Anche l’Irlanda dice Sì al matrimonio gay col referendum. E scoppia la festa

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muro dublino

Finalmente al voto. Il mondo cambia. Tanti Irlandesi hanno partecipato al referendum per la confermazione o l’abrogazione della legge sul matrimonio egualitario (volgarmente detto matrimonio gay) e hanno detto sì. Siamo stati in contatto tutta la notte con Italiani residenti a Dublino. E già per le strade della capitale irlandese si respira aria di festa fra i tantissimi giovani rientrati apposta per votare da tutto il mondo. Alle 12:00 primi dati ufficiali. Ma per tutta l’Irlanda è già una giornata storica. Il risultato è scontato.  I giovani sono stati determinanti. Hanno voluto il cambiamento.  E fra quelli rientrati molte sono le coppie scappate via per cercare ambienti meno omofobi.

Ovviamente il divario di età fra i sì e i no è scontato: i giovani, sentinelle del cambiamento, sono stati determinanti per la vittoria, i più anziani e tradizionalisti hanno votato no.

La Bbc riferisce che il ministro della sanità, gay dichiarato, parlando del conteggio di Dublino, ha detto all’emittente irlandese RTE che circa il 75% dei voti erano per il sì.

Alcuni attivisti antigay, promotori del no, hanno già ammesso la sconfitta.

«È ovviamente una vittoria molto impressionante per il lato del sì – ha dichiarato David Quinn dell’Istituto Iona, gruppo cattolico – c’è una certa quantità di delusione, ma sono filosofico per il risultato. È stata e sempre sarà una battaglia in salita. Ci sono state molte meno organizzazioni dalla parte del no, mentre tutti i principali partiti politici sono stati allineati sul lato del sì. Per la prima volta anche grandi aziende sono intervenute nel dibattito dichiarandosi per il sì».

Di sicuro a rendere impresentabile la voce della Chiesa, e per niente autorevole in materia morale, sono stati i recenti scandali sulla pedofilia, fra figli di preti scoperti un po’ qua e un po’ là, la doppia vita dei preti fra attivismo antigay e locali notturni per gay e un vescovo che copre un abuso di qua e un cardinale che copre un abuso di là. Così, anche i cattolici e la chiesa si sono divisi nel voto. Fabio Cavalera, in un articolo al Corriere scriveva che il sacerdote Iggy O’Donovan aveva annunciato di votare sì «nel rispetto della libertà di altri che sono diversi da noi» e che Padre Sean McDonagh, dell’Associazione dei Preti, spiegava che la Chiesa «può riguadagnare una posizione di autorità se si mette al passo del mondo moderno»

Per l’associazione Noi siamo la Chiesa: «non si distrugge l’istituzione del matrimonio e della famiglia ma la si rafforza».

Se la cattolicissima Irlanda ce l’ha fatta, anche l’Italia può farcela, se la politica smette di impantanarsi in beghe ideologiche senza fine.

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