione nelle continue discussioni. Era demoralizzato e sfiduciato. Ci si consolava confidandoci, aveva sollievo a sentirsi capito. Io in realtà non faticavo a capire lui, ma le persone con cui aveva a che fare che lo ferivano di continuo. Venne ad abitare con la mia famiglia e diceva di sentirsi bene con noi. Si usciva, giocava con la mia bimba, ma arrivarono altri duri colpi. Poi l’ennesima partenza, stava per nascere la mia secondogenita e lui partiva per la Spagna con la promessa di ritrovarci tutti dopo un paio di mesi. Non andò bene, l’ennesimo trauma e smise di mangiare e parlare. Ricoverato in una clinica del luogo, l’hanno riportato qui che era l’ombra di sé stesso. Depressione e schizofrenia, dicevano i dottori, e lo imbottivano di farmaci che facevano peggio. Tutti abbiamo provato di tutto. Tutto inutile. Due anni di tristezza, di speranze, di tentativi. In due anni c’ha provato due volte a farla finita. E alla fine un colpo di pistola ha segnato la fine della sua vita, della sua sofferenza e l’inizio della mia. Era fragile come il cristallo ma è stato provato come la roccia dalla vita..troppo duramente. Come il cristallo è andato in pezzi e io ancora non posso accettarlo. Ora le sue lotte sono le mie. Al Pride di Reggio avevo la sua maglietta. Volevo che ci fosse, che vedesse e gioisse dei piccoli passi in avanti che la nostra città compie. Avrei voluto che avesse capito che anche qui era possibile, solo ci voleva più tempo…

Come ha fatto a procurarsi una pistola?

Come ha fatto non è stato accertato ufficialmente, le indagini sono state sommarie e frettolose.

Abbiamo parlato con tante persone, in Calabria emerge un quadro di omofobia davvero spaventoso e a nostro avviso peggiore di quello di qualsiasi altra regione. È davvero così? Dove rintracceresti le cause?

È così purtroppo, ma la situazione sembra migliorare. Le cause vanno cercate all’interno delle famiglie e dei gruppi religiosi (che, bisogna dirlo, con Dio non hanno niente a che fare). I padri qui sono molto inquadrati nella figura di uomo-macho, anche piuttosto duro, anziché in quella di padre affettuoso e amorevole. A loro volta sono stati educati così. Poi ho sentito con le mie orecchie fanatici religiosi affermare che le persone omosessuali sono contro Dio e che finiscono per ammalarsi di depressione proprio per questo. Non puoi immaginare come queste parole siano devastanti per una psiche giovane o fragile ed è allora che diventa fondamentale il sostegno della famiglia.

Rita e la sua famiglia: Solo figli gay friendly
Dalla splendida famiglia di Rita una promessa e un impegno: “Solo figli gay friendly”

Pensi che siano molte le persone eterosessuali che portano avanti un impegno e un interesse forte come il tuo?

Non so quante persone ‘esterne’ si impegnino nella causa, sono a conoscenza di qualcun altro che lo fa come il mio compagno e alcuni amici. E spero che ce ne siano più di quanti immagini e che le campagne di sensibilizzazione le faccia aumentare sempre di più.

Cosa diresti alle persone non direttamente interessate alla questione dei diritti LGBT per far capire quanto sia fondamentale che ci diano il loro sostegno?

Credo che sia molto importante che chiunque, di qualsiasi orientamento sessuale, scenda in piazza, si esponga e prenda parte alla causa, semplicemente perché è giusta, non perché è la propria. Queste storie dovrebbero indignare e offendere chiunque poi pretende di essere definito essere umano. Chiunque dovrebbe voler vedere finire questo capitolo di sofferenza gratuita e inutile e iniziare a rispettare le differenze fra individui che non fanno altro che arricchire invece di spingere questi ragazzi al disprezzo di sé e all’autodistruzione. La morte per suicidio di uno di noi è il nostro fallimento come società. Come comunità.

Famiglia di Mamma e papà al Pride dopo il suicidio per omofobia
Da una famiglia “tradizionale”, con Mamma e papà la promessa è mantenuta: “Solo figli gay friendly”

Continuo ad avere la speranza che il mondo possa diventare un mondo migliore. Ho tre figli e il mio impegno è soprattutto rivolto nell’educare loro al rispetto e all’amore, cosicché la catena continui…

Se qualcuno dei tuoi figli da grande ti confidasse di essere omosessuale. Come reagiresti?

Se uno dei miei figli mi dicesse di essere omosessuale gli starei più vicina, accertandomi che sia sicura o sicuro di avere il sostegno, la comprensione e l’amore di sua madre in ogni scelta e in ogni difficoltà. Gli direi solo di cercare la sua felicità ovunque la trovi, di difendere l’amore in ogni sua forma e di non cercare per forza comprensione o rispetto dove non può trovarlo, ma di pretendere la libertà di essere ciò che vuole essere. Sempre!

Facebook Commenti

commenti

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

3 × 2 =