Italiani! Nessuno ci insegni a prenderlo nel culo!

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di Andrea Miluzzo.

La politica continua a promettere di cambiare la Costituzione per ammodernare il Paese, con spavalderia e senza consultare gli Italiani che ormai subiscono classe dirigente, arroganze e abusi, con assuefazione standard, continuamente compiaciuti d’aver scampato il peggio, evadendo nell’Arcadia degli stadi, riciclando, per risparmiare, il drink della discoteca messo in tasca la sera prima e i petardi non esplosi di un malinconico capodanno, per rompere il setto a qualcuno, sfogando infelicità.

Ma gli Italiani generalmente subiscono con un’allegria e un’eleganza che dovremmo insegnare agli europei e ai gay iraniani. Non solo. Il linciaggio di qualcuno, del capro espiatorio, è l’unico movente d’aggregazione che riesce a farci far rete per protestare contro qualcosa, che generalmente è un malessere interiore.

Organizzati in diligenti e impeccabili schiere coreane (più o meno come quelle che entusiasmavano Razzi), guidati dai vessilli e dalle fragranze degli incensi dei vassalli dell’informazione, muovono incessantemente in pellegrinaggio per l’ossequio e l’omaggio al signorotto corrotto, che non vuoi contraddire, se vuoi portare il pane a casa e che non puoi contraddire, perché, in fondo in fondo, pensi: “Al posto suo farei lo stesso, se non di peggio”. Peregrinano e spiegano le lingue senza fine, come in una sorta di contrappasso per l’immobilità mentale che ebbero in vita, anche se, in realtà, pare respirino ancora.

E se uno come Fedez – l’unico affrescato di sua spontanea volontà, sfuggito al marchio a fuoco d’iniziazione per l’impianto del microchip dei servi – osa disertare le righe dell’adulazione dei potenti, la classe dei vecchi volponi, dai microfoni del Parlamento, ordina di giustiziarlo alle colonne dei giornali e di sfoderare contro il suo ardire, dotte filippiche, o più volgarmente, vili ingiurie, scherni spacconi, insulti e invettive, che, come al suono di un corno di guerra, liberano bande di sguatteri, sguainati e sguinzagliati all’occorrenza, contro chi osi contrastare questo redditizio equilibrio stabilito a colpi di vaselina.

Mi ha fatto pena l’amarezza degli occhi di Fedez, ma quella pena buona. Mi fa pena anche chi cerca d’arrogarsi il diritto di stabilire che dalla definizione di cantante vada esclusa per statuto la declinazione di pensatore, o d’intellettuale, ma in questo caso è una pena cattiva. “Faccia il cantante” sbraitano risentiti.

Suggerirei anch’io a Fedez di fare il cantante, ci sto, ma a costo che venga tolto a voi il diritto di voto e di parola perché, se voi aveste ragione, allora sarei legittimato anch’io ad arrogarmi il diritto di stabilire che dalla definizione di cretino debba essere esclusa per statuto la declinazione di opinionista, o di censore di Stato.

Un’amarezza che mi ha indignato, perché in quegli occhi, in quel procedere mesto di parole, ho visto gli occhi di un’intera generazione di giovani snobbati e umiliati da una casta d’inarrivabili veterani del giornalismo e della politica, chiusa a riccio nel crogiolio d’allori di quel successo, raggiunto troppo spesso per grazia ricevuta.

Ormai, a celebrare il funerale della terza repubblica è la rivoluzione della politica dei fan, che l’italiano medio ama correggere in fans, per sentirsi più fico. Le riserve di vaselina nei supermercati son finite e la sua industria fa affari d’oro, nel Paese in cui la più grande delle virtù teologali insegnate dal Vaticano è l’ipocrisia.

Giustamente, nessuno grida mai allo scandalo se non per i motivi sbagliati, in questa misera Italia di puttane (con sommo rispetto per le prostitute che hanno certamente più dignità di certi uomini in papillon), in questa enorme casa chiusa dilaniata dall’arrampicamento sociale, dall’hobby della delinquenza impunita, dal derby fra chi ha la lingua più lunga e gocciolante (misurazioni in diretta con tanto di righello a cura di Bruno Vespa: fa audience), in questo postribolo maleodorante d’istinto sfrenato di sopravvivere malgrado l’Altro e di ostriche andate a male, condannate ad aggrapparsi alla mutanda del potente di turno per non lasciarsi sbattere dalle correnti. Nell’Italia degli inchini degli atei devoti, che versano le lacrime di finti pentimenti sulla gonna dell’alto prelato di turno, che ha fatto affari d’oro con la mafia, pensando: ‘scagli la prima pietra’ chi non ha mai fatto un inchino a un boss.

Nessuno paventa incostituzionalità manifeste, nessuno grida all’impossibilità di aggiornare la Costituzione sulla base di esigenze di modernità. E questo è giusto. Anche se vorrebbero far passare chi è contrario a queste riforme come un conservatore che ripugna l’esigenza d’ammodernamento del Paese e non piuttosto come uno che è contrario a cambiare per semplice sfizio. Tutti d’accordo, dunque, con le esigenze di modernità, perché siano miglioramenti e non peggioramenti pericolosi. Tutti d’accordo, almeno fin quando non si toccano certi interessi di lobby vaticane e di speculatori antigay di professione, a tempo pieno.

La politica potrebbe apprestarsi ad approvare il matrimonio egualitario (volgarmente matrimonio gay, fattibile in poche settimane, con decreto del Governo), ma gli oppositori griderebbero all’incostituzionalità e allo scandalo qualora risultasse necessario (non è detto che lo sia) cambiare la Costituzione in tal senso.

Qualcosa non torna: due pesi e due misure? Pregiudizi? Scappatoie per nascondere omofobia di fondo? Omofobia pubblica di facciata per nascondere eiaculazioni segrete dei politici nelle saune gay? Alibi?

La politica sia più onesta e porti argomentazioni valide e di spessore culturale, se ne ha. Se invece dobbiamo buttarla in caciara e in gossip, allora accordiamoci per bypassare le regole. Si potrebbe partire, ad esempio, dalla rinegoziazione di quel tacito accordo con quella esigua parte della comunità LGBT che è connivente con l’omofobia dei partiti. Giochiamo sporco come voi, se ce lo chiederete. Se userete l’argomento dei nostri orgasmi privati, per negarci dei diritti che voi avete e che ci spettano come umani, e non come lobby, sono pronto anch’io a parlare degli omofobi di Stato, trovati nelle saune e nei battuage. Di certo finiti sotto la gonna del prete sbagliato.

Quanto a me, l’unica cosa che rinnegherò di questo articolo, quando avendolo pubblicato me ne sarò già pentito, sarà l’uso dei  forestierismi.

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